Esercito Italiano: 157 anni accanto agli Italiani

Dossier Esercito Italiano

<<Caro papà, caro marito, figlio mio adorato, sono ormai settimane che non riceviamo i tuoi scritti. Qui tutto bene. Ti pensiamo sempre. Le nostre preghiere sono per te e per tutti i nostri valorosi soldati. I giornali scrivono di come dal Piave al Grappa abbiate fermato l’invasore. Io ti penso lì tra il fango ed il freddo. Ognuno di noi sa che state facendo uno sforzo sovraumano per il bene della nostra amata Patria. Oggi è arrivata la prima lettera di Luigino. Tu ci pensi papà: fino a ieri correva per strada con i pantaloncini corti ed ora è li con i ragazzi ad aiutare voi, i veterani. Caro papà, siamo fieri di voi. E ci manchi>>.

Gli anni della “Grande Guerra” vedono i soldati italiani immolarsi con sacrificio, scrivendo con il loro sangue la parola “vittoria”. È il 4 novembre 1918 alle ore 12 quando il Comandante Supremo del Regio Esercito, il generale Armando Diaz, sul bollettino n.1268 scrive che la guerra contro l’Austria-Ungheria è vinta. Per 41 mesi molte donne, mamme, figlie e mogli sopportano le assenze con patriottico entusiasmo e con dignità. Ed accettano in silenzio, il dolore del mancato ritorno.

Quest’anno tra l’altro ricorre il centenario della vittoria del primo conflitto mondiale, in cui l’Esercito Italiano ha dato prova di incrollabile avversione. Questo il filo conduttore dell’evento.

Inferiore per numero e per mezzi, inizia la gigantesca battaglia il 24 maggio 1915, che conduce con fede incrollabile e tenace valore, ininterrottamente fino all’Armistizio dell’11novembre 1918.

Con il 157°anno della Costituzione dell’Esercito Italiano si celebra l’esercito degli italiani, presso l’Ippodromo Militare Generale “Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto.

La brigata di formazione, schierata, è costituita d 2 reggimenti in Armi per un totale di 700 uomini e donne, che simboleggiano tutte le Armi, le Specialità e i Corpi di questa plurisecolare istituzione. Il primo reggimento è formato da una compagnia di allievi delle Scuole Militari “Nunziatella” e “Teulié”, da una compagnia del 1°reggimento Granatieri di Sardegna in grande uniforme di rappresentanza. Ancora da uno squadrone del reggimento “Lancieri” di Montebello in grande uniforme di rappresentanza. Da una compagnia di formazione su due plotoni del 1°reggimento Aves e da un plotone del 4°reggimento Carri.

Il 2° reggimento composto da quattro compagnie: una compagnia di formazione su due plotoni del 185° reggimento artiglieria paracadutisti “Folgore” ed un plotone del reggimento Lagunari “Serenissima”. In schieramento c’è anche una compagnia di formazione su tre plotoni del 9°reggimento alpini, una compagnia di formazione su un plotone del 6°reggimento Genio Pionieri. Ed infine un plotone dell’11°reggimento Trasmissione, un plotone della Scuola Trasporti e Materiali, una compagnia del 1°reggimento Bersaglieri. Assume il comando dello schieramento della brigata di formazione, il comandante della Brigata Granatieri di Sardegna, generale Paolo Raudino, attualmente alla guida del raggruppamento Lazio, Abruzzo ed Umbria nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”.

Istituito nel 1861, protagonista di gloriose pagine di storia nella vita del Paese, l’Esercito fornisce in ogni momento un contributo essenziale al processo di unificazione nazionale. Fin dalla sua costituzione, è stato una risorsa pronta e decisiva, proprio come nella risolutiva battaglia di Vittorio Veneto. Quel 24 ottobre 1918, i soldati italiani scattano sull’offensiva muovendosi dalle acque del Piave alle rudi rocce del Grappa. Le truppe italiane occupano Vittorio Veneto. Il fronte austriaco crolla ovunque. L’Austria-Ungheria chiede l’Armistizio.

Il Piave fu l’ultimo baluardo dell’Esercito che oppose al nemico divenendo per la nazione intera simbolo di grazia, di onore, di coraggio, imperituro di Patria. Tanti artiglieri, mitraglieri, telegrafisti, genieri, autieri nella tormentata trincea tra il fango ed il piombo e nell’aspra battaglia, conobbero ogni limite di sacrificio, consacrando con il loro sangue la fine della guerra. C’era un unico scopo per cui sognare, per cui combattere e se necessario, morire: la Patria. Bersaglieri ciclisti dell’8°, cavalleggeri di aquila, gli ultimi eroi della grande guerra e dell’Italia.

L’artiglieria a cavallo con impareggiabile abnegazione prodigò il suo valore, la sua perizia, il suo sangue agevolando la fanteria per il travaglio comune della vittoria e per la grandezza della Patria.

Dopo l’ingresso sul luogo della cerimonia dei medaglieri nazionali delle associazioni combattentistiche d’Arma, il Ministro della Difesa accompagnato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano e dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata, Salvatore Farina, passano in rassegna allo schieramento. Vengono resi gli onori ai Confaloni di Roma Capitale, decorato di medaglia d’oro al valore militare per la Regione Lazio e per la città metropolitana di Roma Capitale. Sulle note dell’inno di Mameli i reparti schierati, rendono gli onori alla Bandiera di Guerra dell’Esercito Italiano e agli appartenenti alle Armi di Fanteria, Cavalleria, Genio, Trasmissioni, Artiglieria, Trasporti e Materiali e degli ordini Sanitari e di Commissariato.

<<Celebriamo i 157 anni dell’Esercito, anni che si intrecciano profondamente con gli avvenimenti che hanno contraddistinto pagine importantissime della storia umana. […] La “Grande Guerra” ha insegnato ai suoi uomini a combattere sul fronte difficile ed eterno sino al sacrificio. […] Il 1918 fu l’anno del riscatto, in cui tutta l’Italia, non solo l’Esercito, dopo una battaglia sconfitta, procede la marcia su Vittorio Veneto e con la trionfale avanzata fino a Trieste sotto la guida estrema del comandante, sapiente condottiero, Diaz. Su queste virtuose tracce di gloria e di libertà, su una sinergica unità di intenti con il suo popolo si fonda l’Esercito>>. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale di Corpo d’Armata, Salvatore Farina concretizza le sue parole su una visione attuale dell’operatività della forza armata: <<L’Esercito schiera sul campo oltre 11000 donne e uomini. Fuori dall’Italia sono impegnati circa 4000 soldati in complesse missioni a tutela della pace, dai Balcani all’Iraq, dal Libano all’Afghanistan, dalla Somalia alla Libia. Schierati in Patria sono circa 7000 in concorso con le Forze di Polizia nel contesto “Strade Sicure”. Nonché in interventi di pubblica utilità come i terribili terremoti che hanno colpito le regioni del Centro Italia. L’Esercito italiano è una realtà di uomini e donne, articolata mantenendo uno spirito di servizio silenzioso, che sempre si conferma come un’autentica risorsa per il Paese>>.

   È un legame intenso che unisce, l’Esercito a tutto il popolo italiano, che prosegue e si rinnova nel tempo. È un’istituzione che nasce e cresce insieme agli italiani. Tutte le missioni, in Patria come all’estero hanno un comune denominatore: la presenza costante, incessante e rapida dei soldati italiani. Ieri come oggi. Soldati, uomini e donne che rinnovano sul campo ed in ogni luogo, il significato del giuramento prestato. Un pensiero che è una certezza anche per i Capo di Stato Maggiore, il generale Claudio Graziano.

<<La cerimonia di costituzione dell’Esercito non è solo un momento di mera simbolicità. È un momento importante, ricco di significati e tradizioni che si ripete di anno in anno e che quest’anno consente di portare un saluto differente alla bandiera di guerra dell’Esercito Italiano e delle Armi, in occasione anche della celebrazione della vittoria della 1° guerra mondiale. E’una cerimonia che ricalca un legame indissolubile tra l’Esercito ed il Paese. […] La vittoria della guerra del 1918 fu per l’Italia non solo una vittoria, ma una strada per costruire l’identità nazionale e per mantenere l’unità nazionale tutti i giorni>>.

Pur rispettando le passate memorie e le doverose tradizioni, tipiche come per tutte le altre Forze Armate, l’Esercito si adatta per la polivalenza dei suoi reparti, ad ogni emergenza e in ogni luogo. E’ in continua trasformazione e rinnovamento, proiettato verso il futuro. Il legame indissolubile tra Paese ed Esercito non è mai venuto meno. Gli Italiani sono consapevoli dei compiti fondamentali e di quanto sia necessario, per garantire la difesa e la sicurezza nazionale ed internazionale.

Nel solco della tradizione che proprio cento anni fa, era accanto al popolo italiano, protagonista indiscusso della vittoria e consapevoli della responsabilità che la storia assegna, l’Esercito affronta con dedizione, coraggio ed onore le sfide. Proiettato con impegno al futuro, con volontà ferrea, orgoglioso custode delle proprie origini che trovano radici nel Reggimento Guardie che fu il 1° reparto permanente nella storia europea. La preparazione è l’elemento essenziale per una costruzione di una classe dirigente, sempre all’altezza delle rinnovate ed ambiziose sfide che i tempi impongono: Scuola Militare “Nunziatella”, Scuola Militare “Teulié”, Accademia Militare e Scuola Sottufficiali sono delle palestre di vita dove impegno, tenacia, spirito di corpo, rispetto reciproco si forgiano i comandanti futuri.

I soldati italiani sono silenti protagonisti in molte operazioni internazionali. In Kosovo dove il loro impegno è riconosciuto dagli ultimi comandanti della missione. In Iraq dove i militari hanno addestrato il 45% delle Forze Locali. In Afghanistan, paese in cui la missione continua ininterrottamente da 15 anni, con la stessa volontà di stabilità. Qui il sacrificio dei soldati ha contribuito a edificare le istituzioni democratiche e di sicurezza. In Libano l’esercito si è imposto come modello di professionalità, operatività e di vicinanza alla popolazione. In Somalia ed in Mali per continuare sempre a dare fiducia e speranza per un futuro migliore. In Libia nel segno di Ippocrate per la cura dei combattenti e dei civili.

Garantire la stabilità ovunque è una priorità nelle aree di crisi, con attenzione verso i più deboli, con spirito di sacrificio, con amore per la Patria lontana. Occorre impegno continuo per la sicurezza internazionale.

In concorso ogni giorno alle forze dell’ordine, sono “sentinelle” attive e pronte per la sicurezza di tutti: tra i cittadini presenti nelle nostre città, nelle piazze, nelle strade, negli aeroporti, nelle stazioni, nei luoghi di culto o di arte, nelle università etc.

In soccorso alle popolazioni colpite da calamità per garantire un aiuto concreto ed operare senza indugio, in situazioni complesse in cui tutto sembra perduto.

Le note dell’inno di Mameli risuonano più forti, quando vengono decorate le bandiere di guerra del 6° reggimento Genio Pionieri e del 3°reggimento Trasmissioni. La medaglia d’oro al valore dell’Esercito alla Bandiera di Guerra del 6° reggimento Pionieri è concessa, come decorazione con la seguente motivazione: << tenace ed infaticabile unità, superba interprete delle tradizioni dell’Arma del Genio, in occasione del sisma che sconvolgeva il Centro Italia, con pronta operosità, indiscusso valore e ferma determinazione, interveniva in soccorso delle popolazioni interessate contribuendo nell’intenso evento calamitoso anche alla realizzazione di complesse opere per garantire i collegamenti necessari ai soccorsi. Sempre in prima linea, si è costantemente contraddistinto per massima efficienza, confermandosi unità fondamentale, necessaria e versatile dell’Esercito Italiano, ispirata da sentimenti di profondo rispetto e riconoscenza della Nazione (Centro Italia, agosto 2016 – aprile 2017).

La croce d’oro al valore dell’Esercito Italiano è stata conferita anche alla Bandiera di Guerra del 3° reggimento Trasmissioni. La decorazione è stata concessa con la seguente motivazione: << Reggimento di nobili virtù militari, ha assolto con efficacia e straordinaria capacità i molteplici e complessi compiti affidati nel tempo ed in ogni circostanza con l’efficacia e la funzionalità dei sistemi di comunicazione in uso di una forza armata. I fieri e coesi trasmettitori hanno operato con costante abnegazione, altissimo ed incondizionato senso del dovere per assicurare l’indispensabile e fondamentale funzione di comando e controllo a favore dello Stato Maggiore dell’Esercito e dei comandi dislocati sul territorio nazionale, dei contingenti nei remoti teatri operativi. Cristallino esempio di unità che ha contribuito in maniera determinante a far crescere il prestigio dell’Esercito in Kosovo, Libano, Afghanistan e nel territorio nazionale (1995-2016 /Al Masuri 2 luglio 2013).

Durante la cerimonia, un elicottero AB 205 del 1°reggimento di Lanciano ha sorvolando l’area, aviolanciando quattro paracadutisti che hanno effettuato l’atterraggio con una bandiera con il logo dell’Esercito ed un Tricolore.

Nella giornata di festa per gli uomini e le donne in grigio-verde dell’Esercito Italiano la brigata di formazione muove dal luogo della cerimonia per lasciare spazio alla tradizionale carica a cavallo dei “Lancieri di Montebello, nel Carosello Storico. momento rievocativo delle battaglie del primo conflitto mondiale, che conclude la manifestazione.

Come tutte le Forze Armate italiane, anche l’Esercito Italiano è un’istituzione sana, solida, amata dal Paese e preparata. La formazione si adegua ai tempi e alle nuove esigenze, sfruttando l’evoluzione tecnologica e le conoscenze linguistiche per operare in ambienti sempre più complessi senza perdere il bagaglio delle competenze acquisite che ogni soldato possiede. La partecipazione degli uomini e delle donne dell’Esercito Italiano alle missioni all’estero o alle operazioni in Italia, garantisce un continuo addestramento sul campo. Soldati che in situazioni difficili, sorvegliano e con pronta capacità di agire possono ripristinare la sicurezza o neutralizzare la minaccia. Ed il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Salvatore Farina auspica sia ad un aggiornamento dello strumento militare che ad un’ulteriore integrazione e sinergie interforze.

Lia Pasqualina Stani

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