Intervista di Alkest Shehu a Piero Scutari

Di Alkest Shehu*

Piero Scutari, Presidente del Segretariato della  Dichiarazione di Bruxelles “Pledge to Peace”, è di origine arbëreshë. Promuove il valore della pace nell`Unione Europea. Il prossimo 28 giugno, il Consiglio Europeo dovrebbe dare il via libera definitivo ai negoziati di adesione per Tirana e Skopje.

La famiglia Scutari proviene da San Costantino Albanese, un villaggio situato tra le montagne della Basilicata, un comune arbëreshë di circa 700 abitanti in provincia di Potenza.

L’origine storica di San Costantino Albanese è da attribuirsi all’insediamento delle popolazioni Albanesi.

Gli arbëreshë, nome antico delle popolazioni albanesi, si rifugiarono in questa zona che ha conservato sino ad oggi l’identità, le funzioni religiose col rito bizantino-greco, i costumi, la lingua arbëreshe, l’antico idioma albanese che la popolazione del luogo usa quotidianamente come lingua madre sia nel privato che in luoghi religiosi e pubblici.

La famiglia Scutari ha una tradizione e la passione per la politica e l’impegno sociale. Donato Scutari, dirigente nazionale del Partito Comunista Italiano, è stato Deputato e Senatore della Repubblica italiana e come ricorda il cugino Nicholas Scutari, anch’egli Senatore negli Stati Uniti D’America: “Per noi è stato un grande motivo di orgoglio anche se era strano per noi sentire che apparteneva al Partito Comunista, ma sapevamo che era un uomo giusto ed onesto, vicino ai bisogni della gente. Io stesso faccio politica per aiutare la mia gente”.

Piero Scutari è Presidente del Segretariato della  Dichiarazione di Bruxelles “Pledge to Peace”, siglata presso il Parlamento Europeo il 28 Novembre 2011 a Bruxelles, alla presenza dell’allora vice presidente vicario del Parlamento Europeo.

“Pledge to Peace” è un progetto europea  volto a promuovere i  valori della pace nelle Istituzioni e società civile.

Il Sig. Scutari conosce benissimo la situazione attuale in Albania, paese che frequenta, ed oggi lo abbiamo intervistato per conoscere il suo parere circa la nostra adesione all’Unione Europea.

Intervista:

D: L`Albania ha fatto un percorso importante verso l’adesione all’Unione Europea. In tale direzione, il Paese sta attualmente approntando dei cambiamenti legali ed economici. Che valutazione possiamo darne ? 

R: Il rapporto del Freedom House Nation in Transit Report 2017 sottolinea come l’Albania ha adottato un ambizioso piano di riforma costituzionale in materia di giustizia, mirata in particolare a rendere più efficace la lotta alla corruzione, al crimine organizzato, all’ingerenza politica nella giustizia. La riforma è stata salutata positivamente dagli attori internazionali e soprattuto dall’UE, ma resta da valutarne l’implementazione.

È giunto il momento che le riforme prendano un nuovo approccio per diminuire l’ampio divario tra l’élite e i cittadini, il diffuso atteggiamento clientelare, le disuguaglianze, la stratificazione sociale, le ingiustizie sociali. Bisogna favorire l’ascensore sociale  e lo sviluppo sostenibile, garantire equamente l’accesso alle opportunità, puntare in modo intelligente su agricoltura, turismo, cultura, e sostenere i giovani che aspirano a standard più elevati di vita. l’Unione europea dovrebbe fare di più per esercitare pressioni sui leader per un cambiamento positivo.

D: Molto si è discusso sulle recenti elezioni in Albania, considerate come un esame molto importante per l’esistenza e lo sviluppo della democrazia albanese. Secondo Lei, le elezioni si sono svolte secondo le regole ? Se ce ne sono, quali sono gli aspetti problematici che devono essere migliorati ? 

R: La partecipazione elettorale in Albania è stata bassa ed ha raggiunto il 49%,. Questo significa un basso interesse a partecipare e che le elezioni non sono considerate un mezzo per un mandato di cambiamento e di speranza.

Il principio di elezioni libere e democratiche è diffuso in tutto il paese, ma il funzionamento risulta a volte ancora problematico e si riscontrano contese elettorali e insinuazioni di alterazioni. La democratizzazione rimane una caratteristica fondamentale della “europeizzazione”

Lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e la governance devono essere rafforzati. Le riforme del sistema giudiziario, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata nonché la riforma della pubblica amministrazione devono tradursi in risultati palpabili e il funzionamento delle istituzioni democratiche deve essere ulteriormente consolidato.

La società civile deve esigere democrazia, stato di diritto e lotta contro la corruzione.

D: L’adesione dei Balcani occidentali è una delle maggiori sfide per la famiglia europea. A riguardo della loro integrazione, c’è ancora molto da fare e gli Stati interessati sono sotto osservazione per verificare lo stato di avanzamento delle riforme richieste. “La questione balcanica è per noi fondamentale” è quanto ha affermato il Ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale. Secondo il suo parere, qual è l’odierna situazione nei Balcani occidentali e che futuro prevede?

R: Anche se vi sono tracce di una debolezza democratica nei paesi della regione balcanica nella mancanza di trasparenza delle elezioni, nella non sufficiente capacità dei parlamenti e dei sistemi giudiziari di garantire equilibrio e controlli rispetto al potere politico nella regione, l’adesione dei Balcani occidentali all’Unione Europea non è un problema di allargamento o di relazioni di buon vicinato o di investimento geostrategico. I Balcani occidentali fanno parte dell’Europa. Hanno stessa storia, stessi interessi comuni.

L’obiettivo ambizioso dell’Unione Europea è quello di fare entrare nel club di Bruxelles entro il 2025 sei paesi: Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Serbia e l’autoproclamata repubblica del Kosovo.

L’Albania ha un importante ruolo nel futuro sviluppo dei Balcani occidentali essendo l’unico paese al mondo che si ritrova circondato da connazionali con milioni di albanesi che vivono nei paesi limitrofi, al di fuori della madrepatria.

D: Si è sempre parlato di riforme economiche, di elezioni svolte secondo le regole in un clima di pace e nel rispetto dei principi di libertà e di democrazia. E ancora, di rispettare una serie di condizioni economiche e politiche, come i criteri di Copenaghen. Secondo lei, quanto dovrà ancora aspettare l’Albania per far parte a tutti gli effetti dell’Unione Europea ?

R: Ormai sono sempre più evidenti i segnali di una spinta volta ad accelerare l’integrazione tra Albania e Unione Europea. L’Albania, oggi più che mai, può arrivare all’avvio dei negoziati di adesione con l’Unione europea. Non può esserci un’Europa senza la partecipazione dell’Albania.  Il percorso è importante anche se gravoso. I leader devono assumersi le responsabilità del loro impegno. l’Albania è parte integrante della famiglia europea.

Il prossimo 28 giugno, il Consiglio Europeo dovrebbe dare il via libera definitivo ai negoziati di adesione per Tirana e Skopje.

D: Nel Trattato di Lisbona si enuncia che l’Unione Europea si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli. Partendo da questi presupposti, in Albania, precisamente nella città di Berat, si è voluto dar vita all’iniziativa ‘Në klasë për paqen’, un concorso creativo rivolto ai giovani per renderli più consapevoli del significato del concetto di pace. Secondo lei, quanto è importante educare i ragazzi a questo argomento ?

R: Nonostante sia così preziosa ed essenziale, sembra proprio che la Pace non si manifesti automaticamente. C’è quindi bisogno di un impegno, un lavoro di preparazione perché un popolo, una generazione possa poi vivere in pace. È un aspetto talmente importante per gli esseri umani che dovrebbe essere oggetto di riflessione e apprendimento nelle scuole.

Spesso sono persi di vista, valori fondamentali quali la pace, la dignità, la prosperità, quindi bisogna far riflettere i ragazzi sul fatto che la pace è un’esigenza basilare nella vita di ogni persona, essenziale tanto quanto lo sono i diritti civili, i bisogni primari, l’accesso alle opportunità, è n tema centrale  di educazione civica ed emotiva per aiutare i giovani ad essere protagonisti nel progettare una società migliore.

D: Lei conosce benissimo l’importanza della pace. Come si potrebbe insegnare la pace a scuola?

R: Attraverso percorsi educativi innovativi in grado di rendere i giovani e le future generazioni  più consapevoli del significato della pace. Avviando un processo di crescita che inizia con lo studio del significato della pace, non della parola ‘pace’, ma della sua sostanza, ricercando nella storia quanti ne hanno parlato, l’hanno attuata, hanno provato a realizzarla, gli effetti che ne sono derivati, le testimonianze e le conseguenze del vivere in pace, avviare infine un processo di ricerca che coinvolga i giovani in prima persona, con la loro intelligenza e  il loro cuore per indurli a percepire quella emozione che li spinga a realizzare quel sogno – solo apparentemente impossibile – che è la pace.

Ringraziamo il Sig. Piero Scutari, Presidente del Segretariato della  Dichiarazione di Bruxelles “Pledge to Peace”, per l’intervista rilascata.

*Il professore Alkest Shehu, insegna Lingua Italiana nella scuola superiore “Gjimnazi Muhamer Janina” di Ura-Vajgurore Berat, in provincia di Berat.

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