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40 anni senza Aldo Moro

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 ROMA – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio alla memoria di Aldo Moro recandosi questa mattina in via Caetani, dove 40 anni fa venne ritrovato il corpo senza vita del presidente della DC, all’interno della tristemente famosa Renault 4 rossa. Successivamente, la tappa al Quirinale per la celebrazione della giornata in onore alle vittime di terrorismo.
Qui il Presidente, insieme al ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha proceduto alla consegna dei premi ai vincitori della quarta edizione del Concorso Nazionale “Tracce di Memoria”, all’Istituto comprensivo “Monteleone-Pascoli di Taurianova (RC) per il video “Strada facendo vedrai – Giustizia e legalità”, alla Scuola secondaria di I grado “Alfredo Panzini” I.C. 4 di Bologna per il progetto multimediale “Piantiamo la memoria” e all’Istituto Istruzione Superiore “Leon Battista Alberti di Roma per il video “New Generation Memory”.
La cerimonia si è conclusa con l’intervento del Presidente della Repubblica.
Presenti alla cerimonia, con i familiari e i rappresentanti delle Associazioni delle vittime del terrorismo, il Presidente del Senato della Repubblica, Elisabetta Maria Alberti Casellati, il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, rappresentanti del Governo e del Parlamento e autorità civili e militari.
Quello del Caso Moro è un “Cold Case”, per dirlo all’americana, che ancora oggi divide l’opinione pubblica tra chi crede, senza farsi troppe domande, alla versione ufficiale che lo Stato ha proposto per tutti questi anni e chi invece si perde nella miriade di teorie, libri, documentari che propongono una verità alternativa, talvolta accusata di complottismo, altre volte ben documentata.
Comunque la si pensi, l’ombra dello statista DC è ancora molto ingombrante. Una sorta di scheletro nell’armadio della nostra Repubblica, che durante i 55 giorni di rapimento non ha saputo (qualcuno sostiene non abbia voluto) liberare Moro dalla prigionia e riconsegnarlo alla sua famiglia. 
Famiglia che a distanza di tutti questi anni non si è mai arresa e, soprattutto, si oppone alla vulgata che vuole Moro rinchiuso per tutta la durata del sequestro nel covo di via Montalcini. 
Risale a ieri, infatti, il servizio effettuato da Fanpage.it che ha intervistato la primogenita dello statista ucciso: Maria Fida Moro.
“È vergognoso – ha dichiarato la donna – che ancora oggi lo Stato italiano non abbia il coraggio di dire la verità. Per questo ho deciso di denunciarlo al Tribunale Internazionale dell’Aja, di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Voglio inchiodare lo Stato e le istituzioni di fronte alle loro responsabilità”.
Parole molto dure. Ma Maria Fida non si ferma qui. Anche lei parla di una “versione ufficiale” e di una verità che si sa, ma non viene detta: “I lavori della Seconda commissione sul Caso Moro sono terminati pochissimo tempo fa – ha detto di fronte alle telecamere – ed è emersa una verità diversa, terrificante, allucinante e completamente discorde da quella che è la versione ufficiale. Nessuno – secondo le sue parole – vuole raccontare quello che è stato scoperto”.
Non proprio nessuno, a dire il vero. Sono tanti i libri usciti recentemente con al centro il Caso Moro; tra tutti, uno in particolare spicca per l’accuratezza documentale e l’arguzia delle conclusioni cui giunge: “L’ultima notte di Aldo Moro”, di Paolo Cucchiarelli (edito per Ponte alle Grazie).
“Dai lavori della Seconda commissione – ha detto l’autore – è emersa la presenza di settori deviati dei servizi segreti americani, della criminalità organizzata italiana e, soprattutto, sono emerse le prove che una trattativa tra Stato e rapitori c’è stata, ma non ha portato a nulla. Peccato che non si sia voluti andare veramente a fondo e che sia stato applicato un segreto ulteriore che permetterà di fare altri passi avanti tra non meno di cinquant’anni”.
Al di là delle polemiche che giustamente ciascuno è libero di sollevare, in un senso o nell’altro, resta il fatto che ancora oggi la morte del presidente della DC rappresenta una delle pagine più buie non solo degli anni di Piombo, ma della storia recente italiana. La sua uccisione si pone come spartiacque tra la Prima e la Seconda Repubblica e non può non essere associata ad altri casi come la strage della Stazione di Bologna, la bomba a Piazza Fontana, quella sul treno Italicus, Ustica, la morte di Peppino Impastato, di Mino Pecorelli. Troppo lunga la lista dei misteri italiani, troppo dolorosa. 
Quello che resta da fare è dedicare ad Aldo Moro almeno un ricordo e sperare che un giorno non lontano possa essere messa la parola “fine” su questo triste capitolo. 

Gianluca Zanella

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