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La grande lezione di Ermanno Olmi: «Il denaro o è mutuo soccorso o è dannazione»

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Il regista scomparso oggi all’età di 86 anni era socio onorario della BCC di Treviglio. Ma era soprattutto un profondo conoscitore della storia e dei meriti delle casse rurali. Una sua fondamentale lezione sul buon uso del denaro, del credito e sulla necessità del mutualismo in questa sua intervista

Uomo di profonda cultura, artista rinomano. Ma da sempre fedele al territorio. Ermanno Olmi nel 2011 rilasciò una bellissima intervista alla rivista delle Bcc, Credito Cooperativo. Pochi sanno che questo bergamasco, «figlio di un ferroviere e di una contadina», scomparso oggi all’età di 86 anni, era socio onorario della Bcc della città di Treviglio. Non solo. Olmi era un profondo conoscitore della storia e delle dinamiche delle Casse Rurali. Ecco stralci di quella splendida intervista.

Lei è socio onorario della Cassa Rurale Banca di Credito Cooperativo di Treviglio, la banca del paese in cui è nato. Suo zio ne è stato anche commesso e lei da piccolo ha giocato nel quartiere della Cassa…
Era uno zio acquisito: sposò una sorella di mia madre. È stato sempre un personaggio molto colorito e gradevole. Aveva una gioia istintiva e irrefrenabile che si manifestava con comportamenti molto giocosi e grande generosità. La prima anguria dell’estate la procurava lui portandola a casa di mia nonna dove io ero ospite. E quando arrivava questo zio Martino era sempre un’esplosione di felicità.

“Cassa”. Una parola che significava certezza della sopravvivenza. In quel mondo contadino povero che si affidava sempre agli esiti dei raccolti, mio zio aveva avuto il privilegio della garanzia dello stipendio ed era così affezionato alla banca che per lui le istituzioni tutte non avevano l’importanza che aveva la sua Cassa. Non aveva altri riferimenti istituzionali a cui dedicare la sua attenzione. Ecco, per me la Cassa Rurale è stata nell’infanzia una presenza celebrata da questo zio particolare

Ermanno Olmi

L’altro suo lato distintivo era l’appartenenza a quella che allora veniva chiamata semplicemente “Cassa”. Una parola che significava certezza della sopravvivenza. In quel mondo contadino povero che si affidava sempre agli esiti dei raccolti, mio zio aveva avuto il privilegio della garanzia dello stipendio ed era così affezionato alla banca che per lui le istituzioni tutte non avevano l’importanza che aveva la sua Cassa. Non aveva altri riferimenti istituzionali a cui dedicare la sua attenzione. Ecco, per me la Cassa Rurale è stata nell’infanzia una presenza celebrata da questo zio particolare.

Quando il denaro assume in sé tutti i valori finisce per corrispondere alla parola dannazione. Tutto è sottoposto a questa sorta di divinità che assomiglia molto al vitello d’oro. Il denaro, da un lato, ha la sua nobile funzione quando, di fronte a un progetto di inventiva affascinante, corre in suo soccorso. Dall’altro, quando il denaro corrisponde a uno stimolo di partenza per coloro che vivono ai margini dell’insicurezza, diventa un nobile sentimento in quanto traduce in realtà di vita una condizione che si modifica in meglio

Ermanno Olmi

Cosa pensa in generale del denaro, dell’economia, del risparmio?
Quando il denaro assume in sé tutti i valori finisce per corrispondere alla parola dannazione. Tutto è sottoposto a questa sorta di divinità che assomiglia molto al vitello d’oro. Il denaro, da un lato, ha la sua nobile funzione quando, di fronte a un progetto di inventiva affascinante, corre in suo soccorso. Dall’altro, quando il denaro corrisponde a uno stimolo di partenza per coloro che vivono ai margini dell’insicurezza, diventa un nobile sentimento in quanto traduce in realtà di vita una condizione che si modifica in meglio. Mi riferisco alla funzione che ha avuto la Cassa Rurale con il mondo contadino. Appena il percorso della storia, che è inarrestabile, ha posto delle condizioni nuove al mondo contadino tutto è cambiato. I contadini non sono stati più dei totali sottoposti ma dei compartecipi – attraverso la terziaria e la mezzadria – ed ecco che il denaro è diventato per queste persone, che avevano sempre vissuto alla mercè del latifondista, il supporto per piccoli imprenditori spartito con il padrone. Ci sono questi due estremi, in definitiva: il soccorso a coloro che attraverso un’intrapresa coraggiosa si svincolano dalla sottomissione e diventano protagonisti e il sostegno a quell’invettiva che, quando si realizza, si definisce progresso.

Quanto pensa sia cambiato il mondo del lavoro?
Non so se lei ha mai visto il mio film Il posto. In quel film c’è una battuta del padre al figlio che andava agli esami di assunzione aziendale come negli anni 60 si usava quando uno faceva domanda di impiego: «Mi raccomando, vedi di far bene perché se entri lì avrai il posto fisso per tutta la vita». E glielo raccomandava come un bene assoluto. Alla fine di questo mio film il giovane aspirante che viene assunto si ritrova dietro alla scrivania e prima di piegare lo sguardo sul suo lavoro di piccolo impiegato ha una sorta di non definibile inquietudine e forse si domanda quello che oggi ci dovremmo domandare anche noi: «Il posto sicuro per tutta la vita è davvero un vantaggio o rischia di essere per mlti l’occasione di una sonnolenza e di una passività distruttive?».

Ci sono due categorie di uomini: coloro che vogliono essere protagonisti della propria esistenza e quindi responsabili delle proprie scelte, e coloro che compiono un atto come quello di trovarsi il posto fisso o altri che, per esempio, lo manifestano nel votare e, compiuto quell’atto, dormono i loro pacifici sonni dell’inattività e, quindi, dell’autodistruzione. E, infatti, vivono poi in uno stato di nevrosi per tutta la vita

Ermanno Olmi

Si è dato una risposta a questa domanda?
Ci sono due categorie di uomini: coloro che vogliono essere protagonisti della propria esistenza e quindi responsabili delle proprie scelte, e coloro che compiono un atto come quello di trovarsi il posto fisso o altri che, per esempio, lo manifestano nel votare e, compiuto quell’atto, dormono i loro pacifici sonni dell’inattività e, quindi, dell’autodistruzione. E, infatti, vivono poi in uno stato di nevrosi per tutta la vita.

Un aforisma attribuito a lei recita: «Una dignitosa povertà, cioè una non disponibilità d’abbondanza è una grande scuola di vita…»
La parola cultura è giusta. Pensi a quel mondo contadino di cui le Casse Rurali sono state sempre una realtà di sostegno necessaria per consentire a tutti di essere protagonisti e non sudditi. Nel mondo contadino di una volta non si buttava nemmeno una crosta di pane. Il pancotto, ad esempio, era un’invenzione della reggitrice di casa in una dignitosa e nobile povertà. Ma anche quando ci sono stati poi momenti favorevoli, c’era nei confronti del cibo una risonanza di quella cultura di quando il cibo mancava. Anche in una discreta abbondanza non si offendeva la terra buttando via il pane.

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