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Musicalità e sensualità della lingua italiana

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di Francesco d’Arelli

MONTREAL – La parola nella lingua italiana si eleva anche alla melodia, tanto che l’opera lirica non sarebbe uno dei segni distintivi della nostra tradizione musicale. Nessun altro idioma si avverte e si percepisce così naturalmente disposto alla musica come quello italiano. L’opera lirica è divenuta allora una delle vie più comuni per la diffusione naturale della lingua italiana. Quest’anno cade il 150° anniversario della morte di Gioacchino Rossini (1792-1868), un’evenienza che ha favorito, fra altro, l’istituzione del “Comitato Nazionale per le celebrazioni dei centenari rossiniani” (www.gioacchinorossini.it) e la ricca programmazione del Comune di Pesaro, città natale del maestro, e del Rossini Opera Festival.

La musica di Rossini trovò da subito, in Italia e in Europa, una festosa ed entusiastica accoglienza di pubblico, al punto che lo stesso maestro una volta scrisse a uno dei suoi corrispondenti: “tutti si divertono colla mia musica poco importa se è in uno o nell’altro teatro”. Le opere di Rossini, sin dall’inizio del secondo decennio dell’Ottocento, vantavano una tale notorietà ovunque da conquistare i cartelloni teatrali in Italia (Milano, Venezia, Roma e Napoli), in Europa (Parigi e Londra) e Oltreoceano. Poi, la riscoperta nel Novecento della sua opera musicale si attribuisce principalmente alla persistente azione di promozione del Teatro di Torino, del Maggio Musicale Fiorentino e del Rossini Opera Festival. Un interesse attestato parimente anche dalla fondazione di due società dedicategli, una tedesca e l’altra giapponese, e da un secondo festival rossiniano annuale a Bad Wildbad, nella tedesca Foresta Nera. Una riscoperta di Rossini che suona come un’affermazione universale della sua opera musicale, come di recente ha scritto Reto Müller a proposito del Viaggio a Reims (1825), che resuscitato a Pesaro nel 1984 divenne subito “un’opera di culto, entrata stabilmente nel repertorio operistico mondiale (seicento recite in quarantaquattro diversi allestimenti nei primi venticinque anni)”. Già a novembre scorso l’Opéra de Montréal mise in scena La Cenerentola (1817) di Rossini, riscuotendo un notevole successo, a testimonianza di un interesse diffuso per l’opera italiana e in ispecie per il maestro pesarese.
L’Istituto Italiano di Cultura, muovendo dall’occasione dell’anniversario e favorito da un milieu unico della città di Montréal, offre sovrattutto ai giovani cantanti lirici del Québec un’opportunità in sé unica: un atelier lirico dal 7 maggio al 1° giugno tutto dedicato all’opera di Rossini. Il Laboratorio Rossini sarà uno spazio di recitazione, di canto lirico e d’interpretazione, ideato dall’Istituto in collaborazione con la Scuola Internazionale di Teatro “Giovanni Grasso” e animato da una nutrita e qualificata classe di docenti: gli attori teatrali Chiara Cimmino e Valerio Garaffa, lo studioso Marco Piana (McGill University), il professore Daniele Agiman (direttore dell’Orchestra sinfonica G. Rossini di Pesaro e consulente del Comitato Nazionale per le celebrazioni rossiniane), la mezzosoprano Annamaria Popescu (McGill University), la cantante Esther Gonthier (McGill University), il tenore John Mac Master (McGill University), il pianista Giancarlo Scalia, la regista e attrice Denise Agiman (Université de Montréal e McGill University), il poeta Claudio Pozzani. I giovani partecipanti avranno così la possibilità di studiare e lavorare con professori di opera italiana, di letteratura italiana, di canto lirico, della scena, raffinando quotidianamente i propri talenti con l’esercizio della lingua e della cultura italiana, del canto lirico, del movimento, dell’improvvisazione, dell’analisi e interpretazione del testo teatrale. È un progetto formativo così completo ed esaustivo su Rossini da presentarsi a Montréal e nel Québec come un’occasione davvero imperdibile.

A Gabriele d’Annunzio (1863-1938), raffinato e incomparabile cesellatore della lingua italiana, l’Istituto Italiano di Cultura dedica due altri eventi, anche questi in occasione di un anniversario: l’ottantesimo della sua dipartita (1° marzo 1938). La storia d’arte e d’amore fra d’Annunzio ed Eleonora Duse – tormentata sì, ma pure ricolma d’ispirazione – rivive le sue note più toccanti e sentimentali nello spettacolo “La Divina e il Vate” di C. Cimmino e V. Garaffa, quasi a far da eco alla lettura drammatizzata del poeta Claudio Pozzani, che diletterà il pubblico con la sensualità e la musica della parola dannunziana.
Inaugurata la mostra “Utopie radicali. Florence 1966-1976” (1° maggio-7 ottobre 2018), ospitata dal Canadian Centre for Architecture (CCA) in collaborazione anche con l’Istituto Italiano di Cultura – una pagina memorabile lasciata da un movimento di giovani e visionari architetti italiani – e celebrata la prima Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, che ha adunato nel nome del genio di Leonardo da Vinci la numerosa e variegata comunità d’Italiani attiva in Québec, il mese di maggio è altrettanto generoso di eventi. Un programma in cui l’archeologia (Fabio Negrino, Università degli Studi di Genova), la serie de “Il Genio vagante: Italiani di arte, lettere, scienze… nel mondo” (Giada Simone, formatasi in marketing e mercato internazionale all’Università Bocconi di Milano), l’arte della rappresentazione scenica (Joele Anastasi ai “Rencontres internationales de jeunes critiques professionnels des arts de la scène”), il teatro (La Compagnia Abbondanza-Bertoni al Festival Les Coups de Théâtre), la giovane musica alternativa (Aerostation al Festival Terra Incognita di Québec) e la conferenza sul casato dei Borgia nella Roma rinascimentale (Benjamin Deruelle, Université du Québec à Montréal) propongono ancora una volta un’offerta culturale sempre alla ricerca di esaudire in pieno le attese del pubblico attratto dalla civiltà italiana.
Un mese che volgerà al termine con la Festa della Repubblica, un imponente evento organizzato dal Consolato Generale d’Italia a Montréal con la collaborazione anche dell’Istituto Italiano di Cultura e allietato dal concerto di Claudio Baglioni, una delle figure storiche della tradizione canora italiana. 

Francesco d’Arelli*
* direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Montreal 

 

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