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 Il piano segreto degli USA andato in fumo

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Il ruolo dei russi prima e dopo l’attacco alla Siria

Di Carmenthesister    

Mentre i dubbi sul presunto attacco chimico di Assad si diffondono e trovano crescenti conferme, cominciano anche a chiarirsi alcuni retroscena dell’improvviso attacco USA-UK-Francia alla Siria. Elijah Magnier – un giornalista con trentennale esperienza nel campo dell’informazione politica su terrorismo e antiterrorismo, capo corrispondente internazionale di Al Rai da Libano, Iraq, Siria, Iran, Libia e altri paesi dell’area – riporta di un piano molto più devastante e decisivo per il cambio di regime, che sarebbe stato abbandonato dagli americani in seguito al fallimento di una trappola tesa ai russi. Tutto questo certamente non ci tranquillizza sui possibili prossimi colpi di coda del decadente impero occidentale e sul prezzo che il mondo dovrà pagare per ritrovare un equilibrio geopolitico. 

di Elijah Magnier 

Traduzione di Alice Censi

Donald Trump ha rinunciato al piano di qualche giorno fa che prevedeva di radunare una grande forza militare con una potenza di fuoco simile a quella dell’ operazione “Tempesta del Deserto” (desert storm). Il “ Piano A” consisteva in un attacco devastante alla Siria, volto a distruggere il suo esercito, il palazzo presidenziale, le basi di controllo e di comando, le forze d’elite, i depositi strategici militari e i magazzini delle munizioni, i radar, i sistemi di difesa e le istituzioni politiche.

Prima del triplice attacco alla Siria da parte di USA –UK-Francia, la Russia e lo stesso Presidente Vladimir Putin hanno mantenuto stretti contatti – intorno alle 4 del mattino – per ridimensionare l’attacco a favore di un più morbido e scialbo “Piano B”.

La Russia, nei suoi contatti con molti capi di stato, si è opposta a qualunque operazione diretta a bloccare l’esercito siriano e ha informato i dirigenti di Damasco che di lì in avanti l’occidente avrebbe dovuto stare molto attento prima di cercare di cambiare radicalmente l’equilibrio di potere nel Levante.

Ma qual è la vera ragione che sta dietro all’attacco di Stati Uniti, Regno Unito e Francia? E’ l’accusa di un “attacco chimico”a Duma? L’ organizzazione per la proibizione delle armi chimiche è già a Damasco e i suoi membri sono a Duma, da sabato, per ispezionare il luogo in cui si afferma sia avvenuto l’attacco chimico. Perché non aspettare i risultati?

Fonti a Damasco spiegano che l’esercito siriano e i suoi alleati, sostenuti dalla Russia, stavano portando avanti un grande attacco nella Idlib rurale e avevano raggiunto l’aeroporto di Abu al-Duhur quando, tutto d’un tratto, l’operazione militare è stata fermata. L’intero gruppo d’assalto è stato spostato nel Ghouta. Cosa è successo?

La Russia aveva informato i dirigenti siriani di un gran raduno di truppe nella base occupata dalle forze americane di Al-Tanf, sul confine tra Siria e Iraq, dove decine di migliaia di “proxies” americani avevano ricevuto un regolare addestramento militare. I russi avevano notato insoliti  movimenti militari e capito che gli USA si stavano preparando a trasferire i loro “proxies” nel Ghouta orientale per stabilire un collegamento con i circa 30.000 jihadisti nella regione. Il programma prevedeva che questo attacco iniziasse in contemporanea con un altro attacco diversivo da Daraa (nella Siria meridionale) al sud di Damasco, attacco che avrebbe indotto l’esercito siriano e i suoi alleati a sguarnire le proprie forze attorno alla capitale.

Il piano degli Stati Uniti – secondo le fonti – consisteva nel sostenere l’obiettivo dei loro “proxies” e degli jihadisti del Ghouta di raggiungere Damasco e prenderne il pieno controllo. Ma lo spostamento dell’operazione militare dalla zona rurale di Idlib al Ghouta ha ostacolato il piano americano che prevedeva di costringere la Russia in uno spazio limitato a Lattakia e Tartous e riuscire infine a rovesciare il regime siriano. Questo “piano geniale” avrebbe mandato a rotoli tutti gli sforzi fatti dai russi in circa tre anni di forte coinvolgimento nella guerra in Siria e avrebbe dato agli Usa il controllo della situazione proprio nel momento in cui Mosca e l’esercito siriano stavano per concludere la guerra, avendo ormai solo pochissime sacche di resistenza da liberare.

Il successo russo nel Ghouta ha demolito il piano americano, imponendo il ritiro di decine di migliaia di militanti con le loro famiglie dal Ghouta e il loro trasferimento nel nord della Siria. La capitale è adesso molto più sicura, resta soltanto da liberare la zona a sud di Damasco, occupata da al-Qaeda e dallo “Stato Islamico”(ISIS) nel campo di Yarmouk e al-Hajar al-Aswad.

Oggi la Russia ha reso privi di significato gli attacchi di US-UK-Francia, sia nei loro contenuti che nei loro obbiettivi, riuscendo ad imporre solamente degli “attacchi limitati”, di poco valore, senza una reale possibilità di alterare la situazione sul campo siriano.

Quando la Russia dichiarava che avrebbe abbattuto i missili lanciati contro la Siria, Trump rispondeva : “Preparati, Russia, perché arriveranno, belli, nuovi e intelligenti”. La Russia, dopo l’attacco, ha dichiarato: “Abbiamo usato il vecchio sistema sovietico di difesa anti-aerea contro questi missili intelligenti, nuovi e costosissimi lanciati dagli americani”. Non solo, gli attacchi americani e britannici hanno colpito obbiettivi che Israele bombarda regolarmente. Mostrando la capacità di fermare i due terzi – come dichiarato dalla Russia – dei missili, la Siria ha fatto una specie di “addestramento con munizioni reali contro tutti gli attacchi di Israele sul territorio siriano in futuro”. Israele è molto contrariata e non pare apprezzare molto questo risultato finale.

Dando prova di moderazione e controllo, il segretario americano alla difesa, James Mattis – quello che ha dichiarato che “il Pentagono non ha ancora prove indipendenti per confermare l’attacco chimico in Siria della settimana scorsa” – si è opposto a un attacco su larga scala alla Siria perché avrebbe potuto provocare un coinvolgimento diretto della Russia, con un contro-attacco letale su obbiettivi americani. Mattis ha accettato un “attacco onorevole” per salvare l’inesperta faccia del suo capo. In realtà, l’attacco del trio alla Siria sembra proprio che abbia rafforzato la reputazione di Bashar al-Assad: la popolazione ha festeggiato nelle vie di Damasco, sbeffeggiando gli attacchi occidentali al proprio paese!

Il trio ha evitato ogni provocazione diretta alla Russia, aggirando le basi russe e le sue  zone operative invece di sorvolarle. La Russia ha imposto la sua presenza e provocato la marina americana e francese con attacchi aerei simulati, mostrando la sua volontà di reagire. La marina russa era posizionata davanti alla costa libanese per coprire quella zona ed evitare punti deboli.

Mosca è riuscita ad evitare un confronto diretto con Washington fuori dal suo territorio: le basi militari americane circondano la Siria ( Israele, Giordania, al-Tanf, al-Hasaka,Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Bahrein, Iraq e Turchia). La Russia ricorda come Leonid Brezhnev cadde nella trappola della CIA , che nel 1979 aveva sostenuto i Mujahedeen sei mesi prima dell’invasione sovietica dell’Afghanistan. Zbigniew Brzenzinski disse che l’invasione sovietica dell’Afghanistan era stata provocata deliberatamente dagli USA : “E’ stata un’idea eccellente. Ha attirato i sovietici nella guerra afgana e così gli abbiamo dato il loro Vietnam”. Circa 40 anni dopo, Putin ha evitato la stessa trappola americana.

Qual è il passaggio successivo?

Adesso che il destino di Damasco è salvaguardato, tutti gli occhi sono rivolti alla città settentrionale di Idlib controllata da al-Qaeda. Ma perché Idlib?

La situazione nel campo di Yarmouk, a sud di Damasco, sembra direttamente collegata a quella di Fua e Kfarya. Durante i negoziati su Zabadani, gli accordi tra al-Qaeda e gli alleati di Damasco prevedevano che questi ultimi stessero lontani da al-Yarmouk per evitare, in cambio, attacchi alle due città assediate nel nord della Siria. Invece adesso Damasco sta spingendo per ripulire completamente la capitale, cercando di convincere i suoi alleati ad ignorare gli accordi precedenti.

Per quanto riguarda Daraa e Quneitra nel sud, pare che nessuno in Siria voglia provocare gli USA e Israele in questo momento così teso: verranno forse lasciate per ultime. Ad al-Badiyah, le steppe siriane, l’ISIS è completamente accerchiato e non può far altro che aspettare di essere sterminato nei prossimi mesi.

Resta da risolvere Idlib, nonostante gli accordi economici e finanziari turco-russo-iraniani. Non c’è dubbio che esistano forti differenze di natura economica tra i partners della Siria.

Il Presidente turco Erdogan ha espresso il suo sostegno e quindi la sua soddisfazione per gli attacchi americani in Siria. La Russia gli ha risposto chiedendogli di consegnare la città di Afrin al governo siriano. L’inviato speciale iraniano in Siria Ali Akbar Velayati ha apertamente dichiarato che il prossimo obbiettivo sarà Idlib. Perciò il ritiro della Turchia dalle sue decine di basi di osservazione attorno a Idlib ora è realizzabile, proprio come la Russia si era ritirata da Afrin prima dell’attacco turco. E la Russia si aspetta anche da un giorno all’altro che Erdogan annulli la vendita, precedentemente concordata, dei missili S-400.

L’ago della bussola punta in direzione di Idlib, Rastan, Jisr al-Shoughour, e le forze dell’esercito siriano si stanno radunando nella zona rurale di Lattakia, pronte alla spartizione di Idlib dopo aver liberato tutti i villaggi attorno.

Il mondo sarà spettatore, quindi, del prossimo appuntamento con l’“attacco chimico” nel nuovo  teatro di operazioni dell’esercito siriano e dei suoi alleati. Gli USA  appoggeranno al-Qaeda? Perché no? Non è mai stata, veramente, una questione di uso di armi chimiche, dato che sono gli stessi Stati Uniti che posseggono le maggiori riserve di armi chimiche al mondo: la vera questione è la sconfitta degli Stati Uniti di fronte al dominio della Russia sul Levante.

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