Nuove frontiere della pediatria

Descrivere l’allattamento al seno come “naturale” non è etico perché rinforza i ruoli di genere

Di Carmenthesister  

Questo articolo, apparso sull’Independent Women’s Forum, denuncia uno studio pubblicato su una rivista accademica di pediatria in cui il delirio liberal progressista arriva a stravolgere lo stesso concetto di “naturale” per costringerlo entro i limiti del tristissimo politicamente corretto. Un tentativo di manipolazione mentale, che minaccia la base stessa delle funzioni naturali degli essere umani, rispetto al quale è molto importante restare vigili.
di Jillian Kay Melchior,  26 aprile 2018

Un nuovo studio pubblicato su Pediatrics afferma che è “eticamente inappropriato” per il governo e le organizzazioni mediche descrivere l’allattamento al seno come “naturale”, perché il termine impone nozioni rigide sui ruoli di genere:

“Associare la natura alla maternità  …può inavvertitamente sostenere argomentazioni biologicamente deterministiche sul ruolo degli uomini e delle donne nella famiglia (per esempio, che dovrebbero essere principalmente le donne a prendersi cura dei bambini)“.

Lo studio rileva che negli ultimi anni, il Dipartimento USA sulla Sanità e i Servizi sociali, l’American Academy of Pediatrics, l’Organizzazione mondiale della sanità e diversi dipartimenti sulla sanità a livello nazionale hanno tutti promosso l’allattamento al seno rispetto all’allattamento artificiale, definendolo con il termine “naturale”.

“Fare riferimento al ‘naturale’ nella promozione dell’allattamento al seno… può inavvertitamente sostenere una serie di valori sulla vita familiare e sui ruoli di genere, che sarebbero eticamente inappropriati”, dice lo studio.

A meno che tali annunci di pubblicità-progresso non “rendano trasparenti i valori e le convinzioni che li sottendono“, “dovrebbero fare a meno di dichiarare che l’allattamento al seno è ‘naturale’ “.

E tuttavia  le autrici dello studio, Jessica Martucci e Anne Barnhill, hanno chiaramente in mente una serie alternativa di “valori e credenze” che non sono affatto resi trasparenti.

Non è chiaro se le autrici dello studio siano preoccupate di come i tradizionali ruoli di genere possano limitare l’avanzamento delle donne nel mondo del lavoro, o se questa preoccupazione riguardi il fatto che le visioni convenzionali sulla maternità escludono le persone transessuali. O forse questo è soltanto un altro esempio di come l’ossessione progressista per il genere e la sessualità abbia ormai permeato tutti i campi degli studi accademici.

In ogni caso, Martucci e Barnhill mascherano i loro reali obiettivi portando avanti anche l’argomento secondario, poco convincente, che descrivere l’allattamento al seno come “naturale” alimenti il movimento anti-vaccini.

Quando gli annunci di pubblicità- progresso esaltano l’allattamento al seno come “naturale”, sostengono Martucci e Barnhill, l’implicazione è che i prodotti fabbricati o prodotti in serie siano discutibili o pericolosi – quindi queste promozioni potrebbero involontariamente incoraggiare i genitori a rifiutare il progresso scientifico anche in altri campi.

“Se fare ciò che è ‘naturale’ è ‘meglio’ nel caso dell’allattamento al seno, come possiamo aspettarci che quella visione del mondo potente e profondamente persuasiva venga ignorata dalle madri quando fanno delle scelte sulle vaccinazioni?”, scrivono.

C’è certamente una visione del mondo assertiva che pervade tutto questo articolo, e tuttavia non la troviamo né potente né profondamente persuasiva.

— Jillian Kay Melchior scrive per  Heat Street ed è membro del Steamboat Institute e del Independent Women’s Forum.

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