“Il gatto con gli stivali” al Petruzzelli

 La Fondazione Petruzzelli presenta

“Il gatto con gli stivali”

La nuova produzione della Fondazione Petruzzelli “Il gatto con gli stivali” debutterà al Teatro Petruzzelli martedì 15 maggio alle 17.00 (e in replica alle 18.30).

A comporre le musiche dell’opera Nicola Scardicchio, autrice del libretto e della regia dello spettacolo Maria Grazia Pani.

Dirigerà l’Orchestra del Teatro Petruzzelli Alvise Casellati, maestro del Coro Fabrizio Cassi.

A curare le scene Francesco Arrivo, i costumi Luigi Spezzacatene, il disegno luci Gianni Mirenda.

A dar vita allo spettacolo Valentino Buzza (Il gatto), Paola Leoci (La gattina Berenice), Daniele Adriani (Fortunato, ovvero Marchese di Carabà), Carlo Sgura (Antonino, fratello di Fortunato), Francesco Auriemma (Fanigliulo, altro fratello di Fortunato), Alberto Comes (Il Re di Bordonia), Teresa Di Bari (La Regina di Bordonia), Claudia Urru (La Principessa), Kamelia Kader (La Strega Vastrusa).

L’opera sarà in programma al Teatro Petruzzelli in matinée per le scuole a partire da mercoledì 16 maggio, fino a giovedì 31 maggio e da giovedì 22 novembre  a mercoledì 28 novembre. Per informazioni: ufficio scuola@fondazionepetruzzelli.it – 080.975.28.35.

In cartellone anche recite pomeridiane aperte a tutti: martedì 15 maggio alle 17.00 ed alle 18.30, sabato 19 maggio alle 17.00 ed alle 18.30 , domenica 20 maggio alle 18.30, sabato 26 maggio alle 17.00 ed alle 18.30, domenica 27 maggio alle 17.00 ed alle 18.30 e sabato 24 novembre alle 17.00 ed alle 18.30 e domenica 25 novembre alle 18.30.

Il costo dei biglietti per le pomeridiane in vendita al botteghino del Teatro Petruzzelli e on line su www.bookingshow.it sarà di 5 euro, con il posto numerato.

Per informazioni: 080.975.28.10.

La storia di un gatto che calza stivali

Dopo Il giovane Artù e Aladino e la sua lampada, con Il gatto con gli stivali ancora una volta ci imbattiamo in un racconto di formazione. Artù sotto la guida di Merlino conquista Excalibur, la spada che lo renderà Re; Aladino, istruito dal Mago pseudo-zio, trova la magica lampada che lo rende capace di realizzare i sogni più arditi. Il giovane Fortunato eredita dal padre un gatto molto particolare. Ad un fratello fu destinato un mulino ed all’altro un buon mulo, a lui un gatto che però parla ed è mercurialmente abile, astuto, realizzatore. Forse il padre ha lasciato al figlio minore quella creatura magica che lo avrebbe sostenuto portentosamente perché sapeva che solo il ragazzo avrebbe saputo bene cosa fare e come realizzare la più fantastica avventura. Artù ed Aladino hanno a che fare con la magia, intesa come cosa misteriosa ma reale e verosimile, Fortunato ha un gatto che parla, consiglia, organizza. Gli stivali lo rendono operativo ed egli farà ricco e felice il suo desolato padrone. E per il suo riscatto dalla miseria anche per Fortunato ci sarà un’iniziazione vera e propria: entra nudo e povero nelle acque del lago e ne esce battezzato marchese e presto riccamente vestito di panni principeschi.

Nel mettere in musica il bel libretto di Maria Grazia Pani ho immaginato una partitura in cui non sarebbe stato opportuno un linguaggio – sia pur giovanilmente – eroico o fiabescamente esotico, come nelle due precedenti opere, ma un carattere di racconto brillante, incline alla scorrevolezza piuttosto che ai rallentamenti contemplativi, caratteri estranei a questa narrazione così speciale. E ho preferito una colorata leggerezza, come da libro illustrato, ispirandomi ai modelli incomparabili ed insuperabili di opere fiabesche come Il flauto magico o La Cenerentola in cui il genio di W. A. Mozart e di G. Rossini hanno trovato i toni perfetti di narrazione in cui leggerezza ed assoluta bellezza hanno raggiunto altezze mirabili e davvero leggendarie. A quei caratteri ho cercato di assimilare la mia partitura, tra temi quasi di filastrocca o girotondo ed altri in cui ho usato le variazioni sui bassi ostinati della Follia o del Ruggiero, quasi ad evocare un ambiente rinascimentale da racconto per grandi e piccini, sempre considerando questi ultimi come il destinatario più esigente ed il meno suggestionabile con atteggiamenti di pseudo-estetiche intellettualoidi. Un racconto è un racconto e la musica per me deve suggerirne i caratteri e le sfumature senza artificiosità o sofisticazioni, rinunciando all’esibizione di virtuosismi compositivi evidenti e sovresposti, piuttosto celando la tecnica per lasciare tutto lo spazio espressivo alla comunicazione più diretta possibile.

Questa è quantomeno la mia aspirazione e speranza: mi auguro che questa presunzione non deluda chi verrà a vedere e sentire la storia di un ragazzo e del suo magico e ben calzato Gatto.

Nicola Scardicchio

12 aprile 2018

Un gatto regista

Quando la Fondazione Petruzzelli mi ha commissionato il libretto e la regia di una nuova opera dedicata ai bambini, che avesse come soggetto Il gatto con gli stivali, ho iniziato una ricerca sulle fonti per comprendere la genesi di questa fiaba.

La fiaba del Gatto con gli stivali è una delle più popolari e delle più tramandate dagli scrittori favolisti, i quali, traendo spunto dal nucleo originario della tradizione orale, lo hanno modificato e variato, nel corso dei secoli.

La prima forma scritta è quella di Francesco Straparola, nella raccolta Le piacevoli Notti del 1550, in cui sono protagonisti il giovane Costantino Fortunato, e la sua gatta “fatata”. La gatta è ancora protagonista, nella fiaba di Gianbattista Basile, inserita ne Lo cunto de li cunti, del 1634, ambientata a Napoli, in cui la gatta “parlante” e “compassionevole” prende a cuore le sorti del suo padrone, e grazie alla sua furbizia riesce a trasformarlo da pezzente in signore.

È solo con I racconti di mamma oca, di Charles Perrault nel 1697, che la gatta diventa un gatto, anzi il gatto, “Le maitre chat o Le chat Bottè”, ovvero “Il mastro gatto o Il gatto con gli stivali”. Perrault umanizza ulteriormente il personaggio del gatto facendogli calzare gli stivali, alla moda barocca, elemento che diverrà distintivo e che codificherà definitivamente il gatto nell’immaginario collettivo. Inoltre Perrault introduce il personaggio dell’orco mago, del tutto assente nelle precedenti versioni.

Dopo uno studio approfondito ho deciso, insieme al compositore Nicola Scardicchio, di ispirare la nostra storia al gatto francese di Perrault, pur prendendo alcuni spunti dalle versioni di Basile e pur mantenendo il nome di Fortunato (come in Straparola), per il giovane figlio del mugnaio, alias Marchese di Carabà.

Nel libretto che ho scritto per questo Singspiel , (in cui alla semplicità e all’immediatezza linguistica, si alternano anche termini desueti, tipici della tradizione librettistica italiana, nell’amalgama giocoso degli scioglilingua in metrica, come omaggio all’Opera lirica italiana e in particolare a Gioacchino Rossini) la trama dell’opera mantiene la struttura della narrazione della fiaba di Perrault, in cui i veri protagonisti sono il gatto e il suo padrone . Il gatto è il motore di tutta l’azione, quello che muove i fili e innesca tutti i meccanismi, mentre Fortunato agisce sempre sotto la spinta e la sollecitazione del suo amico felino.

Nella mia visione il Gatto è il regista e l’autore di tutta la vicenda. E’ il “capocomico” che scrive e corregge le battute dei suoi personaggi. Il gatto è un drammaturgo. Immagina una storia che non esiste e riesce a farla diventare realtà. Tutto è chiaro nella sua mente. Il suo disegno è preciso e senza sbavature. E la sua audacia va a braccetto con la sua fortuna.

Una delle novità drammaturgiche di questo libretto è legata alla presenza di alcuni personaggi originali che vanno a completare l’impianto scenico della pièce: la Gattina Berenice, la Regina , la Principessa, e la Strega Vastrusa, che sostituisce il personaggio dell’orco.

Il rapporto che si crea tra il gatto e la Gattina Berenice è del tutto nuovo e frutto della mia fantasia. Tra l’altro ho immaginato che la Gattina diventa complice del Gatto nel momento in cui gli rivela quale sarà il percorso della carrozza del Re. Senza di lei il Gatto non avrebbe potuto sapere dove e quando sarebbe passata la carrozza e non avrebbe potuto ideare la messa in scena del finto annegamento.

La Gattina Berenice creata in onore delle “gatte” delle versioni di Straparola e Basile, è dama di compagnia della Principessa, la quale per la prima volta nella storia di questa fiaba, si esprime con pensieri suoi e ha una psicologia ben precisa, mentre nelle precedenti versioni era un personaggio muto e vuoto che subiva le decisioni di suo padre.

Il personaggio della Regina è l’esatto alter ego di suo marito, il Re di Bordonia (nome di mia invenzione), un uomo goloso e superficiale, che bada all’apparenza e non all’essenza, un bonaccione che crede alle bugie del gatto e che cade nella trappola da lui ordita.

La Strega Vastrusa è una donna malefica, che si è trasformata in strega per un incantesimo “Un bacio di luna sulla laguna, le lingue del mistero mi diede uno scudiero, e del fragore il tuono mi rese quel che sono”. Nella mia immaginazione è lei la causa della morte del povero mugnaio ed è dunque a lei che bisogna tornare per chiudere il cerchio della storia. Un’altra novità di questo libretto rispetto alla tradizione è che i fratelli di Fortunato vengono catturati dalla Strega Vastrusa e trasformati in agnelli, e potranno riprendere sembianze umane solo dopo che il gatto avrà sconfitto la Strega spezzando il sortilegio.

Per quanto riguarda la morale, fondamento di ogni fiaba, Straparola sottolinea la casualità della vita “Vedesi un ricco in povertà cadere e quello che è in estrema miseria ad alto stato salire”; Basile invece pone l’accento sull’ingratitudine del padrone della gatta “L’ingratitudine è come un chiodo arrugginito piantato nell’albero della cortesia, e lo fa seccare”, mentre Perrault scrive “Benchè sia grande la felicità di godere d’una ricca eredità , per gli uomini in giovane età l’ intraprendenza e la capacità valgono più dei beni regalati!”.

Ed è alla morale di Perrault che si ispira la morale di questa storia: l’intelligenza e la capacità di cavarsela, intese come qualità necessarie per la sopravvivenza e fondamentali per trovare il modo per affrontare i problemi e risolverli, sono la vera ricchezza. L’ingegno, la fantasia e il coraggio, insieme ad innate capacità registiche, sono le virtù che permettono al gatto di cambiare in meglio il proprio destino e quello del suo padrone. Il gatto non si arrende, non si abbatte, non si lascia sopraffare dagli eventi. Anzi. Ogni difficoltà è una sfida ogni complicazione è una avventura. Il gatto, insomma, è un vero eroe.

Le sue eccezionali virtù e la sua nobiltà d’animo lo rendono un personaggio straordinario, moderno, attualissimo. Ed è il gatto, alla fine dell’opera, a lanciare il suo messaggio ai bambini “Ricordate che bisogna osare, perché l’ingegno e la capacità possono trasformare ognuno di voi in un Marchese di Carabà! E se qualcuno vi spezza le ali , non preoccupatevi, avete i pensieri! Con quelli si vola per davvero e si può cambiare il mondo intero!”

Maria Grazia Pani  

Il gatto con gli stivali

Libretto e regia Maria Grazia Pani

Musica Nicola Scardicchio

Trama

Un mugnaio, morto di crepacuore a causa dei malefici di una strega, lascia in eredità ai figli le sue poche proprietà. Al figlio maggiore, Antonino, lascia il mulino, al medio, Fanigliulo, il mulo, e al figlio più piccolo, Fortunato, lascia solo un gatto.

Fortunato, sconfortato e avvilito, si chiede come riuscirà a sopravvivere. Il Gatto miracolosamente comincia a parlare e spiega al suo padrone che se seguirà le sue indicazioni diventerà ricco.

Il ragazzo non crede alle sue orecchie, ma, non avendo altre alternative, decide di fidarsi del gatto.

Così, acquistato un paio di stivali e un bel cappello, il gatto si reca nel bosco, dove cattura lepri e pernici al fine di donarli al Re di Bordonia, uomo assai goloso e credulone.

Al suo ingresso a corte il Re, la Regina e la Principessa ridono nel vedere un gatto parlante con gli stivali, ma il coraggioso felino non si scompone e fa notare al Re che la selvaggina è un omaggio del suo padrone, il Marchese di Carabà.

Intanto la gattina di corte, la bella Berenice, è affascinata da questo micione così elegante e sicuro di sé, il quale, senza perdere tempo, comincia a corteggiarla .

Dopo molte chiacchiere e complimenti, il gatto si congeda con tutti gli onori, torna dal suo padrone e gli spiega di avere in mente un piano ingegnoso grazie al quale il povero Fortunato potrà diventare il Marchese di Carabà. Si tratta di fingere di annegare nel lago presso il quale spesso il Re di Bordonia si ferma con la sua carrozza. Fortunato, che davvero non sa nuotare, dice al gatto che non ha alcuna intenzione di morire affogato, ma il gatto lo rincuora e garantisce che tutto andrà per il meglio.

Il giorno dopo infatti, Fortunato entra nel lago riluttante, e mentre passa la carrozza reale il gatto comincia a urlare a squarciagola attirando l’attenzione sul marchese di Carabas facendolo credere vittima di un furto e in grave pericolo. Il re ferma la carrozza e ordina alle guardie di salvare il Marchese di Carabas e di donargli nuovi abiti. A quel punto Fortunato è salvo, e con i nuovi vestiti sembra davvero un nobile. Tra lui e la Principessa scatta il colpo di fulmine, sotto gli occhi compiaciuti della Regina e del Re, felici di aver finalmente trovato un buon partito per la figlia.

A quel punto il gatto invita il Re a raggiungerlo presso il Castello del Marchese di Carabas.

L’astuto felino corre più veloce della carrozza per intimare ai contadini, pena una condanna, di dire al Re che i terreni sono di proprietà del Marchese di Carabas.

Poi corre al Castello della Strega Vastrusa e con un espediente, la trae in inganno facendola trasformare in un topolino e in battibaleno se la mangia.

Così entra in possesso del castello e quando giunge il Re lo accoglie come se fosse casa sua.

Tutto si risolve in un lieto fine.

Il Re concede la mano della principessa a Fortunato, mentre il gatto, trionfante, canta la sua morale.

IL GATTO CON GLI STIVALI ORARI E DATE

Martedì 15 maggio 17.00 / 18.30

Mercoledì 16 maggio  10.00 / 11.30

Giovedì 17 maggio 10.00 / 11.30

Venerdì 18 maggio 10.00 / 11.30

Sabato 19 maggio 17.00 / 18.30

Domenica 20 maggio 18.30

Martedì 22 maggio 10.00 / 11.30

Mercoledì 23 maggio 10.00 / 11.30

Giovedì 24 maggio 11.00

Sabato 26 maggio 17.00 / 18.30

Domenica 27 maggio 17.00 / 18.30

Lunedì 28 maggio 10.00 / 11.30

Martedì 29 maggio 10.00 / 11.30

Mercoledì 30 maggio 10.00 / 11.30

Giovedì 31 maggio 11.00

Giovedì 22 novembre 10.00 / 11.30

Venerdì 23 novembre 10.00 /

Martedì 27 novembre 10.00 /

11.30

Mercoledì 28 novembre 10.00 / 11.30.

 

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