fbpx

La lezione di Mattarella, uomo di Stato in mezzo agli apprendisti stregoni

Dopo l’ennesimo giro di inutili consultazioni il presidente della Repubblica striglia i partiti e li mette davanti alle loro responsabilità. Per uscire dalla crisi Mattarella si fa garante di un governo neutrale, a termine. Ma il gioco dei personalismi prosegue: è già arrivato il no di Lega e M5S

di Marco Sarti

Severo ma garbato, Sergio Mattarella ammonisce i partiti e li mette davanti alle proprie responsabilità. Dopo due mesi di rissose inconcludenze, il presidente della Repubblica conquista la scena e offre la soluzione per risolvere la crisi. Stavolta il capo dello Stato richiama tutti all’ordine. «È doveroso dar vita a un nuovo governo», spiega al termine dell’ennesima, inutile, giornata di consultazioni al Quirinale. «Non si può più andare oltre». La decisione di come uscire dallo stallo, però, spetta ai partiti. Il presidente propone diverse strade: «Dare pienezza di funzioni a un governo che sia in carica finché tra di loro non si raggiunga un’intesa, comunque non oltre la fine dell’anno. Oppure tornare a nuove elezioni, nel mese di luglio o in autunno». Non c’è più tempo da perdere. Mattarella è evidentemente infastidito dal teatrino degli ultimi sessanta giorni, ma riesce a non perdere il tatto istituzionale che lo ha sempre contraddistinto.

L’offerta del presidente è un governo di garanzia. Un esecutivo neutrale, come lo definisce nel suo breve discorso al Colle. Basta un intervento di pochi minuti per presentare l’ultimo appello ai partiti, finora incapaci di qualsiasi intesa. È la sola alternativa a un voto anticipato che rischia di mettere in grave difficoltà il Paese. Dopo aver assistito con invidiabile pazienza alla sceneggiata delle ultime settimane, il capo dello Stato propone la nascita di un governo di servizio, a termine. Il nuovo esecutivo dovrà occuparsi di mettere in sicurezza il bilancio dello Stato, elaborando la legge finanziaria e scongiurando l’aumento dell’Iva. E chissà che nel frattempo, magari, il Parlamento non trovi un accordo sulla riforma elettorale. In questo modo Mattarella viene incontro alle necessità dei partiti. Negli ultimi giorni è stato chiesto più volte al Colle di non accelerare, in attesa che potesse maturare un’intesa tra le forze politiche. Bene, la soluzione prospettata al Quirinale dovrebbe servire anche a questo. Se nelle prossime settimane si salderà una maggioranza in Parlamento, il nuovo governo è pronto a farsi da parte. Il presidente della Repubblica lo dice in maniera chiara. L’esecutivo che nascerà nelle prossime ore avrà un mandato limitato nel tempo. «Laddove si formasse nei prossimi mesi una maggioranza parlamentare – spiega Mattarella – questo governo si dimetterebbe immediatamente». In ogni caso non si andrà oltre la fine dell’anno. Per traghettare il Paese ad elezioni anticipate nella primavera del 2019, insieme alle Europee.

Severo ma garbato, Sergio Mattarella ammonisce i partiti e li mette davanti alle proprie responsabilità. Dopo due mesi di rissose inconcludenze, il presidente della Repubblica conquista la scena e offre la soluzione per risolvere la crisi. Stavolta il capo dello Stato richiama tutti all’ordine. Non c’è più tempo da perdere

Il capo dello Stato è costretto a colmare le incapacità della politica. Stavolta Mattarella ci mette la faccia. Sarà lui a farsi carico di un governo che, con ogni evidenza, è strettamente legato al Quirinale. La decisione non è stata semplice. Le prime reazioni dei partiti lasciano intendere che quasi certamente il nuovo esecutivo non potrà ottenere la fiducia delle Camere. Già nella serata di ieri Cinque Stelle e centrodestra si sono affrettati a prendere le distanze dall’iniziativa del Quirinale. Tuttavia il presidente non sembra disposto a cedere su quella che sembra l’unica vera soluzione in grado di scongiurare un rapido, e pericoloso, ritorno alle urne. Nel frattempo Mattarella cerca persino di rassicurare gli inconcludenti leader. Ecco un altro particolare inedito nell’offerta del presidente della Repubblica. I componenti del governo di garanzia dovranno interpretare alla lettera l’aspetto “neutrale” dell’esecutivo. Il capo dello Stato chiederà a ciascuno l’impegno a non candidarsi alle prossime elezioni. In questo modo si cerca di sgombrare il campo da ogni paragone con il governo di Mario Monti, nato con un profilo tecnico e rapidamente convertito alla politica.

Quello immaginato da Mattarella sarà un esecutivo di garanzia, insomma. E non potrà in alcun modo influenzare il voto. È una scelta attenta del Quirinale: proprio per evitare governi di parte si sono escluse due ipotesi molto discusse nelle ultime ore: la conferma di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi e la nascita di un governo di minoranza guidato da Matteo Salvini. Il momento è delicato. Anche per questo il Colle affiderà il compito solo a figure di riconosciuto valore e altissimo livello istituzionale. Entro le prossime ore si saprà di più sull’identikit del presidente del Consiglio. Intanto restano le indiscrezioni sui nomi che già circolano da qualche giorno: dal giurista Sabino Cassese al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, passando per la vicepresidente della Consulta Marta Cartabia, l’economista Lucrezia Reichlin e il segretario generale della Farnesina Elisabetta Belloni.

Ancora una volta, al presidente spetta il ruolo di arbitro e garante. Mattarella ammonisce i partiti e li richiama alle loro responsabilità. Nei prossimi giorni saranno loro ad assumersi la responsabilità della decisione finale. Viste le premesse degli ultimi mesi, non c’è troppo da stare sereni

Come detto, le possibilità che il nuovo governo ottenga la fiducia del Parlamento sono fin troppo basse. Ecco perché al Quirinale è stato studiato con attenzione anche il secondo scenario, quello che il presidente Mattarella ha sempre voluto evitare. Se l’esecutivo sarà sfiduciato, il Colle dovrà obbligatoriamente sciogliere le Camere. A quel punto il governo di garanzia rimarrà in carica solo per gli affari correnti, in attesa del nuovo voto. In questo caso si aprono due finestre elettorali. La prima arriverà in estate. Non all’inizio di luglio, come auspicano i leader di Lega e Cinque Stelle, ma il 22 del mese. Secondo il parere degli esperti è questa la data utile più vicina. Altrimenti si tornerà alle urne in autunno. I rischi di una corsa al voto sono evidenti e Mattarella non li nasconde. C’è anzitutto una questione legata al calendario: mai prima d’ora gli italiani hanno votato durante l’estate, con tutte le incognite di un’elezione in tempo di ferie. Non solo. Una competizione in tempi brevi obbligherà a votare con la stessa legge elettorale. Il rischio è quello di ottenere risultato identico e una nuova fase di stallo. Le elezioni a settembre nascondono altre incognite. Mattarella teme che a quel punto non ci sarà il tempo necessario per elaborare e approvare la manovra finanziaria. «Con il conseguente, inevitabile, aumento dell’Iva e gli effetti recessivi che l’aumento di questa tassa provocherebbe». Per non parlare dei rischi legati a un’offensiva della speculazione sui mercati internazionali. Ancora una volta, al presidente spetta il ruolo di arbitro e garante. Mattarella ammonisce i partiti e li richiama alle loro responsabilità. Nei prossimi giorni saranno loro ad assumersi la responsabilità della decisione finale. Viste le premesse degli ultimi mesi, non c’è troppo da stare sereni.

Print Friendly, PDF & Email

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Segui via Email
Facebook
Facebook
Google+
http://www.corrierenazionale.net/2018/05/13/la-lezione-di-mattarella-uomo-di-stato-in-mezzo-agli-apprendisti-stregoni
Twitter