Fake news e giornalismo di pace

I social networks potenziali veicoli della comunicazione di massa. Fake news e giornalismo di pace. 

Di Giovanni Mercadante

Il convegno tenuto venerdì scorso 11 maggio 2018 nel cine-teatro Sidion di Gravina di Puglia è stato organizzato dalla Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti avente per tema la comunicazione sociale.

All’incontro hanno partecipato l’Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti, il prof. Massimiliano  Padula docente presso l’Istituto pastorale della Pontificia Università lateranense  e la giornalista dott.ssa Marilda Tria. I lavori sono stati introdotti da don Giuseppe Loizzo, direttore Ufficio diocesano per le comunicazioni e moderati dal giornalista Vito Giordano. Questa operazione rientra nei crediti formativi  (4CRF)  dei giornalisti e pubblicisti.

Il tema affrontato è stato la comunicazione tra  i giovani sia in ambito familiare che sui social network.

Un problema scottante che investe la società a livello mondiale, i cui sistemi comunicativi tra i nativi digitali producono effetti sì positivi, ma soprattutto negativi se utilizzati con scopi malevoli. Tuttavia, il regolamento europeo che entrerà in vigore dal 25 maggio 2018, ovvero tra una decina di giorni, sul trattamento dei dati comincerà ad avere i suoi effetti per la responsabilità oggettiva che ne limiterà l’uso indiscriminato di comunicazioni tendenziose o false, dette con un termine anglosassone: fake news, lemma entrato a pieno diritto nel linguaggio multimediale.

La Diocesi ha ritenuto opportuno fare la sua parte, perché la chiesa è luogo di aggregazione per eccellenza, da cui partono le pulsazioni comunicative che si irradiano attraverso le famiglie e i loro componenti; forma le nuove generazioni al rispetto dei valori attraverso il catechismo, nei cui organismi diocesani operano catechisti, operatori parrocchiali, professori di religione.

Don Giuseppe Loizzo non ha nascosto che il cellulare è un strumento potenziale di comunicazione, per il quale molti giovani gli chiedono di benedirlo, così come in passato si usava fare per esempio per una utilitaria fiammante. La condivisione di notizie o di un evento tra i giovani è un messaggio che richiede un semplice click pigiando il tasto “like”/mi piace.

Il nuovo regolamento europeo mette in guardia gli utenti dal non usare con troppa faciloneria quell’icona perché si incorre nella corresponsabilità della condivisione dell’offesa ad un soggetto, punibile con l’art. 110 del Codice penale.

Le fake news non sono solamente quelle diffuse attraverso lo scritto, ma anche quelle a mezzo di immagini artefatte, cioè montando in una foto originale dei “crop”/ritagli  presi da un’altra fonte e inserite nell’immagine che si vuol far passare per buona, come fonte sicura. Le rettifiche alla “fake news”, dette anche bufale, non hanno la stessa potenzialità di diffusione. Una volta fatto il danno, la rettifica passa in second’ordine.

Don Giuseppe  Loizzo e la giornalista Marilda Tria hanno fatto riferimento anche a molte citazioni di fake news presenti nella dottrina della chiesa.

Altre citazioni sono state ricavate dalla quotidianità americana del 1835, dove gli strilloni per vendere più copie agli angoli delle avenue di Chicago e di New York, si inventavano delle notizie che poi non risultavano apparire nei quotidiani. Lo scopo era di suscitare la curiosità dei lettori al mattino presto.

Per stare nel tema delle notizie diffuse dalla Chiesa, è bene precisare che quelle vere sono quelle dei siti ufficiali della diocesi, del Vaticano, della C.E.I./Conferenza  episcopale italiana.

Come controllare le fake news? Attraverso le URL, il cui acronimo sta per Uniform Resource Locator che identifica univocamente l’indirizzo di una risorsa in Internet, tipicamente presente su un host server, come ad esempio un documento, un’immagine, un video, rendendola accessibile ad un cliente.

Gli obblighi del giornalista per evitare di diffondere notizie e/o foto tendenziose, artefatte, o false, sono sanciti dalla legge, e deve prestare attenzione alla condivisione, del “like”, perché ne è corresponsabile con il lettore.

La legge n. 69 del 3 febbraio 1963 ne sancisce  diritti e doveri del giornalista nell’ambito delle sue funzioni. Ha l’obbligo di dire la verità, oggettiva e sostanziale. Inoltre la CARTA DI TREVISO dei giornalisti del 1990 riguarda la tutela delle notizie sui minori.

La comunicazione non  afferisce solamente i giornalisti, ma investe, come detto all’inizio, la famiglia che è la cellula primaria della società che insegna i primi passi della comunicazione.

Ritornando alla funzione della chiesa, è stato detto che è auspicabile che ogni parrocchia disponga di un buon comunicatore e che sappia fare bene ill suo lavoro. La sua formazione, senza dubbio, deve passare attraverso il filtro della Diocesi.

Print Friendly, PDF & Email