Governo M5s-Lega, i barbari entrati dentro le mura di Roma

“L’Italia è sul punto di instaurare il più anticonvenzionale ed inesperto governo alla guida di una democrazia occidentale europea dal Trattato di Roma del 1957: sarebbe formato dall’anti-establishment Movimento 5 Stelle e dall’estrema destra anti-immigrazione della Lega, partiti che considerano il moderno sistema politico dell’Italia come un completo fallimento e le politiche e la governance europea come piene di difetti. Ora i barbari non stanno semplicemente premendo alle porte di Roma, sono entrati all’interno delle mura”: il Financial Times in un suo editoriale non risparmia le critiche alla prospettiva di un governo Salvini-Di Maio.

“Tuttavia la Roma del 2018 non è quella del 410, né Luigi di Maio e Matteo Salvini assomigliano al re visigoto Alarico: i loro due pariti godono di indiscutibile legittimità democratica, avendo vinto le elezioni, ed è giusto che abbino l’opportunità di governare il Paese; escludere i vincitori alle urne dal potere non è una misura degna di una democrazia matura, se – come nel caso italiano – i vincitori hanno conseguito il loro successo in modo limpido e trasparente”, continua l’editoriale. “Ciò detto tuttavia le politiche illustrate nel loro cosiddetto ‘contratto per un governo di cambiamento’ danno non pochi motivi di preoccupazione: i due partiti si dimostrano eccessivamente russofili e si oppongono alle sanzioni europee nei confronti di Mosca; la Lega è a favore dell’espulsione su grande scala degli immigrati clandestini e sembra non preoccuparsi troppo del fatto che tali misure possano contravvenire alla legge italiana o agli obblighi internazionali del Paese”, avverte l’Ft.

Ma i dubbi più seri, conclude l’editoriale, riguardano le proposte econocmiche dei due partiti, ovvero il reddito di cittadinanza e la flat tax, nonché l’abolizione della riforma Fornero: “Il costo di queste iniziative sarebbe di decine di miliardi di euro, e la proposta sarebbe di finanziarle tagliando al spesa pubblica, facendo ricorso alle privatizzazioni, approvando un condono fiscale, colpendo l’evasione fiscale e incentivando la crescita economica: trattandosi di due partiti che affermano di rappresentare il nuovo, colpisce quanto la maggior parte di queste idee siano stantie; altri governi precedenti, specie quelli guidati da Silvio Berlusconi, hanno provato a metterle in pratica e si sono rivelate solo parzialmente efficaci”. Come risultato, il nuovo governo “potrebbe trovarsi in disaccordo con l’ortodossia fiscale di altri governi europei e della Commissione, e l’Ue sarebbe giustificata nel suo voler tenere il punto; tuttavia, dovrebbe anche riconoscere che negli ultimi vent’anni il principale problema dell’Italia non è stato il deficit di bilancio ma la mancanza di crescita economica e insufficienti riforme istituzionali, questioni su cui l’Ue potrebbe e dovrebbe collaborare costruttivamente con il prossimo governo italiano, anche se ciò dovesse significare sopportare la retorica iconoclasta di Lega e 5 Stelle”.

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