La penisola dei controsensi

E’ vano sperare nella stabilità politica italiana e, nella conseguente, governabilità a “lungo” termine. Ci abbiamo, più volte, sperato; ma gli eventi ci hanno fatto tornare sulle nostre primitive posizioni. In pratica, di cauti osservatori del panorama politico nazionale. Se, per il passato, gli Esecutivi avessero operato in un ambito meno condizionato, parecchi problemi del Bel Paese non ci sarebbero stati. Per anni, è sempre venuto meno il “dialogo” con effetti dirompenti anche su questioni ben sopra il mero aspetto politico. Da una parte rimane, quindi, l’Italia degli impegni economici/sociali da realizzare e dall’altra una sorta di “limbo” parlamentare.

 Come e con quali possibilità resta, per noi, un impenetrabile mistero. Se è vero, come già abbiamo scritto, che i nostri politici hanno due “anime”, dobbiamo anche riconoscere che, a livello partiti, nessuno trova basi d’incontro con le posizioni degli altri. Le intenzioni, in apparenza, sono tutte buone. I risultati assai meno. L’inconcludente atteggiamento dei singoli, non favorisce lo stabilirsi di propizie condizioni per intravedere cosa ci aspetterà per il futuro. I nuovi poli di “convergenza” non hanno fatto altro che accentuare le dispute politiche di casa nostra. Come primo passo, sarebbe stato opportuno favorire una “pax” politica. Soprattutto per ridare fiducia a tutti quelli che l’hanno perduta. Lo “zoccolo duro”, quello delle “Maggioranze” forti, è finito. Ci siamo arenati sulle cose importanti. Il tempo dei controsensi non ha più ragion d’essere. Spesso, è venuta meno anche l’onestà.

 C’è da ritrovare i fondamenti di una nuova equità che consenta di poter concorrere al futuro d’Italia. L’ipotesi di un Esecutivo a “contratto”, tanto cara alla formazione di Centro/Destra, stona ancor prima di vedere la luce. Si sono perdute di vista certe priorità da esaminare e alcune realtà da rivalutare. Insomma, c’è tutto uno stato politico che ha da ritrovare un’identità. Sono aumentati solo i sacrifici dei più deboli, mai compensati dal benessere di chi non ha dovuto rinunciare. Solo una prova di maggiore serietà politica, che oggi ancora ci sfugge, potrebbe consentire d’andare oltre il “ginepraio”. L’incongruenza resta, in ogni caso, sempre la stessa: in Italia ci si dimentica con facilità del passato che vincola il nostro presente e, probabilmente, anche il nostro futuro.

Giorgio Brignola

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