La storia di Alessandro e la sua famiglia di Torino

Rubrica Violenza e Stalking

di Antonio Russo

Il dramma di una normale famiglia italiana, che lo scorso 9 maggio trova risalto nella mia bacheca social di Facebook.

Una notizia bomba, di un disagio sociale di una famiglia. Una storia che rappresenta purtroppo quella di tanti Alessandro, licenziati, sfrattati e senza lavoro, sparsi in tutto il territorio italiano.

Storie comuni di nostri cittadini che hanno perso il lavoro, la casa e si sono visati costretti a vivere in auto con la propria famiglia, calpestando la loro “dignità”, che lanciano un solo grido: “Aiutateci, abbiamo fame”.

Oggi Alessandro, sua moglie e i due figli, sono costretti a vivere in auto, per strada, dove, nonostante la solidarietà della comunità, la situazione resta difficilissima. Una famiglia senza lavoro, senza casa, senza danaro e, malgrado i continui appelli di aiuto nessuno la ancora considerato

Il dolore di Alessandro si racchiude nella parola “aiuto”.

“L’unica cosa che vorremmo è una casa. I nostri figli hanno fame. E per restituirgli la loro infanzia siamo disposti a tutto, a svolgere qualunque tipo di lavoro”. Le persone durante il giorno passano dalla “casa” di Alessandro e lasciano quello che possono: monetine, alimenti, parole di conforto e spinte ad andare avanti. «Ci aiutano a non arrenderci, con quella dignità che rischiamo di perdere sotto le ruote dell’auto».

I bimbi della coppia hanno iniziato a chiedersi perché, da un giorno all’altro, abbiano perso la loro casa e siano finiti per strada. Le lacrime si fanno incessanti.

Alla chiamata di aiuto di Alessandro, da cittadino italiano, occupandomi delle problematiche sociale, come attualmente sulla violenza contro la donne e, avendo una forma mentis sulle difficoltà umane, pur se residente nel profondo Sud, immediatamente attraverso il social e i miei canali di conoscenza mi sono attivato, per un appoggio morale e, non solo.

Sicuramente, quello che salta all’occhio è che una famiglia, per fare conoscere la sua attuale grave situazione economica, debba rivolgersi ai mass media. Perché?

E’ mai possibile che le istituzioni, il Comune, i servizi sociali, le associazioni, non siano a conoscenza della situazione di Alessandro e la sua famiglia? Come può il Comune e i servizi sociali chiedere un reddito per assegnare una casa popolare se sono senza lavoro, come possono averlo?

Certamente la solidarietà tra noi cittadini va benissimo, una catena di aiuto dal Sud al Nord e viceversa, ma le Istituzioni, che dovrebbero rappresentare il popolo?

Mi dispiace e mi vergogno io per loro di un paese che consente questo…

Antonio Russo

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