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Mesi della crisi

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I provvedimenti normativi che dovrebbero “salvare” l’Italia non ci sono ancora. Da noi, resta complesso far maturare i preamboli atti  a risolvere i maggiori problemi che ci angustiano. Secondo la strategia Di Maio/Renzi, il contratto di governo, primo nella storia della Repubblica, dovrebbe essere approvato dai contranti prima di fine mese. Dopo, la “fiducia” in Parlamento sembrerebbe scontata.  Del resto, proprio per non determinare una flessione più generale del problema, tutto sembra procedere bene; ma solo a parole. L’analisi dell’attuale realtà non ci conforta. Non basta uno “slogan” per determinare una concreta inversione di tendenza che, da noi, dovrebbe essere preceduta da un progetto per ridare stimolo alla produttività.

 Quando i progetti indugiano sulla carta, l’economia resta inchiodata sul Golgota della recessione. Dato che il fatto non può essere sottaciuto, sarebbe meglio affrontarlo con i mezzi dei quali, realmente, possiamo disporre. Cioè ben pochi. Tutto il resto è spettacolo e neppure di buona lega. Per ora, il Capo dello Stato resta “arbitro” di una situazione che potrebbe trasformarsi in modo ingestibile. Gli italiani hanno bisogno di effettività.

 Sono cambiati i partiti, si sono andati a modificare anche certi loro programmi. L’opposizione è solo formale e le nuove, possibili, alleanze restano confinate al varo di un “contratto” del quale non conosciamo i limiti e le penali per chi dovesse sgarrare. Quello che persiste è una logorante “attesa” tra le parti. Per tentare di uscire dal tunnel della crisi, ci vorrebbero proposte differenti; se non nuove, almeno percorribili. Invece, si tira avanti con le usuali assicurazioni che si presentano bene, ma contano niente.  I “problemi”d’Italia sono più che evidenti. Intanto, l’Esecutivo “uscente” continua a vivere per l’ordinaria amministrazione. Sino a quando?

 Giorgio Brignola

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