La bellezza dell’onestà per l’esercizio di un corretto potere politico

fidandomi del tuo parlar onesto, 

ch’onora te e quei ch’udito l’ hanno”. (Inf. II, 114)

Di Massimiliano Tedeschi

Il giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica. Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe a una grande banda di ladri, come disse Agostino: «Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? ».  Nella questione del giusto ordine della collettività è fondamentale definire la relazione tra il necessario impegno per la giustizia e il servizio della carità, un impegno imprescindibile per tutti coloro che si preoccupano seriamente dell’uomo e del suo mondo, seguendo il criterio di ciò che è conforme alla natura di ogni uomo.

Certo, il potere è un fenomeno specificamente umano. Romano Guardini, filosofo e teologo cattolico del XX secolo, asseriva che di potere si può parlare solo quando siano dati due elementi: da un lato una vera energia, capace di modificare la realtà delle cose, e di determinare le loro condizioni e le loro reciproche relazioni; dall’altro una coscienza che ne sia consapevole; una volontà che stabilisca delle mete, una capacità che disponga della forza per raggiungere quelle mete.

Riguardo il tema della giustizia il contributo del cristianesimo è stato significativo, ha introdotto una vera e propria novità, considerato che la storia antica e recente ci ha sempre dimostrato che è proprio appellandosi alla giustizia che i popoli e le nazioni si sono affrontati e possono ancora dividersi aspramente. È certamente straordinario che proprio in congiunzione con la rivelazione cristiana la ragione naturale sia stata stimolata a un esercizio sempre più rigoroso ed efficace. La novità è consistita nel mettere al primo posto la carità come condizione previa per attuare l’unità di tutto il genere umano e, attraverso l’unità, l’ordine e la pace. Una carità che, ad avviso dell’allora papa Paolo VI, non resta  «puramente teorica, verbale e sentimentale, ma ha al suo seguito altre virtù, prima la giustizia, che è la minima misura della carità, ed altri coefficienti, che rendono pratica, operante, concreta l’azione ispirata e sorretta dalla carità stessa, nel campo variamente specifico delle realtà umane e temporali».

Tra le qualità umane  strettamente connesse  alla vita pubblica rientra a pieno titolo l’attitudine di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi: l’onestà.

Tommaso D’Aquino nella questione 145 della seconda parte della Summa Theologiae pone in relazione l’onestà all’onore. Quest’ultimo è legato alla testimonianza del valore di una persona ed ha a che fare con un comportamento esterno, qualificato dall’onestà, cioè da un aspetto dell’uomo che dimostra la sua rettitudine interiore. L’onestà, quindi, risiede nell’atto interiore ma si esprime nel comportamento esteriore. Di conseguenza, si comprende quanto sia una caratteristica indefettibile per chi intenda impegnarsi seriamente in politica nella costruzione di un giusto ordinamento sociale e statale, mediante il quale a ciascuno viene dato ciò che gli spetta. Un compito fondamentale che ogni generazione deve affrontare e che origina dalla natura stessa di ogni essere umano, argomentato a partire dalla ragione e dal diritto naturale.

È evidente che ciò che avvelena la convivenza sociale e che spezza alla radice le relazioni che ha l’uomo nella sua natura più profonda è la corruzione. Papa Francesco, nel pronunciare parole di ferma condanna contro la corruzione, sottolinea la necessità di vivere relazioni oneste: «[…] L’essere umano ha, infatti, una relazione con Dio, una relazione con il suo prossimo, una relazione con il creato, cioè con l’ambiente nel quale vive. Questa triplice relazione — nella quale rientra anche quella dell’uomo con se stesso — dà contesto e senso al suo agire e, in generale, alla sua vita. Quando l’uomo rispetta le esigenze di queste relazioni è onesto, assume responsabilità con rettitudine di cuore e lavora per il bene comune. Quando invece egli subisce una caduta, cioè si corrompe, queste relazioni si lacerano».

Foto: “La Carte de l’Enfer”  di Sandro Botticelli

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