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L’invettiva del papa contro la finanza tossica

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 ‘Credito a rischio, lo Stato non sia al servizio’

Invettiva del papa contro la finanza tossica e gli strumenti economici sregolati. In un documento sul discernimento etico in economia, il Vaticano chiede alla politica di non essere al servizio del potere economico-finanziario e dice no alla finanza speculativa che genera rischi per il credito. Allo Stato si chiede percio’ di introdurre una certificazione dei prodotti finanziari, utile a tutelare il sistema e prevenire effetti collaterali negativi.

Il Vaticano è sceso in campo nel tentativo di restituire etica all’economia e alla finanza. E’ stato così stilato un documento da parte della Congregazione della Dottrina della Fede in collaborazione con il dicastero che si occupa di Sviluppo Umano Integrale, siglato lo scorso 6 gennaio, le cui considerazioni sono state approvate dal Papa che ne ha ordinato la pubblicazione. Il documento, come scrivono gli autori, intende dare un contributo al dialogo. “Ciò che più di un secolo fa era stato preconizzato, si è oggi tristemente avverato: la rendita da capitale insidia ormai da vicino, e rischia di soppiantare, il reddito da lavoro, spesso confinato ai margini dei principali interessi del sistema economico.

Ne consegue il fatto che – si legge nel documento – il lavoro stesso, con la sua dignità, non solo divenga una realtà sempre più a rischio, ma perda altresì la sua qualifica di ‘bene’ per l’uomo, trasformandosi in un mero mezzo di scambio all’interno di relazioni sociali rese asimmetriche”. “Proprio in questa inversione di ordine fra mezzi e fini, per cui il lavoro da bene diviene ‘strumento’ e il denaro da mezzo diviene ‘fine’, trova un fertile terreno quella spregiudicata ed amorale ‘cultura dello scarto’ che ha emarginato grandi masse di popolazione, privandole di un lavoro degno e rendendole così ‘senza prospettive e senza vie di uscita’: ‘Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma – denuncia il documento – di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma rifiuti, ‘avanzi’”.

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