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Italiani in partenza e stranieri in arrivo

 
Ma qual è il ruolo del Ministero degli Esteri su fronte dell’immigrazione?” è stato chiesto a Vignali, che spiega “Prima di tutto la Farnesina stabilisce un dialogo con gli altri Paesi, non solo con i paesi di partenza, ma anche con quelli di passaggio del flusso migratorio. Si cerca di coinvolgere le parti, in un’ottica di partenariato, per arrivare a una gestione di questo fenomeno migratorio flusso e non subirlo. Anche a livello europeo si sta tentando la strada di cooperazione allo sviluppo e di investimenti, in particolar modo privati, in questi paesi. Si parla molto spesso, anche troppo, di un piano Marshall per l’Africa, piano che l’Europa, a dire il vero, ha già lanciato”.
Vignali si riferisce al piano d’Investimenti esterno che è stato inaugurato nel 2017 e che comincerà a funzionare quest’anno, con uno stanziamento di 4 miliardi e 400 milioni di euro a garanzia degli investimenti europei in Africa, un piano che – come effetto leva – “dovrebbe arrivare, secondo le valutazioni di Bruxelles, a 44 miliardi di investimenti nei prossimi anni. Si tratta indubbiamente del più grande piano di aiuti che sia mai stato lanciato verso l’Africa. E si tratta anche di offrire delle opportunità diverse da quelle della migrazione e, ovviamente, nei paesi di origine del flusso”.
Proseguendo nella delineazione di questo “identikit”, Vignali ha poi voluto chiarire chi siano i migranti che arrivano sulle nostre coste dall’Africa, il paese che, in termini numerici, interessa maggiormente l’Italia e quindi le analisi ufficiali: “A differenza di quello che si potrebbe pensare, non sono le fasce più povere o oppresse della popolazione africana a raggiungere il nostro paese. Chi vive in estrema povertà, senza sapere nemmeno cosa ci sia oltre il confine del proprio villaggio, non ha le facoltà, soprattutto economiche, di attraversare il deserto”. E in effetti quasi tutti i migranti intervistati dai media italiani al loro arrivo, parlano di migliaia di euro pagati agli scafisti per attraversare il Mediterraneo.
Tra i paesi di passaggio del flusso che per l’Italia sono più significativi – a parte la Libia che rappresenta l’ultimo step prima dell’arrivo in Italia – al primo posto si piazza il Niger: “Da questo paese – spiega Vignali – passa la grande maggioranza dei migranti che poi arriva in Libia. Questi migranti in Niger chiaramente spendono per mangiare, dormire, utilizzare i mezzi di trasporto locali, oltre che per pagare le guide locali che li aiutano ad attraversare il deserto.
Io – ha proseguito – sono stato varie volte in Niger e, soprattutto nella regione a Nord che confina con la Libia, quello che mi hanno detto i notabili locali è che quello di far attraversare il deserto è un vero e proprio lavoro sin dai tempi degli antichi romani, quando accompagnavano i mercanti che dal Sud dovevano raggiungere il ricco impero con i loro prodotti. Poi è stata la volta dei pellegrini diretti alla Mecca. Oggi il business è rappresentato dai migranti. Proprio per questo motivo dobbiamo attivare delle opzioni alternative di sviluppo dell’economia”.
Ma, osserva il direttore dell’Aise, la struttura diplomatico-consolare deve essere nelle condizioni di stabilire contatti e mediazioni in tutti questi paesi.
“In effetti – ha spiegato il ministro – occorre una presenza stabile per approfondire il discorso di cooperazione e investimenti. Lo scorso anno, infatti, è stata inaugurata l’ambasciata proprio in Niger; un’altra è stata aperta in Guinea e una verrà aperta tra non molto in Burkina Faso”.
Va detto però che con la digitalizzazione, “che coinvolge sia i servizi rivolti a chi arriva in Italia, sia a chi se ne va, il “servizio visti” dell’Italia, nel 2017, ha trattato circa due milioni di domande di visto”. “Siamo tra i primi in Europa, ha sottolineato Vignali insieme con la Germania e un gradino sotto soltanto alla Francia. L’impatto economico, tra l’altro, è interessante, visto che rete visti porta ogni anno alla Pubblica Amministrazione circa 100 milioni di euro.”
Tornando ai flussi in uscita dall’Italia, i servizi che i nostri connazionali hanno all’estero – ha sostenuto il Direttore Generale- sono tanti, ma per accedervi è assolutamente necessario essere iscritti all’Aire”. “Il primo di questi servizi è quello del rilascio del passaporto. Poi ci sono i servizi notarili, gli atti di stato civile, le registrazioni.” “C’è – per esempio – un progetto che si chiama Fast-IT, che sta per “Farnesina Servizi Telematici per gli Italiani all’Estero”. Servizio che consente di iscriversi online all’AIRE, di cambiare indirizzo e, in prospettiva, consentirà di avere altri servizi, come quello del rilascio del passaporto.” Tra le altre iniziative in corso di sviluppo Vignali cita la possibilità di pagare online con PagoPA, il potenziamento della rete consolare “onoraria” ,la dotazione di apparecchiature per la trasmissione biometrica dei dati dei nostri cittadini: impronte digitali, fotografie che serviranno poi ad emettere un passaporto da remoto evitando spostamenti di centinaia, a volte migliaia, di chilometri.
Riprendendo il discorso sulla nuova mobilità italiana, Vignali ne sottolinea le differenze dall’emigrazione “storica” : “L’emigrazione tradizionale –spiega- chiedeva di mantenere dei legami forti con il paese di origine. La nuova mobilità cerca soprattutto di “integrarsi” nel nuovo paese. Chi parte oggi vuole sapere come lavorare, come trovare casa, come studiare la lingua, come trovare assistenza sanitaria, come sfruttare al meglio le opportunità.”
“E va anche detto” aggiunge il DG “che proprio perché questa nuova mobilità è volatile, essa ha bisogno, di informazioni rapide. Noi, quindi, stiamo realizzando, e spero di poterla lanciare nei prossimi mesi, una “App” che consenta agli italiani all’estero di avere una serie d’informazioni molto dettagliate su tutti i paesi del mondo e sui servizi consolari che noi offriamo in questi paesi per aiutarli a orientarsi”.
Quanto alla composizione della nuova emigrazione, Vignali ha voluto precisare che “circa il 51% di quelli che partono ha meno di 40 anni. Tra tutti gli italiani che partono, poi, circa il 30% ha una laurea – e dunque -ha sottolineato- qui possiamo parlare di fuga di “competenze” -; un altro 30% ha il diploma e un altro 30% ancora ha solo la terza media.
C’è poi un 12% di pensionati che cercano migliori opportunità di vita in paesi con maggiore potere di acquisto dove godersi la pensione: Tunisia, Canarie, Portogallo, Europa dell’Est. Un flusso importante riguarda le famiglie con figli e se un giovane che parte è allo stesso tempo una perdita, ma offre anche la possibilità di un “guadagno” nel caso dovesse tornare, per un nucleo familiare o un anziano che parte è difficile immaginare un ritorno.
Nel gestire i flussi migratori in uscita – ha aggiunto il D.G. – ci dobbiamo porre due obiettivi: da un lato quello del recupero dei talenti che partono, dall’altro dobbiamo prevenire partenze incontrollate, senza competenze adeguate o senza una conoscenza di quello che sarà il mondo all’estero”.
“Come si fa prevenzione in questo campo?” ha chiesto il direttore dell’Aise. “Da tempo” risponde Vignali ”stiamo lavorando con il Ministero del Lavoro e con il Miur per un tavolo di informazione in cui dovremo coinvolgere diverse realtà del Paese: le regioni, i comuni, le singole città. C’è bisogno di un’azione ad ampio spettro, a partire dalle scuole, non per frenare i flussi – la mobilità in se è un valore aggiunto di scambio e arricchimento – ma per “preparare” chi parte.
Vignali ha poi parlato del “ruolo importante” che ricoprono le Regioni:
“Per ora, con le Regioni, abbiamo due progetti: l’organizzazione, per il prossimo anno, della nuova conferenza Stato-Regione-Cgie; ne venne fatta una nel 2009. A dieci anni vorremmo rifarlo. Ci sono temi importanti, anche molto concreti, per esempio in termini di fiscalità: la tassazione della prima casa: una volta che si va all’estero, la defiscalizzazione consentirebbe di mantenere questo immobile. Il discorso dei servizi sanitari: chi si iscrive all’Aire perde la possibilità di usufruire del servizio sanitario nazionale. Questo è uno dei motivi per cui molti italiani in Europa non ci si iscrivono; se riuscissimo a trovare con le regioni una modalità per favorire chi è all’estero sarebbe un aspetto importante.
L’altro progetto, che proprio questi giorni stiamo lanciando con le regioni consiste in un’importante iniziativa volta a favorire il “turismo delle radici”, detto anche “turismo di ritorno”. Questo è un filone nuovo per il nostro paese, ma già sperimentato nelle aree anglosassoni, in Scozia e in Irlanda. Vorremmo attivare un circuito analogo, per organizzare viaggi riservati ai discendenti di italiani all’estero per scoprire le proprie origini”.
Ribadendo il proprio giudizio positivo poi del bilancio dell’ultima consultazione elettorale del 4 marzo scorso, Vignali Della Noce ha affrontato anche il discorso del cospicuo aumento di iscritti all’Aire che, rispetto alle consultazioni precedenti, è stato di 700 mila unità.
Di questi, una piccola percentuale è stata rappresentata da “nuovi cittadini”, cioè da coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana in tempo utile per votare: “L’acquisto della cittadinanza – ha spiegato Vignali, è un’altra sfida importante che devono affrontare gli uffici consolari. La legge di cittadinanza italiana è la più generosa al mondo: noi possiamo dare la cittadinanza italiana, teoricamente, a qualsiasi discendente di un cittadino italiano al momento dell’Unità d’Italia, nel 1861. Di fronte a tanta generosità chiediamo però pazienza. I tempi sono lunghi, la pressione è tanta, le richieste sono enormi”.
L’ultimo argomento di riflessione ha riguardato le Università.?”
“Innanzi tutto – ha risposto il ministro – dobbiamo renderci conto che la mobilità umana è parte della storia collettiva. Quello che però dobbiamo aver presente è che ogni migrazione rappresenta anche un impoverimento del paese di origine. Per quanto attiene all’Italia, mi pare di ricordare che, secondo un’indagine di Confindustria, ogni laureato che parte dal nostro paese è costato al sistema circa 200 mila euro. Detto questo, in questo momento ci sono varie collaborazioni con il Miur per favorire la presenza dei nostri studenti all’estero ma è necessario mettere chi parte nelle condizioni di poter ritornare. Recentemente, la direttrice di un importante centro di ricerca di Parigi mi ha detto che l’Italia, con i suoi talenti, sta finanziando la ricerca francese. Parliamo di un 20% di italiani sul totale dei ricercatori in Francia. Dobbiamo quindi sforzarci di creare le opportunità di rientro. È questa, oggi in questo settore, la vera sfida da affrontare”.

Gianluca Zanella

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