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Presidente Giancaspro “si vis amari, ama”

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BARI – Dunque il Bari non ha adempiuto a quanto avrebbe dovuto. Questa la sentenza sulla quale non c’è nulla da controbattere. Volenti o nolenti. Il Presidente, evidentemente, ha portato avanti una difesa non corrispondente alla realtà dei fatti, almeno così si interpreta da quanto enunciato dalle carte, così come – si legge nel carteggio – non c’è traccia del fido bancario sventolato in sede di deposizione nel primo grado di giudizio, fido che sarebbe andato a coprire le somme versate. Dunque non c’erano denari freschi per poter coprire le scadenze. Questo ha sentenziato la legge sportiva che va rispettata ma che – lo ricordiamo – si è mossa colpevolmente tardi. E meno male che a difenderlo c’era uno dei più – se il più – affermato avvocato esperto di questi temi: non osiamo immaginare cosa ne sarebbe stato del Bari senza di lui che ha perduto sia il primo grado, sia il secondo grado di giudizio nonostante – si ricorderà – le sua rassicurazioni rilasciate ad una testata giornalistica per le quali, il Bari, ne sarebbe uscito indenne.
Sicché i tifosi baresi saranno costretti a non poter vedere i propri beniamini al San Nicola ma dovranno, causa di forza maggiore, accontentarsi di salire fino in Veneto in una misura altamente ridotta, il resto dovrà accontentarsi di soffrire davanti alla TV.

Il Presidente Giancaspro, non sempre santificato dai tifosi, continua a portarsi con se’ luci ed ombre da quanto è subentrato a Paparesta, risultando non sempre un abile comunicatore nonostante il suo sorriso occasionale. La frase “son tutte “fake news” relativamente alla domanda se ci fosse il rischio di penalizzazione era, evidentemente, veritiera e non, appunto, una notizia inventata. E se adesso il Bari si trova nella modalità di avere un solo risultato a disposizione, vale a dire la vittoria a Cittadella, è solo per colpa di chi non ha versato, per tempo, quanto si avrebbe dovuto nei termini stabiliti. C’è niente da fare, è così e basta. Peccato perché il Presidente avrebbe potuto uscirsene con un’altra frase, tipo “scusatemi ma questa volta ho difficoltà nell’adempiere ai pagamenti, non vogliatemene”: sicuramente i tifosi lo avrebbero apprezzato ancor di più e, conoscendoli, avrebbero anche incoraggiato la società affinché il gap sarebbe passato in second’ordine, anzi, chissà che, se detto per tempo, invece di 67 punti non ne avrebbe conquistati qualcuno in più considerando il valore umano della tifoseria barese, unica, o forse rara, in Italia per la loro riconosciuta generosità e squisita bontà. Ed invece no, si è preferito raccontare, appunto, una “fake news” senza che nessuno destabilizzasse la società e senza alcun complotto al riguardo. Del resto il Presidente sarebbe stato anche capito dal momento che ha sborsato un mare di quattrini, lui che di certo non è un Paperon de’ Paperoni, un Presidente che ha comunque garantito la continuità in un campionato professionistico, un po’ sulla falsa riga dei Matarrese i quali, con tutte le sacrosante critiche, nel bene o nel male, hanno garantito 36 anni di professionismo, retrocedendo solo un anno in C nel lontano 1982-83, anno, per giunta, carico di emozioni inusitate visto che la squadra di Bolchi sfiorò la semifinale di Coppa Italia sbarazzandosi di Fiorentina e Juventus: la retrocessione di Venezia di un decennio fa facciamo finta di non calcolarla.

Per contro occorre anche dire, ad essere onesti come riteniamo di essere, il raggiungimento dei playoff era il traguardo prefisso ad inizio campionato, sicché l’obiettivo è stato raggiunto, dunque nulla quaestio.
Però occorre altresì dire che la comunicazione, differentemente dall’epoca di Paparesta quando si concedevano interviste ai protagonisti del pallone quasi giornalmente, quando si divulgavano le dirette facebook, quando si entrava senza mostrarsi invadenti nella vita privata di un giocatore barese, in punta di piedi, magari sul lungomare davanti ad un piatto di ricci o di polpi esaltando la baresità che tanto piace ai tifosi, insomma tutto quanto c’era da fare e da regalare a quest’ultimi per cementificare e rendere un sol tutto società-squadra-tifosi, è stata quanto meno opinabile sotto tutti i punti di vista: comunicati sempre a discolpa della società, minacce di querele, giocatori la cui parlantina e relativi contenuti son risultati prevedibili come le giocate di Tello, in più mettiamoci il silenzio di Grosso e il cerchio è fatto Insomma un po’ più di zucchero, qua e là, non avrebbe fatto male. Anzi. Ed invece solo divieti per ogni cosa. E a pagare il dazio sono stati solo i tifosi che si son dovuti accontentare dell’intervista di Grosso ai microfoni Sky, interviste, peraltro, prevedibili dato il linguaggio fin troppo diplomatico dell’allenatore che, tuttavia è appena il caso di precisare, è stata la vera rivelazione di questo turbolento campionato del Bari: alla sua prima esperienza in un torneo professionistico, nonostante qualche errore dovuto all’inesperienza, è arrivato ai playoff, dunque c’è solo da applaudirlo.
E tornando al discorso iniziale, ci sarebbe anche il problema della solidità finanziaria che, stando a quanto accaduto, non risulterebbe, poi, così scontata ma piena di incertezze quando invece dovrebbe essere la conditio sine qua non per poter guardare il futuro con serenità.

A tal proposito il Presidente nell’ultima conferenza stampa ha assicurato la tifoseria che ci sarebbe stata continuità e che non avrebbero dovuto preoccuparsi a riguardo, però, così come accadde per Paparesta al quale, una pletora di tifosi, sia virtuali mediatici, sia reali, pretese di conoscere la provenienza dei denari (si ricorderà un Lotito sempre sulla bocca di tutti, la Infront e mille altre fonti finanziare vaganti nella mente dei tifosi), e sappiamo bene come è finita, così sarebbe opportuno, senza fare i conti in tasca a nessuno, conoscere da dove vengono attinti i soldi per andare avanti, considerata la motivazione della penalizzazione, al sol scopo di tranquillizzare la tifoseria anche perché, così facendo, il Presidente farebbe risorgere recenti ombre abbattutesi sul Bari le cui cicatrici sono ancora evidenti sulla pelle dei tifosi. E riteniamo non sia giusto.
Si ha, dunque, il diritto ed il dovere di proseguire senza pensare al passato assumendosi le responsabilità, cercare di dialogare coi tifosi in un modo più concreto a prescindere dall’esito dei playoff.

Sotto questi aspetti ci sarebbe da star tranquilli dato che Giancaspro ha dichiarato che ci sarà continuità in ogni caso anche se, malauguratamente si dovesse rimanere in B, di qualche pezzo pregiato, probabilmente, se ne disfarà, ha dichiarato che il Bari non può stare ancora in B, che merita la A puntando al massimo senza pensare alla salvezza, confermando, anzi, sia Grosso che Sogliano che, occorre ammetterlo, hanno fatto molto bene quest’anno nonostante il risveglio tardivo di qualche giocatore, effetto non imputabile ai suddetti allenatore e Direttore.
Sarà capace, il Presidente, di mantenere la parola? Lo diciamo sin d’ora: è meglio raccontare la verità, – ad esempio – “per quest’anno soldi non ce ne sono, o sono pochi, e, dunque, speriamo di salvarci o di arrivare ai playoff con un po’ di fortuna”, che non una fake news. Essere sinceri è la miglior medicina per essere apprezzati ancor di più. E questo lo abbiamo ribadito qualche rigo più sopra. Insomma, “si vis amari, ama”.

Ed ora sotto col Cittadella: con il Bari intravisto a Parma, col Carpi in casa e a Palermo, non ce n’è per nessuno. Contro tutti e contro tutto. Maledetta giustizia su tutti.

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