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Sarà l’Italia a decretare la fine dell’euro?

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Di Rododak   

Mentre nel nostro Paese le trasmissioni televisive e la grande stampa rigurgitano di sedicenti opinionisti ed esperti intenti a formulare profezie terrorizzanti a sostegno di una eterna – quanto inutile – politica dell’austerità, agitando doverosamente lo spauracchio del debito pubblico, è un economista tedesco, Daniel Stelter, fondatore del think tank tedesco Beyond the Obvious e già membro del Comitato esecutivo del Boston Consulting Group, che ci riporta con i piedi per terra: la verità è che, se si fa trovare pronta a uscire dall’euro, l’Italia è in una posizione di forza rispetto alla Germania. Tanto più che i meccanismi di distorsione del mercato creati dalla moneta unica sono sul punto di ritorcersi contro la Germania stessa. Dal sito The Globalist.

Di Daniel Stelter

Francia e Germania saranno molto flessibili nella loro risposta alle richieste italiane, a dispetto della retorica ufficiale di Berlino e Parigi.

I politici e i mercati finanziari sono rimasti sorprendentemente rilassati dopo le recenti elezioni italiane. La loro aspettativa era che i nuovi partiti eletti si comportassero come tutti i partiti italiani in precedenza, dimenticando le promesse fatte prima delle elezioni.

E, nel caso non lo facessero, che il più importante italiano in Europa, il presidente della BCE Mario Draghi, avrebbe in qualche modo assicurato che tutto restasse calmo acquistando ancora più obbligazioni italiane.

Tuttavia, il nuovo governo italiano sta facendo saltare la speranza illusoria, nutrita dai politici di Bruxelles e Berlino, che si possa superare la crisi dell’eurozona facendo sempre di più le stesse cose.

Se si atterranno al loro programma – incentrato su tasse più basse, reddito di base per tutti e abolizione della recente riforma pensionistica – questo porterà l’Italia ad avere deficit molto più elevati.

Qualunque cosa si pensi di questo programma, il tentativo di superare la crisi dell’eurozona risolvendo il problema del debito eccessivo con ancora più debito ora è stato smascherato come una favoletta. L’inondazione di denaro proveniente dalla BCE negli ultimi anni ha soffocato i sintomi, ma non ha rimosso le cause.

Quello che avrebbe dovuto essere fatto è risaputo

Che piaccia o no, l’eurozona ha bisogno di un processo ordinato per superare il peso del debito eccessivo (pubblico e privato) e la competitività divergente dei suoi Stati membri.

Quest’ultima richiede di ridisegnare la partecipazione all’eurozona: e questo significa che o esce dall’euro la Germania e alcuni altri paesi del Nord o se ne vanno alcuni dei paesi meno competitivi del Sud.

Ma prima che una simile ristrutturazione possa avere luogo, deve essere ridotto il peso del debito reale. Non ci sono molte opzioni. Il sistema migliore sarebbe una ristrutturazione del debito concordata, intrapresa in uno sforzo congiunto dei paesi debitori e creditori.

In questo caso, l’eccesso di debito del settore pubblico e privato nell’eurozona – stimato in un range intorno ai tre trilioni di euro – sarebbe fuso insieme e la sua scadenza prolungata per un lungo periodo.

Sia i creditori che i debitori contribuirebbero, e la BCE potrebbe sostenere questo processo acquistando parte del debito. Questo è risaputo da quasi dieci anni.

Ma questa opzione richiede ai leader politici di ammettere di fronte all’opinione pubblica che l’euro è un progetto politico privo di un’adeguata base economica (il che è quello che ha provocato grosse perdite per tutti i paesi coinvolti).

La Germania ha guadagnato tempo

Angela Merkel non ha mostrato capacità di leadership. Ha preferito cercare di guadagnare tempo, facendo assegnamento sulla BCE e sperando in un miracolo. Che non c’è stato. Ad oggi, continua l’insistente negazione della triste realtà: l’euro non opera nel miglior interesse della Germania.

Piuttosto, svolge il ruolo di un sussidio per i nostri settori orientati all’esportazione, che finanziamo noi stessi offrendo credito ai nostri clienti internazionali, anche se la maggior parte di questi ultimi non sarà mai in grado di rimborsare questo credito. Questo schema ora è sul punto di ritorcersi contro di noi.

Per quanto i leader tedeschi si ostinino a negarlo, il nuovo governo italiano ha ragione nel sostenere che le politiche di austerità non risolvono il problema dell’eccessivo indebitamento, ma che al contrario peggiorano la situazione. Inoltre, non toccano il problema della competitività divergente.

La politica della Germania per quanto riguarda la crisi dell’euro degli ultimi dieci anni può essere descritta solo come un totale fallimento, che ha fatto aumentare i costi per tutti: i paesi debitori e il principale paese creditore, la Germania.

Se Angela Merkel avesse optato per una ristrutturazione del debito ordinata, oggi sarebbe vista come la leader che ha salvato l’Europa. Poiché non l’ha fatto, passerà alla storia come il politico che ha portato il progetto europeo al collasso, bloccando una soluzione costruttiva alla crisi dell’eurozona, oltreché passando con una decisione autonoma alla politica delle frontiere aperte.

La Germania può essere ricattata

Se Angela Merkel vuole mantenere l’illusione che l’euro sia vantaggioso per la Germania e la sua immagine di chi gestisce con successo l’eurozona, deve fare “qualunque cosa costi” per impedire all’Italia di lasciare l’euro.

Questo sarà però difficile, se teniamo conto del fatto che, col passare del tempo, all’interno dell’eurozona sempre più potere si è spostato verso i debitori. Al riparo della calma creata dalla BCE, abbiamo potuto assistere a una fuga di capitali dagli Stati del Sud verso altri Paesi, in particolare verso la Germania.

Il segno più visibile di questa fuga di capitali, incoraggiata e sostenuta dal programma di acquisto di obbligazioni della BCE, sono i cosiddetti crediti Target 2 della Bundesbank tedesca.

Questi sono esplosi, fino a toccare il trilione di euro, una somma pari a oltre 12.000 euro pro capite in credito erogato dalla Germania senza interessi, senza ammortamento e senza alcuna garanzia. Considerati gli eventi in corso in Italia, c’è da aspettarsi un significativo balzo verso l’alto di questo numero nel prossimo mese.

L’Italia è il principale debitore nell’ambito del regime, con quasi 450 miliardi di euro. In teoria, qualsiasi paese che lasci l’euro dovrebbe prima risolvere le sue passività sul Target 2. In pratica, è chiaro che l’Italia non sarebbe mai in grado di farlo. Bancarotta significa bancarotta.

Una valuta parallela

Questo mette l’Italia in una posizione molto forte. Il nuovo governo italiano lo sa e agisce di conseguenza. Ha colto la lezione chiave dal fallimento del governo greco di Syriza. Non puoi semplicemente minacciare un’uscita dall’euro, devi effettivamente prepararla. Da qui i preparativi dell’Italia per istituire una valuta parallela.

I cosiddetti minibot (Buoni del Tesoro non fruttiferi) sarebbero garantiti dalle entrate fiscali, sono denominati in euro, ma stampati solo in Italia e sono una valuta parallela (BoT è l’abbreviazione italiana per Buono del Tesoro e “mini” riflette il taglio piccolo).

Una volta che hai messo in opera una valuta parallela, basta un decreto per passare a una nuova valuta per l’intero paese. Anche senza farlo, è possibile che nel tempo i minibot diventino la valuta utilizzata nella vita di tutti i giorni in Italia.

Questo rappresenta una minaccia politica significativa per l’euro, in quanto dimostrerebbe che la moneta comune non è affatto “irreversibile”, come sostenuto dai politici che la difendono.

In effetti, i mercati si aspettano che altri paesi seguano, e giustamente. Date queste inquietanti prospettive, c’è da aspettarsi che Francia e Germania saranno molto flessibili nella loro risposta alle richieste italiane, indipendentemente dalla retorica ufficiale di Berlino e Parigi.

Annullare il debito detenuto dalla BCE

È qui che potrebbe entrare in gioco un’altra idea del nuovo governo italiano. Una prima versione dell’accordo di coalizione ha chiesto una cancellazione parziale del debito detenuto dalla BCE.

Questa idea non è così folle come può sembrare. Per diversi anni tra gli economisti c’è stato un dibattito serio sul fatto che una cancellazione del debito da parte delle banche centrali potrebbe essere una soluzione per l’economia mondiale sovraindebitata.

Adair Turner, ex capo della Financial Services Authority nel Regno Unito, è il suo più importante sostenitore. A suo avviso, le banche centrali dovrebbero acquistare parti significative del debito in essere e quindi semplicemente annullarlo. Poiché le banche centrali non possono mai diventare insolventi – visto che “stampano” i soldi – questo sarebbe un sistema miracoloso per sbarazzarsi del debito.

I critici di una simile manovra temono una perdita di fiducia nel valore del denaro e l’emergere di un’inflazione tipo Weimar. Tuttavia, i sostenitori di questa manovra ribattono che, finché si tratta di una misura una tantum, non dovrebbe esserci alcun impatto negativo.

Il Giappone può fornire un esempio pertinente di strategia che dimostra che un simile approccio può funzionare. La Bank of Japan detiene attualmente più del 50% del debito del Giappone e presto ne possiederà oltre il 70%. Gli osservatori si aspettano una cancellazione del debito nei prossimi anni.

L’attuazione di un approccio di questo tipo in Europa è più difficile, in quanto coinvolge diversi Paesi e implica una ridistribuzione della ricchezza tra paesi. Naturalmente, i paesi con livelli di debito più elevati ne trarranno maggior beneficio.

Anche se sembra inimmaginabile per molti osservatori esterni della scena politica ed economica tedesca, è lecito ipotizzare che i politici tedeschi sarebbero in ultima analisi pronti ad accettare una soluzione simile, nonostante tutte le loro dichiarazioni pubbliche.

Conclusione

Che questo piaccia o no, il nuovo governo italiano è in una posizione molto più forte di quanto molti osservatori e politici in Germania siano disposti ad ammettere. Già nel 2012, un’analisi della Bank of America ha dimostrato che secondo la teoria dei giochi il risultato più probabile è il successo del ricatto della Germania da parte dell’Italia, seguito da un’uscita dall’Italia dall’euro.

Vada come vada, la partita finale sembra molto vicina. Indipendentemente da come si svolge, non c’è dubbio che l’illusione di aver risolto la crisi dell’ eurozona sta svanendo rapidamente.

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