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Facciamo il punto

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In Italia non è agevole fare delle previsioni economiche. Del resto, non ci sono costrutti che ci potrebbero indurre ad assumere posizioni cautamente ottimistiche. Da qualche tempo, il “piatto” non “piange”, perché proprio non c’è più. Portato via; insieme alle speranze e ai sacrifici degli italiani. Anche la minor competitività produttiva a livello internazionale ci ha messo a terra. Sollevarci, anche con questo sofferto Esecutivo, potrebbe essere arduo. Scrivere di “stangate” non farebbe più notizia. Ci hanno abituato, giorno per giorno, ad avere meno ed a sostenere l’insostenibile. Siamo stanchi di questa situazione che sfilaccia ogni iniziativa, ogni possibile via d’uscita.

Se risparmiare, è impossibile, tentare di spendere “bene” appare ancor più difficile. La mancanza di liquidità ci ha spinto ai prestiti, ad acquistare a rate. Ipotecando per mesi, se non per anni, gli eventuali miglioramenti economici che potrebbero verificarsi. Ci sembra, a questo punto, eccessivo, fare dei raffronti.

 Il “superfluo” non esiste più da tempo, ora è iniziata la forzata rinuncia al “necessario”. Ce ne siamo accorti tutti. Sopravvivere è assai più difficile di quando lo era in Seconda Repubblica. Chi ancora “ha”, preferisce non investire. Chi non “ha” trova difficile guardare al futuro. C’è bisogno di un diffuso cambiamento. Il disordine politico non ha mai partorito niente di buono.

Fare il punto per focalizzare le sorti del Paese è illusorio. L’Esecutivo Di Maio/Salvini, lasciando

 Da parte le previsioni dei fiduciosi coinvolti e delle alleanze improponibili, saranno un difficile banco di prova per una classe politica già inficiata dal “marasma”del recente passato.

Giorgio Brignola

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