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La musica è finita sul nascere: addio alla A per il Bari

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Cittadella (PD) – Era considerata la partita del dentro o fuori, la gara giocata per inseguire un sogno, decisamente alla portata per i ragazzi di Grosso, o quella per concludere la stagione e recarsi tutti in vacanza col rammarico della giustizia sportiva. Ha prevalso quest’ultima opportunità. L’imperativo dei tifosi è stato censēmus Cittadellam esse delendam, naturalmente sportivamente parlando, anche perché, da una decina d’anni, vige una sorta di gemellaggio, o comunque un patto di non belligeranza, tra le due tifoserie grazie al tifoso cittadellese Giuseppe Ferronato che – si ricorderà – fu subito “adottato” dalla gens barensis in quanto unico spettatore di un Bari Cittadella di qualche anno, fa.
E finalmente, dunque, si è giocato dopo uno stucchevole periodo temporale vissuto tra ansie, speranze, comunicati contro quello e contro quell’altro, minacce di querele e tribunali vari (il Bari, ormai, sembra un cliente abituale dei Tribunali) dove son venuti a galla le colpe societarie, l’imbarazzo e tutte le falle della giustizia sportiva.
E giocare fuori casa, con l’obbligo di vincere nell’arco di centoventi minuti, non sarebbe stato, di certo, un vantaggio per il Bari nonostante il gioco e la personalità in trasferta maturati nell’ultimo mese. E se voleva passare il turno, se voleva andare avanti, aveva l’obbligo di superare una squadra alla sua portata nonostante la sua indubbia forza.
Per contro, il Bari aveva dalla sua parte la rabbia accumulata in queste due settimane, quella rabbia da gettare in campo per aver perduto la possibilità di giocarsela davanti al proprio pubblico rasentando i cinquantamila spettatori e “condannati” a giocarsela, invece, al “Tombolato” di Cittadella davanti a settemila spettatori veneti e quasi mille indomabili e commoventi tifosi baresi giunti da ogni dove – Bari inclusa – e commoventi atteso che, alla vigilia della partenza del Bari per il Veneto, sotto il verbo “ci crediamo”, si son riuniti al San Nicola per infondere amore, affetto, incoraggiamento, e forza alla squadra come solo loro sanno fare.
Grosso ha cercato di mantenere allenati psicologicamente i giocatori inculcando quelle pillole di concentrazione necessaria in questi casi oltre a ripassare le lezioni di tattica mai mancate in sede di allenamenti ma non aveva messo in conto i supplementari con relativa stanchezza.
Fuori, ormai dai giochi, Salzano, Morleo , D’Elia e Andrada, Grosso, abituato alle finali importanti, ha recuperato in extremis Cisse’ insieme a tutta la rosa a disposizione, mandando in campo il collaudato 4-3-3 con Micai in porta, Sabelli e Balkovec terzini, Marrone e Gyomber centrali di difesa, Basha, Henderson e Tello a centrocampo, Galano e Iocolano come ali e Nenè centrale d’attacco.
Venturato ha risposto con Alfonso in porta, Salvi e Benedetti terzini, Adorni e Vernier centrali di difesa, Bartolomei, Iori e Settembrini a centrocampo, Kouame e Vido punte larghe e Schenetti dietro di loro.
Primo tempo molto agonistico con le due squadre che, sia pur con obiettivi diversi, non si son risparmiate anche se è stato il Bari a dar di più in termini di tecnica e di superiorità rispetto ad un Cittadella che, forte dei due risultati su tre a suo favore, ha badato a controllare la gara con qualche spunto in attacco soprattutto con Bartolomei che al 18′ ha tirato dalla distanza ma il pallone è terminato di un soffio fuori.
Il Bari come occasioni non gli è stato da meno anche se ha avuto il merito di tentare la finalizzazione più volte dei veneti: Galano al 1′, servito da Nenè, che ha tirato in porta ma Alfonso gli ha parato il tiro, poi su un calcio di punizione di Balkovec che, sorvolata la barriera, ha trovato i pungi di Alfonso a negargli il gol. Poi la clamorosa occasione di Sabelli che, ricevuto il pallone da Iocolano dopo una triangolazione, solo davanti ad Alfonso, ha tirato sull’esterno della rete dando l’illusione ottica del gol. Scardinare la difesa “quadrata” del Cittadella non è stato facile.
Al 5′, invece, si accende Galano con il gol che sblocca il risultato. Risponde al 9′ il Cittadella prima con Kouame e poi con Iori che han tirato in porta e tutte due le volte Micai, da campione, salva il risultato.
Al 13′ Bartolomei su una punizione generosa concessa da Ghersini per un presunto fallo di Sabelli che è stato persino ammonito, pareggia con una sassata precisa battendo Micai.
Sale la tensione, il nervosismo dilaga, il Bari sembra alle corde e Grosso allora decide di cambiare qualcosa mandando in campo San Ciccio Brienza, che non sempre può fare miracoli, e Cissè rispettivamente al posto di Sabelli e Iocolano arretrando Tello a terzino, Tello che, forse, per via della ammonizione, andava sostituito.
La reazione del Cittadella è stata impressionante: dopo il pareggio ancora lui, Bartolomei, al 23′ con un colpo di genio ha segnato portando il vantaggio il Cittadella, Bartolomei alla prima doppietta tra i professionisti, ovviamente col Bari. Pugliesi alle corde e allora è il turno di Floro Flores per Galano.
E’ un po’ lo specchio del Bari quest’anno, bravo a concludere ma problematico a gestire il vantaggio.
Ancora il Cittadella con Schenetti, che insieme a Bartolomei, col Bari diventano tutti Maradona, con un gran tiro va vicino al terzo gol ma Micai ci mette una pezza.
Il Bari non c’è più. Nessuna copertura per chi avanza sulle fasce, sembra esserci una squadra sola in campo, il Cittadella, mentre la squadra di Grosso, complice anche le sostituzioni di Venturato volte a difendere il risultato, cerca solo sporadicamente e disordinatamente di impensierire il Cittadella.
E quando la gara sembra scorrere su un binario morto per il Bari, siccome il pallone è sempre e solo una emozione imprevedibile, al 42′ Nenè crossa il pallone in area, ed Alfonso con una papera si porta il pallone in gol. Un rigore su Floro Flores, ovviamente non concesso, ed un fuori gioco dello stesso napoletano che non c’era (sulla cui ripercussione ha pure segnato) ed invece fischiato dall’arbitro han fatto da cornice alla prestazione barese. Ma figuriamoci se al Bari fischiano un rigore: francamente ce ne siamo dimenticati di come si batte.
Si va ai supplementari come da regolamento dove prevale la stanchezza da parte di entrambe almeno durante il primo tempo salvo al 16′ (durante il minuto di recupero concesso) quando Strizzolo ha avuto l’occasione per chiudere la partita ma ha trovato ancora Micai a sventare il gol.
Si va al secondo tempo supplementare, salgono stanchezza e tensione da parte di entrambe e lo spettacolo ne perde di slancio, come era fisiologico che fosse anche se il Bari sembra avere qualche chilo di luppolo in più del Cittadella che, del resto, gioca molto sul risultato utile tendendo a difenderlo.
Ci prova, allora, Floro Flores che si accentra e tira in porta ma trova Alfonso pronto a parare.
E ancora lui, il fresco Floro Flores che riceve un assist di Henderson e con un tiro arcuato sibila il palo. Poteva essere il gol vincente.
C’è spazio anche per una espulsione, quella di Gyomber, già ammonito, che deve aver mandato a qual paese qualcuno, ma è una inferiorità numerica impalpabile per quest’ultimo lasso di tempo.
E siccome c’è spazio per tutti, ecco il rosso anche per Brienza per un fallo su Schenetti e allora l’avventura finisce qui. Scoppia una rissa in panchina dove vengono coinvolti tutti tra cittadellesi e baresi con qualche espulso che ne fa le spese.
Termina la gara, il Bari rimane in B, ha il merito di essere riuscito a raggiungere il suo obiettivo (quello dei playoff) ed il Cittadella prosegue il suo cammino verso la serie A. Il Bari manda a quel paese Vasco Rossi e quanti si preoccupavano di dove si sarebbe giocatala finale, paga lo scotto di molti errori arbitrali, la stanchezza di stasera, ma soprattutto la sua scarsa propensione nel gestire il vantaggio, senza dimenticare il suo dicotomico campionato nel quale ha dimostrato tutti i suoi limiti di squadra, valida sì, ma incapace di vincere convincendo, colpevole, semmai, solo del tardo risveglio. In fondo, a malincuore, nonostante i sui 67 punti conquistati sul campo, punti netti e sudati senza la plusvalenza di rigori e di generosità arbitrale, differentemente da qualche squadra che, improvvisamente, dopo tre quarti di campionato da centro classifica, si è trovata ad occupare posizioni da serie A diretta, è giusto così, non tanto per i meriti dei veneti quanto per le occasioni perdute baresi, tanti, troppi punti persi durante il cammino. Riteniamo che il risultato sia giusto in quanto il Bari visto stasera è assomigliato a quello intravisto prima di Palermo Bari, vale a dire un Bari con diverse lacune che non ha meritato di non continuare a percorrere la A a causa dei suoi atavici limiti, le sua amnesie, la riscontrata incapacità di imbastire un’azione pericolosa degna di nota affidandosi solo ai gesti di singoli e una mancanza di personalità pur intravedendo qualche pregio, ma stasera sarebbe servito ben altro. Certo, un buon 70% ha influito la penalizzazione avuta a causa della querelle “versamenti”, dunque per colpe societarie, perchè giocando al San Nicola davanti a cinquantamila spettatori, difficilmente il Cittadella avrebbe pareggiato ma qui, a Cittadella, il Bari aveva il categorico imperativo di giocare meglio e di cercare la vittoria. Occorre convenirne, occorre vedere la luna e non il dito. Che si pensi al torneo seguente sperando di allestire una squadra competitiva.

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