Chi vincerà i Mondiali? Le statistiche dicono…

Di Daniele Mariani

La finale dei Mondiali è in programma il 15 luglio allo stadio Luzniki di Mosca.

(Keystone)

Le analisi statistiche sono ormai diventate una componente fondamentale anche nel calcio. L’Osservatorio del calcio di Neuchâtel è stato tra i precursori di questo movimento. Al suo responsabile, Raffaele Poli, abbiamo chiesto tra le altre cose quali nazionali sono favorite ai prossimi Mondiali di Russia.

Qual è il valore di trasferimento di Mohammed Salah? I 220 milioni di euro spesi dal PSG per acquistare Neymar sono giustificati? E tra il profilo di Paulo Dybala e quello di Lionel Messi si possono fare dei paragoni?

Navigando sul sito Link esterno dell’Osservatorio del calcio del Centro internazionale di studi dello sport (CIESLink esterno) di Neuchâtel sembra di entrare nel gioco Football Manager.

Recupero del pallone, pericolosità, passaggi o ancora età media della squadra, percentuale di giocatori stranieri, stabilità dell’effettivo… per gli appassionati di calcio e i professionisti del settore il sito è una vera e propria miniera d’oro.

“Abbiamo creato l’Osservatorio nel 2005. Allora la scienza dei dati e l’uso dei ‘big data’ nello sport – e nel calcio in particolare – era appena agli albori”, indica Raffaele Poli, responsabile di questa struttura composta di tre ricercatori e di un collaboratore incaricato della raccolta dei dati.

Le newsletter settimanali Link esternopubblicate dall’Osservatorio permettono al grande pubblico di immergersi nei risultati delle analisi dei ricercatori, ad esempio le nazionali con maggiori probabilità di aggiudicarsi la Coppa del MondoLink esterno in Russia.

All’inizio l’istituto si è occupato soprattutto di demografia e di migrazione, focalizzandosi ad esempio sulle traiettorie migratorie dei giocatori africani e sudamericani che approdano nei club europei.

Poi, con l’accrescersi della disponibilità di dati statistici – passaggi, intercettazioni, tiri, ‘tackle’…  – l’Osservatorio ha aggiunto altre corde al suo arco.

“Abbiamo sviluppato un secondo asse di ricerca, elaborando una metodologia per paragonare i giocatori o i club sulla base delle loro prestazioni – spiega Raffaele Poli. Poi abbiamo messo a punto un algoritmo, che prende in considerazione una dozzina di famiglie di indicatori, attraverso il quale riusciamo a dare il giusto valore di mercato a un giocatore. In questo ambito il nostro servizio è molto richiesto a livello di club e di attori del mercato”.

Il naufragio dell’Italia era prevedibile?

Negli ultimi anni, le società che si occupano di statistiche e analisi sportive sono spuntate come funghi. Oggi si sta assistendo a un processo di concentrazione. Il gruppo britannico Perform, fondato nel 2007, ha ad esempio acquisito Opta Sport e Scout 7.

Rispetto a queste società, l’Osservatorio del calcio si distingue per il suo approccio accademico: “Non siamo in un registro commerciale, anche se facciamo spesso dei mandati di ricerca retribuiti – precisa il responsabile. Il CIES, di cui facciamo parte, è finanziato strutturalmente dalla FIFA”.

Per un calcio sostenibile

A motivare i ricercatori è soprattutto l’amore per uno sport messo in pericolo da quella che Raffaele Poli definisce una “speculazione ad oltranza” e l’idea che un “calcio sostenibile e più sano” sia ancora possibile.

“Il calcio dovrebbe svilupparsi in modo che i talenti siano valorizzati e non trattati come merce sin dalla più giovane età”

“Il calcio dovrebbe svilupparsi in modo che i talenti siano valorizzati e non trattati come merce sin dalla più giovane età. Il problema esiste da anni, ma si è acuito con l’aumento dei budget dei club, con l’entrata in scena di fondi di investimento che speculano sulla carriera dei giocatori, con molti agenti che si trasformano in investitori a scapito delle squadre, coi club formatori che vengono pauperizzati da questi nuovi meccanismi”, sottolinea Poli.

Cercare di quantificare oggettivamente il valore di un giocatore significa appunto fornire uno strumento per lottare contro queste derive nel mondo del pallone. “Attualmente è in corso una riforma del sistema di trasferimento e noi in qualità di esperti possiamo intervenire con dati validi, oggettivi e storici che tengono conto di un certo numero di fattori, fornendo così qualche impulso per una migliore regolazione”.

A volte questi dati vanno controcorrente rispetto all’opinione dominante. Poco meno di un anno fa, Raffaele Poli aveva probabilmente fatto rizzare i capelli a più di una persona affermando che la somma pagata dal Paris Saint-Germain per Neymar (222 milioni di euro) rappresentava un investimento razionale e in linea con il valore di mercato calcolato dall’Osservatorio.

“Ci sono però stati altri trasferimenti, ad esempio di terzini come Kyle Walker o Benjamin Mendy (acquistati dal Manchester City per rispettivamente 51 e 57 milioni di euro), pagati il doppio del prezzo stimato. C’è una vera e propria inflazione”, osserva Poli.

Al di là di questo aspetto del valore di mercato, la scienza dei dati applicata al calcio si sta ormai generalizzando. Oggi tutte le grandi società hanno al loro servizio uno specialista che si occupa di analizzare le statistiche. E gli allenatori che non prendono in considerazione questo aspetto passano ormai per dei tecnici che non stanno al passo coi tempi. “È successo la stessa cosa con la preparazione fisica. Ci sono voluti anni prima che ci si adattasse ai nuovi approcci, ad esempio lavorando sull’intensità della corsa e non su lunghe distanze”, osserva Raffaele Poli.

E cosa accadrà tra qualche anno? Le decisioni prettamente tecniche saranno prese dalla tecnologia e dall’analisi e non più dall’allenatore, come pronosticato da Jaeson Roesenfeld, consigliere dell’ormai ex manager dell’Arsenal Arsène Wenger.

“Rosenfeld è un americano e ha un approccio molto ‘baseball’. Tuttavia ha torto, perché il calcio è un gioco diverso – sostiene il responsabile dell’Osservatorio del calcio. La tecnologia e la scienza assumeranno un aspetto ancora più preponderante nel modo di allenarsi, negli esercizi, nella prevenzione degli infortuni. Però a livello tecnico e tattico i dati sono solo una faccia della medaglia, possono servire a livello descrittivo, ma a livello analitico non sempre sono sufficienti. Nel calcio l’errore è una componente indispensabile, poiché è solo prendendo dei rischi – e quindi esponendosi all’errore – che un giocatore riuscirà a compiere quel gesto che cambia le sorti della partita. È questa imprevedibilità che fa le grandi squadre e i grandi giocatori”. Un’imprevedibilità così umana che nessun dato potrà mai quantificare.

Come vengono raccolti i dati?

Per tutto ciò che concerne i valori di trasferimento, l’Osservatorio del calcio fa capo ai siti delle leghe, dei club o altri portali specializzati.

Invece, per quello che riguarda le prestazioni dei giocatori del big-5 (campionati inglese, spagnolo, tedesco, francese e italiano) i dati vengono raccolti da una società specializzata, OptaPro, attraverso le immagini televisive. Ogni partita viene analizzata da tre operatori, che annotano le statistiche di ogni singolo giocatore.

“Ci sono altre società che affermano di riuscire a raccogliere i dati in modo quasi automatico – spiega Raffaele Poli. Non siamo però ancora a questi livelli, anche se forse un giorno ci si arriverà. Per un algoritmo è difficile riconoscere tutto. Il giocatore ha fatto un tackle oppure no? Per ora l’analisi umana è ancora necessaria per oggettivare un po’ di più un gesto tecnico”.

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