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Governo Conte: populista o di destra?

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In attesa che il neonato governo Conte inizi la sua attività, ciò che è apparso subito chiaro, sin dalle nomine dei ministri, è lo spostamento a destra dell’asse politico. Una destra che non viene né ammessa né accettata, e non perché sia sbagliata, ma perché non è ciò che hanno raccontato agli elettori; queste nuove forze politiche, così come si sono presentate, vogliono rappresentare il nuovo corso dell’Italia, diversi dai partiti tradizionali nei confronti dei quali si pongono in costante opposizione. Di certo Luigi Di Maio non è la parte sinistra dell’accordo, anzi è un’esponente della destra del Movimento 5 Stelle e, se unito alla posizione ideologica di Salvini, appare chiaro la loro collocazione nell’asse destra-sinistra.

Già dai discorsi del premier nelle aule parlamentari si evince come alcuni argomenti siano stati poco approfonditi come ad esempio la cultura o la scuola, omesse forse perché considerate superflue se paragonate ai veri problemi del paese: sicurezza, immigrazione, flat tax, occupazione. Le tematiche del contratto di governo non obbligatoriamente devono essere tutte attuate, sia per la difficoltà dell’implementazione, sia perchè alcune di esse devono rimanere solo sulla carta. Sorvolare su alcuni argomenti  così centrali per il soggetto umano è un preoccupante campanello d’allarme : è l’assenza di cultura ad essere il vero problema del nostro paese, la mancanza di interesse verso ciò che ci circonda e che vada oltre ciò la pancia sente, le pulsioni più istantanee. Una nazione senza cultura è una nazione senza futuro poiché mancheranno alle nuove generazioni gli strumenti attraverso i quali approcciarsi al mondo, il senso critico. La mancanza di questi elementi crea una mente arida di contenuti e della capacità di ragionare, strumentale a chi voglia imporre la propria leadership senza troppi intoppi (ricorda qualcosa?).

L’introduzione della flat tax, un privilegio per chi ha di più, nell’illusione che questo rilanci l’occupazione, e il reddito di cittadinanza, una misura sociale data in base all’appartenenza al territorio italiano, sono provvedimenti  di destra ma dipinti in modo diverso. Un governo così a destra tanto da aver avuto l’astensione di Fratelli d’Italia durante la votazione della fiducia e l’appoggio internazionale di Marine Le Pen e di Viktor Orbán.

Ormai dire di essere o di destra o di sinistra è lo spauracchio del sistema mondiale: nel primo caso vuol dire essere fascisti ed estremisti, nel secondo caso essere deboli e frammentati. Quale è dunque la soluzione? Dire di essere altro, di odiare queste classificazioni settecentesche in nome di un nuovo approccio alla politica.

Ma destra e sinistra sono morte? O sono state seppellite da paroloni che ben si piazzano in un contesto mediatico e personalizzato?

Il termine oggi più in voga è Populismo, parola usata anche dal premier Conte durante il suo discorso: ‘Le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere populiste e antisistema. Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo’. Tuttavia populismo non vuol dire solo ascoltare il popolo: significa anche interessarsi alla pancia del popolino, quello che vuole tutto e subito, quello che si arrabbia con il sistema additandolo e dandogli le colpe di ciò che non riesce a risolvere, quello che pensa che il mondo sia semplice e che i politici siano dei ladri, quello che preferisce urlare invece di dialogare.

Se populista oggi vuol dire essere Donald Trump, Hugo Chávez, Recep Tayyip Erdogan, Marine Le Pen o Viktor Orbán, allora sarà meglio fare le valige e scappare il più lontano possibile.

 

 

Sara Carullo

Salve a tutti, sono Sara Carullo, una studentessa di scienze politiche con la passione della scrittura. Mi piace analizzare ciò che mi circonda per comprendere meglio le dinamiche della società in cui vivo ma sempre con un tocco personale.

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