Politica monetaria

Il nostro Paese inviava in “pensione” la Lira con un cambio (immutabile), pari a Lit.1936,27 per un Euro. In sostanza, un abbattimento reale di poco inferiore al 50% sul potere d’acquisto ante Euro. Era febbraio del 2002. A oltre sedici anni da quella data, anche per gli eventi che si sono verificati sul fronte economico nazionale, la faccenda resta alla ribalta ed ha determinato nuovi dubbi; forse anche dettati dal timore di una certa dipendenza economica da parte dei Paesi ove la valuta unica è più” forte”. Meglio sarebbe stato un Referendum sull’adozione dell’Euro. Dato che la questione andava a coinvolgere la nostra economia interna, avrebbe dovuto spettare al Popolo decidere direttamente.

Invece, i tempi sono stati accelerati. L’Euro non è nato per uniformare i sistemi economici dei Paesi aderenti. I parametri per la gestione di una buona amministrazione sono rimasti, com’era prevedibile, quelli del secolo scorso. Tornando, all’Italia, nella fatidica notte di conversione Lira/Euro, ci siamo trovati più “poveri” e i prezzi, in pochi mesi, sono stati adatti al valore della nuova moneta. Peccato, però, che nello stesso tempo gli stipendi e le pensioni non abbiano seguito lo stesso andamento.

 Ne consegue che l’Euro Zona non rappresenta, almeno sotto il profilo della politica monetaria nazionale, un approdo sicuro per la nostra economia. Che, nonostante tutto, si barcamena ancora tra le secche di una situazione evolutiva della quale non ci sentiamo d’ipotizzare le concrete evoluzioni. Dopo il varo dell’Esecutivo di Centro/Destra, alle porte di un’estate che si presenta problematica, siamo preoccupati sull’evoluzione della nostra politica monetaria. I prossimi mesi saranno un banco di prova sul quale non mancheremo di fare le nostre attente valutazioni.

Giorgio Brignola

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