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Fi: Berlusconi ‘rivoluziona’ partito e avverte Salvini, solo uniti si vince

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“Un vicepresidente, un comitato esecutivo, un coordinatore nazionale, una consulta del presidente formata dalle personalità migliori del paese, anche non iscritte a Fi, e le ‘comunità azzurre’ animate dai giovani sui social”. Con una lettera al ‘Corsera’ Silvio Berlusconi annuncia la ‘rivoluzione azzurra’ rievocando il nome di ‘Altra Italia’, il suo vecchio progetto di creare un nuovo contenitore, formato da persone che non sono professionisti della politica, aperto alla società civile. Basta poco meno di una paginetta per mandare in subbuglio le correnti interne di Forza Italia.

Forse preoccupato dal rischio ‘salvinizzazione’ e dall’Opa leghista già in corso da mesi sul territorio, ma anche consapevole che finito un ciclo ogni brand va rinnovato, il Cav decide di battere un colpo e rilanciare la sua ‘creatura’ fondata nel ’94 per dare un forte segnale di vitalità. Soprattutto all’alleato Matteo Salvini. Della serie: nessuno pensi di fare a meno di me, io sono sempre in campo. Forte della ‘riabilitazione’ che gli consente di candidarsi, l’ex premier guarda in prospettiva alle prossime politiche, ma nell’immediato alle europee del 2019, e con lui in campo punta a riportare Fi al 20 per cento e a creare un’alternativa moderata al blocco populista. Da qui la voglia di cambiare il partito per tornare presto a palazzo Chigi e superare il ”pericolo gravissimo” del governo giallo-verde targato Conte.

Convinto che da Fi possa partire la riscossa anche in Europa, nel solco del Ppe, per il nome di suo ‘vice’ l’ex premier penserebbe sempre a quello del presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani. La figura giusta, riferiscono, per smarcarsi dal Carroccio su temi strategici come l’euro e l’emergenza immigrazione (la nomina di Tajani era stata congelata per ragioni di opportunità in occasione del primo round di consultazioni al Colle dopo il voto del 4 marzo). Mara Carfagna e Adriano Galliani restano i più gettonati per il ruolo di coordinatore unico (figura che rievoca i tempi della ‘traversata nel deserto’ post-’96 con Claudio Scajola), con il compito di vigilare sull’attività dei coordinatori regionali, anche se l’ex ad del Milan viene dato come favorito per gestire le cosiddette comunità azzurre.
Si tratterebbe, però, solo di voci: molti si chiedono quando e se la ‘rivoluzione’ verrà attuata. Per ora, bocche cucite, almeno dai big. Il ‘rinnovamento’, raccontano, sarebbe un modo per dire a Salvini, che Fi è determinante per la tenuta della coalizione, che Berlusconi i non ha nessuna intenzione di mettersi da parte e che la stella polare, come confermato dalle comunali, è e resta il centrodestra unito.”Dove la Lega correva da sola non ce l’ha fatta ad andare al ballottaggio , mentre ha fatto bingo con il centrodestra, che si consolida unica coalizione vincente anche stavolta”, fanno notare a palazzo Grazioli. La linea sul governo giallo-verde, insomma, non cambia: come opposizione Fi pungolerà costruttivamente l’azione politica della coppia Di Maio-Salvini, senza fare sconti a nessuno ma senza strappare con il Carroccio. “Non bisogna dare alibi a Matteo per rompere, vediamo cosa farà e se continuerà a difendere il centrodestra”, dicono fonti azzurre.

Annunciando la ‘rivoluzione azzurra’ e persino il nuovo nome di questo nuovo progetto ‘Altra Italia’, Berlusconi vuol serrare i ranghi e ricompattare chi tra i forzisti è sempre più attirato dalle sirene leghiste e chi guarda oltre. In questi giorni tanti si chiedono cosà farà il governatore ligure Giovanni Toti, che dice di puntare a un partito unico del centrodestra e che, secondo alcuni, starebbe solo aspettando la rottura di Salvini con M5S per dar vita a un’aggregazione, una sorta di seconda gamba, vicina alla Lega ma diversa, Altra calamita per azzurri scontenti resta l’ex ministro Carlo Calenda, che immagina un contenitore anti-populista, con ciò che resta del Pd. (che dice di puntare a un partito unico del centrodestra e che, secondo alcuni, starebbe solo aspettando la rottura di Salvini con M5S per dar vita a un’aggregazione, una sorta di seconda gamba, vicina alla Lega ma diversa, Altra calamita per azzurri scontenti resta l’ex ministro Carlo Calenda, che immagina un contenitore anti-populista, con ciò che resta del Pd.

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