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FT – La Spagna salva l’Aquarius, ma l’Europa è ancora in alto mare

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Per il Financial Times la questione Aquarius è un segnale importante quanto inaspettato dato dagli ita-liani – che come dimostrano le ultime elezioni hanno definitivamente perso la pazienza riguardo ai flussi migratori incontrollati – sulla necessità di politiche europee più eque e collaborative. È importante – dice il FT – che l’Europa sia capace di reagire positivamente a questo grosso nodo, perché uno stallo in mate-ria di immigrazione ostacolerebbe la cooperazione anche in altri campi – dalla risposta al protezionismo di Trump alla mitica unione bancaria. In realtà, la mancanza di cooperazione e coordinamento tra i paesi europei è palese non solo nell’accoglienza agli immigrati, ma in tutti gli squilibri economici e sociali che si sono accumulati negli anni soprattutto nell’eurozona e hanno portato le economie europee a di-vergere sempre più.

La caotica politica sull’immigrazione mette a rischio le altre priorità dell’UE

L’offerta del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez di un porto sicuro per i 629 migranti intrappolati nel Mar Mediterraneo è un sollievo immediato per le anime disperate a bordo, ma anche, cosa non me-no importante, per l’Europa nel suo insieme.

Il salvagente lanciato da Sánchez, dopo che l’Italia ha negato all’Aquarius l’accesso ai porti italiani, può essere considerata una vittoria a breve termine del ministro degli interni italiano, Matteo Salvini, la cui politica anti-immigrazione sembra aver retto al suo primo contatto con la realtà. Ma il fatto più signifi-cativo è che l’intervento della Spagna evidenzia la necessità per tutti i paesi europei di impegnarsi diret-tamente e in maniera equa sul problema della migrazione. Un’operazione di salvataggio non fa una strategia.

La pazienza degli italiani, lasciati soli in prima linea nella sfida dell’immigrazione – con 120.000 migranti arrivati via mare solo nel 2017 – è finita. Le elezioni politiche del mese scorso ne hanno dato ampia-mente prova. La coalizione sinistra / destra dei partiti della Lega e dei Cinque Stelle ha vinto, in parte, sfruttando la frustrazione degli elettori a proposito dell’immigrazione. Le elezioni in tutta Europa sono state influenzate dalla mancanza di una politica coerente. La cancelliera tedesca Angela Merkel è bloccata dentro una coalizione in seguito alla sua decisione del 2015 di consentire a 1 milione di mi-granti di entrare in Germania. Theresa May è il primo ministro del Regno Unito perché i Brexiters hanno sventolato la bandiera anti-immigrazione.

Più a est, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha cavalcato un’ondata anti-immigrati. Nelle recenti elezioni europee, solo Emmanuel Macron, presidente della Francia, è riuscito a vincere nonostante l’alte-rato rapporto di forza sulla politica dell’immigrazione.

È necessario un approccio più collaborativo, perché la geografia è tiranna. Il peso della migrazione è distribuito in modo non equo tra i vari punti di pressione a livello nazionale. Tripoli sarà sempre più vici-na a Trapani in Sicilia che ad Amburgo.

Le soluzioni saranno trovate nelle capitali europee, non in mare. Al vertice UE di questo mese, l’unione deve dimostrare una leadership migliore e una maggiore unità sull’immigrazione. Senza un riequilibrio delle responsabilità dei diversi paesi in materia di immigrazione, le altre priorità – la risposta al protezio-nismo americano o il completamento dell’unione bancaria europea – diventano più difficili da raggiun-gere.

Di fronte alla determinazione del Presidente Donald Trump di smantellare il sistema del commercio glo-bale, l’UE deve comportarsi come la superpotenza economica che ha sempre avuto il potenziale di esse-re. E cominciano ad apparire dei segnali, inclusi quelli che inaspettatamente giungono dall’Italia, che riuscirà a farlo. Ma i dissensi sull’immigrazione potrebbero spezzare un fronte unito.

Le riunioni preparatorie tenutesi a Lussemburgo la scorsa settimana per discutere le quote dei rifugiati e un sistema comune di condivisione delle responsabilità per i richiedenti asilo sono finite in stallo.

Salvini non ha partecipato, come protesta per le proposte troppo limitate e riduttive. L’Ungheria e la Polonia respingono le quote di rifugiati e Austria, Danimarca e Paesi Bassi hanno condotto colloqui in-formali per istituire al di fuori dell’UE dei campi per i richiedenti asilo respinti.

Nel tentativo di mantenere l’ordine in vista del vertice, la Merkel – anche se personalmente bruciata dal-la questione rovente della politica sull’immigrazione – si è espressa. Dichiarandole “questioni esistenzia-li”, ha chiesto una maggiore protezione delle frontiere, una politica comune in materia di asilo e maggio-ri risorse per affrontare le cause profonde della migrazione in Africa.

Altri dovrebbero seguirne l’esempio. Senza una migliore politica dell’immigrazione dell’UE – e un minor numero di migranti lasciati alla deriva – l’autorità morale europea sui diritti umani diminuirà, il naziona-lismo distruttivo prospererà, la libertà di movimento ne risentirà e la capacità dell’unione di lavorare insieme si indebolirà ulteriormente.

 di Carmenthesister

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