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Crisi in percentuale

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Farci i conti in tasca è impresa spiacevole. Spesso, però, necessaria per tentare d’intendere come si evolverà l’economia italiana. In altri termini, quella di tutti i giorni, quella dell’uomo qualunque che, in definitiva, interessa la gente. Per avere precisi termini di raffronto, abbiamo preso in esame i prezzi di derrate merceologiche comuni. Limitando la nostra indagine tra maggio 2016 e maggio 2018.  Le percentuali si riferiscono alla media nazionale; anche perché le stesse differiscono tra regione e regione. Anche in modo indicativo.

Gli stipendi e le pensioni, per il periodo considerato, hanno subito un adeguamento dell’1,5 % (al lordo d’imposta). Insomma, le retribuzioni e i trattamenti previdenziali, nella maggioranza dei casi, sono inferiori al costo della vita. Oggi, con stipendi e pensioni, spesso, non si riesce ad arrivare alla fine del mese. E’ sempre più difficile far quadrare il bilancio famigliare. Con un affitto da pagare, e senza troppe pretese, una famiglia (4 persone) avrebbe bisogno d’almeno 1200 Euro mensili per tirare avanti. Di calmierare i prezzi nessuno ha avuto, comunque, la forza di proporlo; neppure la “squadra” Di Maio/Salvini. Anche se, tutto considerato, ne avrebbe avuto vantaggio anche la grande distribuzione.

Gli italiani vivono di “promesse”. Riprendere la via di una libera economia, in un’Europa senza vincoli territoriali, appare superficiale. Anche perché le “stelle” del Vecchio Continente non brillano all’unisono. Il ruolo d’Italia resta da quantificare nella misura in cui si riuscirà a sanare, prima di tutto, l’economia interna. Compito difficile anche per questo Governo.

La penisola s’è svenduta i pezzi migliori per evitare il collasso. Che ci sia riuscita è una tangibilità ancora tutta da verificare. Intanto, gli investimenti internazionali nel nostro Paese restano limitati. Nel 2002, ci siamo mossi in modo sconveniente. La conversione Lira/Euro doveva essere meglio negoziata. In Europa, tanto per capirci, chi decide la politica monetaria sono i Paesi con l’economia interna forte. Il nostro, nonostante i migliori propositi, continua a non essere tra questi.

Giorgio Brignola

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