L’impossibile

Potremmo ritrovarci in crisi politica latente entro l’anno. Su questa eventualità riteniamo, però, che non ci sia coerenza di vedute. Le differenze, non proprio marginali, si evidenziano nei modi proposti per garantire una continuità politica. L’Esecutivo porta avanti una tesi che si aggiorna in funzione delle “carenze”. Però, dai problemi economici sembra non sfuggire nessuno. Così non è facile focalizzare la realtà nazionale senza mettere in ballo una politica faziosa e, comunque, priva d’originali presupposti per trovare dei compromessi a una situazione sociale che sembra essere incontenibile nella sua evoluzione. Tra promettere e mantenere, c’è un bilancio che non quadra. Neppure con le prospettive avanzate dall’accoppiata Di Maio/Salvini.

Dato che non siamo in grado di attribuire “colpe” o “ragioni”, non ci resta che esaminare ciò che servirebbe alla bisogna. Per dare dinamicità all’economia, necessiterebbero interventi “protetti” da agevolazioni fiscali che proprio non ci sono. Nel Bel Paese si continua a confondere le “necessità” collettive con i “desiderata” dei singoli. Così, il quadro economico nazionale non potrebbe assestarsi nella maniera corretta. Lo Stato imprenditore continua a non convincerci, mentre l’iniziativa privata è penalizzata da balzelli che hanno un peso sulla produttività nazionale.

Se non si dovesse trovare un rimedio, che, per ora, non riusciamo a immaginare, l’Italia potrebbe trovarsi a subire una “recessione” che l’economia europea non puntellerebbe. La questione è, e rimane, sul fronte delle giuste valutazioni politiche. Lungi dal proporre un pessimismo di bassa lega, resta da prendere in esame, senza pregiudizi,l’evoluzione politica nazionale.

 Nell’incertezza, rimaniamo in osservazione; senza assumere posizioni “pro” o “contro” chi tenta d’amministrare il Paese. Resta che se l’”impossibile” non troverà i presupposti per evolversi in “possibile”, la regressione falcidierà anche le più ottimistiche previsioni. Quelle che il Centro/Destra ha riscoperto in campagna elettorale ma con la forte probabilità di non poterle rendere concrete.

Giorgio Brignola

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