Interviste & Opinioni

Per una professione vissuta con Passione

Meditazione e vitalità

Come la conoscenza del sé si determina con la crescita interiore che si apre alla vita, come il fiore che si dis-chiude alla sua immanente bellezza. E’ questo il pensiero che si è potuto estrapolare dall’ultima intervista della giovane attrice Elisabetta Pellini, ospite in radio di Giuseppe Scarlato. Le domande dello speaker pugliese sono state ben definite sul percorso psicoattitudinale e lavorativo della Pellini, ormai sulle scene nazionali dal 2002. Al microfono di Scarlato traspare dell’attrice veronese un tono caratteriale ben definito al fine di poter percorrere un cammino di vita e lavorativo molto avvincente, ma spesso non  esente da stati d’ansia ed equilibri emotivi rinnovati.

Il mondo del cinema- dichiara la Pellini- è un percorso abbastanza difficile dove l’erranza necessita costantemente che qualcuno creda nel lavoro dell’artista. Sì, l’attrice dice bene nell’affermazione succitata, poiché l’arte ha bisogno dell’artista e l’artista ha bisogno dell’arte.

L’arte non si consacra da sé, abbisogna dell’artista che l’accolga. Così il connubio trova il suo punto forte; l’opera si porta a compimento. Accoglienza reciproca come sinergie di forze che si attraggono perché subiscono la fascinatio. L’opera d’arte è fascinatio.

La Pellini confessa che mettere in scena la sua arte  di certo smuove l’equilibrio neurovegetativo, oltremodo entusiasma la vivacità creativa. In lei c’è l’attesa. L’attesa di un futuro florido, alimentato dall’entusiasmo della sua passione cinematografica.

L’attesa: un’attesa che si attende da un passato che è già un  presente e da un presente sempre infuturato: il giorno a venire, il set per un nuovo film.

Accolta con entusiasmo dal pubblico, accoglie con entusiasmo il pubblico.

Accoglienza! E’ una parola che oggi trova limiti e increspature vertiginose. Una parola che mette a nudo uno scenario sociale che non lascia indifferenti nessuno, se non una sezione marginale sostenuta da xenofobi e disfattisti, che su larga scala esibiscono la violenza come contestazione a una qualsivoglia esigenza di democrazia e libero pensiero. Un binomio (democrazia e libero pensiero) che deve trovare la sua veridicità di esistenza in questo particolare periodo storico.

La Pellini evidenzia la sua forte sensibilità al problema sociale, manifestando il suo stato d’animo atto ad accogliere l’adesione alla comunità che racchiude in sé la molteplicità. 

Elisabetta Pellini, fervida credente, affida la sua parte spirituale alle magnifiche chiese della capitale. Pregare nei luoghi di culto cristiani di Roma ci ricorda che  ciascuna di queste strutture, note in tutto il mondo, è un’opera d’arte che ha in sé l’Arte magistrale di vari Artisti: le loro ispirazioni riecheggiano il profumo del passato nel personale sguardo della vita, e al tempo stesso, il presente che nelle opere consacra a vita Infinita ogni materia.  Dunque una comunione di arte e spiritualità profondamente vissuta dalla favolosa creatura ed avvenente attrice, Elisabetta Pellini.    

Ad Maiora 

Marilena Liaci

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