La Cassazione, sequestrare conti della lega fino a 49 milioni

Sequestrare i conti della Lega Nord, ovunque siano, fino a 49 milioni di euro, che sarebbero frutto della truffa allo Stato per cui Umberto Bossi e’ stato condannato in primo grado. sono le motivazioni della Cassazione, che ha accolto il ricorso del pm di Genova contro Salvini, contrario ai sequestri a tappeto. ‘Diamo fastidio, ma non ci fermeranno’, la prima reazione del Carroccio che prepara ‘decine di querele’ per chi parla di ‘soldi rubati dalla Lega’. ‘Mai visti soldi, e’ un processo politico’, attacca Salvini. Il leader leghista critica anche il presidente dell’Inps Boeri per la politica sui migranti: ‘Un fenomeno che dice che senza immigrati e’ un disastro. Ma ci sara’ tanto da cambiare anche in questi apparati pubblici’.

“Quei 49 milioni di euro non ci sono, posso fare una colletta, ma e’ un processo politico che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini al programma ‘In onda’ su La7, commentando le motivazioni della della Cassazione sui fondi della Lega.

Sequestrare alla Lega i conti bancari, depositi e fondi fino a raggiungere 49 milioni di euro, che sarebbero provento della truffa allo Stato per la quale è stato condannato in primo grado l’ex leader del Carroccio Umberto Bossi. La decisione è della Corte di Cassazione che ha accolto un ricorso della procura di Genova riguardo un provvedimento del tribunale del riesame ligure che nel novembre 2017 aveva escluso ulteriori provvedimenti restrittivi sui conti della Lega. Si legge infatti nel documento della Corte: “La richiesta avanzata, in corso di esecuzione, dal pubblico ministero di estendere l’originario provvedimento cautelare, che era finalizzato alla confisca diretta della somma di euro 48.969.617, anche alle somme affluite in un momento successivo alla data di esecuzione del decreto di sequestro del 4 settembre 2017 sui conti e depositi riferibili alla Lega Nord”.

In merito alla decisione di oggi della Cassazione sui soldi da confiscare alla Lega, “si tratta di una sentenza politica per mettere il partito fuorilegge”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini intervenendo alla trasmissione televisiva “In Onda”. La sentenza della Cassazioneritiene che a qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro, in riferimento alla truffa allo Stato per la quale e’ stato condannato in primo grado l’ex leader leghista Umberto Bossi. “Quei soldi non ci sono, non li ho visti e riguardano eventualmente reati di oltre 10 anni – ribadisce Salvini -. Non si capisce in base a cosa vogliono sequestrare questi soldi. E’ un processo politico per metterci fuorilegge, una sentenza politica. Ci vogliono far fuori per un reato che non esiste. Sulla mia onesta’ non si transigo – continua il ministro -. Se ci sono fatti risalenti a 10 anni si pensi ai quei soldi e non a quelli che tramite il 2 per mille gli elettori hanno voluto donare ora la Lega. Noi siamo sereni”, ha concluso Salvini.

“Forse l’efficacia dell’azione di governo della Lega dà fastidio a qualcuno, ma non ci fermeranno certo così”. Così Giulio Centemero, deputato della Lega e amministratore del partito, dopo la sentenza della Cassazione che dispone il sequestro di 48 milioni di euro al Carroccio. “Siamo stupiti di apprendere dalle agenzie, prima ancora che dalla Cassazione, le motivazioni della sentenza per cui dovrebbe proseguire il sequestro relativo a 48 milioni di euro di rimborsi elettorali. Consci della totale trasparenza e onestà con cui abbiamo gestito il movimento, con bilanci da anni certificati da società esterne, e non avendo conti segreti all’estero ma solo poche lire in cassa visti i sequestri già effettuati, sarà nostra premura portare in monetine da 10 centesimi al tribunale di Genova tutto quello che abbiamo raccolto come offerte da pensionati, studenti e operai durante il raduno di Pontida”, ha concluso Centemero.

Il decreto di sequestro dei conti della Lega, emesso lo scorso quattro settembre dal pm di Genova a seguito della condanna di Umberto Bossi e altri imputati per truffa ai danni dello Stato per circa 49 milioni di euro, e’ un provvedimento che “e’ stato emesso in osservanza dei presupposti di legge e che non e’ stato oggetto di impugnazione da parte della Lega Nord”. Lo sottolinea la Cassazione nel verdetto che apre al blocco ‘a tappeto’ dei conti della Legaanche per somme rinvenute dopo l’emissione del decreto e cioe’ nel prosieguo delle indagini a caccia del ‘tesoro’ incamerato illecitamente dal Carroccio – secondo l’accusa – tra il 2008 e il 2010, e senza bisogno di un nuovo decreto. In sostanza, gli ‘ermellini’ segnalano come la Lega, dopo la condanna di Bossi, non abbia contestato la legittimita’ del sequestro delle somme incamerate illecitamente dall’ex leader, ma solo in seguito il partito ora guidato da Matteo Salvini ha cercato di ‘frenare’ sul sequestro delle somme che in futuro potrebbero affluire sui conti. Per questa vicenda Bossi, rieletto al Senato, e’ stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione in primo grado, l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito a quattro anni e dieci mesi, a un anno e nove mesi Stefano Aldovisi, a due anni e otto mesi ciascuno Diego Sanavio e Antonio Turci. Questi ultimi tre sono stati condannati in quanto revisori dei conti della Lega. Nel processo, la condanna piu’ elevata e’ stata quella a cinque anni di reclusione per riciclaggio inflitta a Paolo Scala e Stefano Bonet, imprenditori sospettati di aver trasferito parte del ‘bottino’, verso Cipro e la Tanzania. “La richiesta avanzata in corso di esecuzione dal Pm di estendere l’originario provvedimento cautelare, che era finalizzato alla confisca diretta della somma di 48 milioni 696.617 euro, anche alle somme affluite in un momento successivo alla data di esecuzione del decreto di sequestro del quattro settembre 2017 sui conti e depositi riferibili alla Lega Nord, non comporta novazione,”, ossia non richiede un nuovo atto di sequestro.

Questo perche’, prosegue il verdetto 29923, “l’oggetto della misura cautelare e’ sempre quella del decreto originario, che tra l’altro non e’ stata oggetto di contestazione, e cioe’ l’esistenza di disponibilita’ monetarie della percipiente Lega Nord che si sono accresciute del profitto del reato, legittimando cosi’ la confisca diretta del relativo importo, ovunque e presso chiunque custodito e quindi anche di quello pervenuto sui conti e/o depositi in data successiva all’esecuzione del provvedimento genetico”.

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