Papa Francesco a Bari per la pace in medio oriente

Marilena Liaci

Rifiutare la società in decostruzione per fallimenti politici porta necessariamente al gesto popolare dell’affiancamento alla religione, quasi un’emergenza, tanto quanto ad una efferata rivolta contro un processo di globalizzazione mondiale. Ne deriva che, il rifiuto della politica e l’abbandono alla religione costituiscono una perdita: dirompente vertigine all’insegna di un’esigenza che è il richiamo della Parola del beneamato papa Francesco, nella terra pugliese. Il Santo Padre ha già donato ai fedeli il suo vessillo ecumenico, ma forse non è bastato. Francesco risponde ad un’esigenza collettiva: il Ritorno. Il ritorno nella terra dei senza terra, di coloro che da tempo sono sempre stati già disertati; terra , forse, già da tempo degli screditati per una sofferenza sottaciuta quale la mancanza di lavoro, e da una condivisa solitudine con i profughi, :che loro malgrato, hanno determinato uno stato di allerta dalla nostra entusiasmante classe politica.

Il richiamo del ritorno, dunque.

Papa Francesco risponde all’appello della comunità cristiana pugliese: la parola che invoca delle certezze!

L’esigenza della Terra di San Nicola e delle Puglie è quella di affacciarsi ad un dialogo perenne con popoli e pensieri tanto distanti geograficamente quanto bagnati dallo stesso desiderio di pace e fraternità.

La sovranità spirituale e comunicativa di un pontefice vive del forte richiamo della comunità mondiali, differenti per storia e tradizioni ma spinte dalla fiducia nel nel profeta più carismatico dei nostri tempi, Jorge Mario Bergoglio appunto.

All’illustre conduttore e scrittore rivolgo tre accorate provocazioni perchè possa donarmi risposte ad ampio spettro ma fedeli alla realtà dei fatti che viviamo.

La crisi attuale mostra cosa manca oggi alle relazioni tra i popoli e cosa la dottrina cattolica propone di restituire loro.

A questa mancanza di relazioni umane si può ancora immaginare un’epoca in cui gli uomini comprenderanno che per i popoli esiste un terreno di intesa spirituale? ( intendo umanitarie!).

Se davvero lo si vuole, tra uomini ci si intende sempre! Banale sintesi per ritenere le relazioni umane quanto di più radicato nell’evoluzione armoniosa  della vita sulla terra. La pace e il dialogo non sono slogan o bandiere e i pontefici della Chiesa romana si sono messi in discussione dopo il Vaticano Secondo per una profonda intesa con tutte le fedi religiose. La forza di volontà dei leader politici si coniuga con il carisma delle guide religiose per trainare uomini e donne verso un futuro di convivenza, rispettosa e auto sostenibile.Le risorse della terra e le produzioni dell’ingegno umano non basterebbero a lungo se non fossero incanalate in un unico spirito di condivisione. Piuttosto che un terreno di intesa spirituale credo che la diversità sia di per se arricchente e come cristiano suppongo che il buon dio gioisca della diversità dei popoli. La povertà delle relazioni umane scaturisce invece da logiche di mercato: oggi tutto è merce e il rapporto con il trascendente ostacola una visione strumentalista degli individui. Ben vengano gli ostacoli perché aiutano gli uomini di ogni nazione e professione religiosa a ricalcolare la rotta per un unico cammino di progresso e comunione.

Dunque un’umanità disumanizzata: come sopperire ad una carenza così allarmante?

Si concordo con questa definizione amara, l’umanità è disumanizzata; d’altronde basta guardarsi attorno, nelle città italiane. La solidarietà che profumava il Belpaese va scemando sulla scia di diffidenze etniche e arrivismo lavorativo, senza contare che gli individui di ogni ceto e cultura smarriscono spesso il senso civico. Il papa si rivolge ai credenti, ai cittadini, agli imprenditori, quindi a tutte le donne (le cito volutamente per prime) e gli uomini di buona volontà. La buona volontà, espressione tanto alta quanto abusata, è l’ingrediente principe per restituire sapore alle relazioni umane. Nessuna carenza è così allarmante se c’è desiderio di cambiare: le nuove generazioni non siano anestetizzate dal pensiero unico ma si aprano al dialogo costruttivo dell’Amore.

Secondo lei quale comunità a venire, oltre questa che si ritrova tanto compatta nella religione quanto carente nella spiritualità, si prospetta dopo il viaggio del papa?

 La chiamata alle coscienze prevista a Bari può avere scenari futuri luminosi se l’invito ai cristiani del medio oriente si traduce in fatti di pace. I proclami a reti unificate  li lasciamo ai Cettola Qualunque, LA PACE TRA POPOLI E RELIGIONI E’ UN’ESIGENZA REALE che riguarda tutti gli abitanti della terra e ognuno di noi ha le possibilità di ricostruirla.

Print Friendly, PDF & Email