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Quando il cambiamento?

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Nel secondo quadrimestre del 2018, diciottesimo anno del nuovo Millennio, ci chiediamo cosa ci riserverà il futuro. Ovviamente, memori del nostro tribolato passato.

Sotto un profilo politico, magari non pienamente condivisibile, anche questa Terza Repubblica è in ambascia. E’, però, ancora presto per poterla paragonare con quelle che l’hanno preceduta.

Per ridare fiducia al Paese, sono indispensabili una seria riforma elettorale e un rafforzamento del nostro ruolo economico in UE. Da noi, prima di tutto, hanno da essere rassicurati i cittadini. Quindi, c’è da auspicare un profilo politico che consenta una più ampia realtà operativa per chi ancora crede nel futuro nazionale. Di Promesse di Maio ne ha fatto parecchie. Vedremo se sarà in grado di realizzarle.

La Prima Repubblica è crollata per effetto “mani pulite”. La Seconda è tramontata, magari con meno clamore, per l’apatia politica di una Maggioranza che, non a caso, s’è rivelata anche Opposizione. E’ inutile tergiversare. Altri nodi verranno al pettine.

La Croce, è Di Maio/Salvini. Su quest’argomento ci piacerebbe discutere. Quando l’emergenza sarà rientrata. Anche se ci vorrà ancora tempo, dovranno contare di più i cittadini di questa Repubblica. Siano essi residenti a Roma o a New York.

Insomma, l’Italia può essere rappresentata in ogni parte del mondo. Chi conta sono gli italiani. A questo punto, riflettendo, poco rilievo ha questionare sul “sesso” degli angeli. Ciò che preme è garantire, nel modo migliore, la sovranità popolare. Il passato, nel bene, come nel male, non ritorna e il futuro è tutto da costruire.

Basta, però, che non venga meno la volontà di girare pagina. Sarà il nuovo Parlamento a dare al Paese un assetto politico percorribile. Per cambiare, bisogna avere idee chiare ed evitare il vittimismo che è alleato dei tempi “lunghi”. Del resto, non è ancora sicuro che tra le macerie della Prima e Seconda Repubblica non ci siano “mattoni” ancora utili per riorganizzare un nuovo modello nazionale.

Giorgio Brignola

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