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Il salario nelle nazioni del primo mondo

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Ha-Joon Chang sulla determinazione del salario nelle nazioni del primo mondo

di Carmenthesister

Dal sito 21st Century: a realist alternative to the modern left, qualche estratto del libro di Chang “23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo” in cui l’autorevole economista, autore di “Cattivi samaritani”, smonta il mito del libero mercato, puntando proprio al problema sul quale in questo periodo si sono accesi i riflettori: l’immigrazione incontrollata, In realtà la più importante forma di regolamentazione e di controllo del mercato del lavoro, teso a ostacolarne il normale funzionamento.

Ha-Joon Chang in “23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo” fa delle affermazioni su cui pochi economisti eterodossi sono preparati:

“I salari nei paesi ricchi sono determinati più dal controllo dell’immigrazione che da qualsiasi altra cosa, inclusa qualsiasi legislazione sul salario minimo. Come viene stabilito il limite massimo dell’immigrazione? Non dal mercato del lavoro “libero”, che, se lasciato a se stesso, finirà per sostituire l’80-90 per cento dei lavoratori locali con immigrati, più economici e spesso più produttivi. L’immigrazione è in gran parte stabilita dalla politica. Quindi, se avete ancora qualche dubbio sul forte ruolo del governo nel libero mercato dell’economia, allora fermatevi a riflettere sul fatto che tutti i nostri salari sono, alla radice, determinati dalla politica”.

Chang, Ha-Joon. 2011. 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo. Primacosa: non esiste un libero mercato
“…gli standard di vita dell’enorme maggioranza delle persone nei paesi ricchi dipendono in maniera cruciale dall’esistenza del controllo più draconiano sul mercato del lavoro – il controllo dell’immigrazione. Nonostante questo, il controllo dell’immigrazione è invisibile a molti e deliberatamente ignorato dagli altri, che parlano delle virtù del libero mercato.
“Ho già sostenuto che non esiste davvero un libero mercato, e proprio l’esempio del controllo dell’immigrazione rivela quanto sia ampia la regolamentazione in quelle che solo apparentemente sono economie di libero mercato, eppure noi manchiamo di coglierla. Mentre si lamentano della legislazione sul salario minimo, delle regole sull’orario di lavoro e di varie barriere all’ingresso nel mercato del lavoro imposte dai sindacati, sono ben pochi gli economisti che anche soltanto accennano al controllo dell’immigrazione come una di quelle odiose regolamentazioni che ostacolano il funzionamento del libero mercato del lavoro. Quasi nessuno di loro sostiene l’abolizione del controllo dell’immigrazione. Invece, per essere coerenti, dovrebbero anche sostenere l’immigrazione libera. Il fatto che ben pochi di loro lo facciano dimostra ancora una volta l’argomento da me sostenuto, che il confine del mercato è determinato politicamente e che gli economisti del libero mercato sono “politici” quanto quelli che vogliono regolare i mercati.
“I paesi hanno il diritto di decidere quanti immigrati accettare e in quali settori del mercato del lavoro. Tutte le società hanno capacità limitate di assorbire gli immigrati, che provengono spesso da contesti culturali molto diversi, e sarebbe sbagliato esigere che un paese superi questo limite. Un afflusso di immigrati troppo rapido non solo porterà ad un improvviso aumento della concorrenza per il lavoro, ma metterà anche sotto pressione le infrastrutture fisiche e sociali, come gli alloggi e l’assistenza sanitaria, e creerà tensioni con la popolazione residente. Altrettanto importante, se non altrettanto facilmente quantificabile, è il problema dell’identità nazionale. È un mito – un mito necessario, ma nondimeno un mito – che le nazioni abbiano identità nazionali immutabili che non possono essere, e non dovrebbero essere, modificate. Tuttavia, se ci sono troppi immigrati che entrano nello stesso momento, la società che li riceve avrà problemi a creare una nuova identità nazionale, senza la quale potrebbe trovare difficoltà a mantenere la coesione sociale. Ciò significa che la velocità e l’entità dell’immigrazione devono essere controllate.”
Chang, Ha-Joon. 2011. 23 Cose che non ti hanno mai detto sul Capitalismo, Terza Cosa: La maggior parte delle persone nei paesi ricchi sono pagate più di quanto dovrebbero

Allora perché, si potrebbe chiedere, la sinistra è stata catturata da gente bizzarra ossessionata dal culto delle frontiere aperte?

In un’economia di libero mercato logicamente coerente, la libera circolazione delle persone è essenzialmente il corollario del libero scambio. Un vero mercato libero significa abolizione del controllo delle frontiere nazionali, che è esattamente ciò che vogliono gli estremisti anarco-capitalisti e i pazzi libertari, e anche ciò che vuole all’interno dell’unione l’élite neoliberista che controlla l’UE (cioè, la completa libera circolazione interna delle persone, nonostante le notevoli differenze tra Europa occidentale e orientale quanto a tenore di vita e retribuzioni).

Perché così tanti a sinistra sono diventati così squilibrati su questo problema è la domanda da un milione di dollari.

BIBLIOGRAFIA
Chang, Ha-Joon. 2011. 23 Things they Don’t Tell you about Capitalism. Bloomsbury Press, London.

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