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L’Italia scelga l’Ue o rischia di fare come l’Argentina

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Bankitalia, davanti a una crisi piu’ vulnerabili di 10 anni fa

La ‘scelta strategica’ dell’Italia deve essere di ‘partecipare maggiormente all’Ue’ o rischia di fare la fine dell’Argentina’. E’ l’allarme che lancia il presidente Abi Patuelli all’assemblea dell’associazione. ‘Le riforme hanno perso slancio, davanti una nuova crisi saremmo piu’ vulnerabili di 10 anni fa’, ha avvertito il governatore di Bankitalia Visco. Il ministro Tria ha invece sottolineato che il libero commercio e’ fondamentale per la crescita del Paese, davanti ai timori di una guerra dei dazi. A maggio intanto la produzione industriale e’ tornata a crescere segnando +0,7%, +2,1 sull’anno. Male invece l’auto. -4% annuo.

Il rischio che con l’onda di nazionalismo l’Italia si allontani dall’Europa e faccia la fine dell’Argentina o che, davanti a una nuova crisi, il nostro sistema economico sia più vulnerabile che nel 2008. Due punti, questi, che hanno focalizzato l’attenzione all’assemblea annuale dell’Abi, contenuti nelle relazioni di Antonio Patuelli, presidente rieletto dell’associazione, e di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. Relazioni illustrate alla vasta platea al Palazzo dei Congressi a Roma e, soprattutto, dinanzi al ministro dell’Economia Giovanni Tria, alla sua prima apparizione accanto al numero uno di Palazzo Koch. Un ministro Tria che, comunque, ha scelto la via della rassicurazione sul versante degli interventi che il governo avrà intenzione di operare sui conti pubblici, sul debito e sulle riforme.

E’ Patuelli a lanciare per primo l’avvertimento quasi all’inizio della sua relazione: “L’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani” e finire come l’Argentina, “con un tasso di sconto che ha raggiunto in primavera Il 40%”, se non si dovesse partecipare maggiormente all’Unione europea. Quest’ultima definita dal numero uno di Palazzo Altieri “una scelta strategica” che dovrebbe impegnare Il nostro Paese in “responsabilità comuni”. Dichiarazioni che trovano anche una pronta sponda da parte del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: “Le chiusure non fanno bene all’Italia, che deve aprirsi dal punto di vista economico per realizzare grandi obiettivi politici”, dice Il leader degli industriali circondato dai giornalisti al termine dell’assemblea. Nel suo discorso, Patuelli ha affrontato il tema dello spread, i cui aumenti “ogni volta rallentano la ripresa”, per passare a quello della trasparenza e rapidità nel trovare i colpevoli delle crisi bancarie: “Per voltare pagina definitivamente occorre sia fatta luce sui responsabili”.

L’accenno al contratto in fase di rinnovo arriva quasi a fine relazione, con l’indicazione di come Il prossimo “dovrà incoraggiare efficienza ed economicità per favorire la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione, cogliendo ogni aspetto innovativo, guardando innanzi con lungimiranza”. Una lungimiranza richiesta dal presidente dell’Abi anche al governo, che nonostante i “passi avanti nelle regole del mercato”, deve “ammodernare le spesso vetuste normative, allineandole agli standard europei”. Quindi un passo in più verso l’Europa, proprio come all’inizio aveva avvertito sul rischio Sudamerica, ma con un però: “Finché l’Unione europea non avrà gli auspicati Testi unici, la Repubblica dovrà impegnarsi per ammodernare le proprie regole”.

Alla relazione di Patuelli fa eco, ancora più forte, il monito che arriva dal governatore Visco. Che è netto: “In Italia le riforme hanno perso slancio per timori sui costi, spesso immediati, e i dubbi sui benefici, che maturano gradualmente e con tempi relativamente lunghi. In queste condizioni, davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa”. Un monito sulla fragilità del nostro sistema che trova conferma anche nell’andamento dell’economia nei primi mesi del 2018, periodo in cui c’è stato un rallentamento, come precisa lo stesso governatore. Visco non ha dubbi da cosa sia generata questa frenata: “Negli ultimi mesi sono notevolmente saliti i rischi connessi con la politica protezionistica degli Stati Uniti e con i contrasti che su diversi fronti si registrano nelle relazioni tra i Paesi dell’Unione europea”. Quindi, per il governatore di Bankitalia “servono politiche di sostegno dosate con cura, ponendo attenzione all’equilibrio dei conti pubblici e alla necessità di tenere sotto controllo la dinamica del rapporto tra debito e prodotto. Sarebbe rischioso basarsi solo su di esse nel tentativo di uscire dalla trappola della bassa crescita in cui l’Italia si trova da lungo tempo e di tornare su un sentiero di sviluppo duraturo e sostenuto”. E dopo Patuelli anche il numero uno di Palazzo Koch parla di lungimiranza: “Assieme alla prudenza servono per evitare tensioni o possibili crisi e per non lasciare in eredità agli italiani di domani un debito più elevato e un reddito più basso”. Quanto al versante del fisco, la necessità per Visco è quella di “un’ampia ed equilibrata riforma fiscale, diretta ad accrescere l’occupazione e promuovere la crescita dell’economia”. Vanno rimossi gli ostacoli all’attività di impresa, all’innovazione, alla corretta allocazione delle risorse che discendono da rigidità e ritardi nei servizi pubblici. “E vi è certamente bisogno di investimenti pubblici, da selezionare ed eseguire con la massima efficienza”, insiste il governatore.

Così, davanti agli scenari poco rosei presentati da Abi e Bankitalia, i riflettori si sono spostati su un Tria invece rassicurante, ma nonostante ciò consapevole della situazione in cui versa oggi il Paese. Il governo, assicura nel corso del suo intervento “andrà avanti col suo disegno riformatore, tenendo sempre presente l’impegno di ridurre il debito pubblico”. Secondo il titolare del dicastero di via XX settembre, “le condizioni di salute dell’economia e dei conti pubblici sono ancora buone. Tuttavia, anche se all’interno di un quadro generale positivo, gli indicatori recenti mostrano che c’è un rischio di una moderata revisione alla ribasso della stima della crescita”. Pesano, sostiene Tria, “il rallentamento della produzione industriale e un rallentamento delle esportazioni”. Insomma, un’Italia che cresce “ma non a ritmi soddisfacenti” ma pur sempre proseguendo verso un trend positivo. Tre gli obiettivi che si è posto l’esecutivo e indicati nella sua relazione: riformare le imposte, principalmente quelle dirette, poi procedere a un’inclusione sociale facendo leva sulle politiche attive sul lavoro, con enfasi sul contrasto alla povertà. Infine, terzo pilastro della futura azione di governo, il rilancio degli investimenti pubblici, anche attraverso la rimozione degli ostacoli burocratici. “Uno sforzo – dice Tria – dell’intero esecutivo sui temi della semplificazione che sono già all’ordine del giorno dei nostri lavori”. E conclude con la certezza che “in un contesto complesso la risposta italiana sarà quella di procedere con queste riforme strutturali previste nel contratto di governo” siglato tra Lega e Movimento 5 Stelle, con la capacità di rispondere “agli shock esogeni” e di attivare “fattori endogeni di crescita economica”.

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