Non è un bel periodo per il Ministro Matteo Salvini

Il nuovo governo giallo-verde inizia a mostrare una profonda insofferenza; in particolare il neo Ministro degli Interni è coinvolto in una bufera mediatica che si sta sempre più intensificando. Ma quello che sta garantendo un tale accanimento da parte dei mass media è proprio la natura dell’interessato.

L’ultima notizia, forse la più incisiva, è il suo coinvolgimento nella truffa dei rimborsi elettorali ai danni dello stato per circa 49 milioni di euro. Una questione centrale per l’opinione pubblica italiana poiché proprio la questione dei benefici della politica è al centro del dibattito e della volontà del ministro Di Maio di eliminare i privilegi della ‘casta’. Il nodo cruciale non è la questione dell’enorme quantità di denaro che la Lega tiene nascosta e che non vuole restituire alla Repubblica Italiana, così come disposto dal Tribunale di Genova e ribadito dalla Corte di Cassazione, ma è il coinvolgimento di Salvini stesso nella vicenda tanto da parlare di ‘attacco alla democrazia per mettere fuori gioco per via giudiziaria il primo partito italiano’. La questione si aggrava maggiormente poiché non è più coinvolto Matteo Salvini come Segretario della Lega, ma Matteo Salvini come Ministro dell’Interno ed espressione di uno dei governi più contestati degli ultimi anni.

Un altro tema scottante è quello dei migranti, tale da monopolizzare l’attenzione mediatica soprattutto a causa dei forti toni che Salvini utilizza, spesso duri e intransigenti. Proprio questa chiusura ha portato a duri contrasti soprattutto con personaggi in vista nel panorama dell’informazione italiana, primo tra tutti Roberto Saviano che spesso attacca il leader del Carroccio, tanto da dare vita ad un botta e risposta quasi quotidiano.

Ciò che bisogna domandarci è: Matteo Salvini viene giudicato come personaggio o come esponente politico? Gli attacchi dei suoi oppositori sono per i modi usati o per ciò che dice?

Sin dal suo esordio in politica, si è contraddistinto per essere l’erede naturale della dialettica bossiniana, sfrontata, dissacrante, aggressiva ma che lo ha differenziato all’interno del suo partito tanto da divenire segretario della Lega nel 2013. Tuttavia se questa caratteristica può essere positiva in merito alla spontaneità che da sempre lo caratterizza, deve fare i conti con il suo ruolo di politico e rappresentante del panorama politico italiano, che si intensifica con il suo attuale compito di vicepresidente del Governo Conte e Ministro dell’Interno.

Una volta eletto, qualunque politico deve rappresentare l’interesse della nazione ma in questo caso bisogna riflettere su che tipo di governante rappresenta. Matteo Salvini è il prototipo del leader populista che non perde la sua natura irriverente nonostante occupi un posto di rilievo nella politica nazionale; tuttavia questo aspetto è proprio ciò che viene aspramente criticato forse perché ci si aspettava che una volta al governo avrebbe assunto l’aspetto del politico di professione, quello che usa i toni giusti, sempre moderato e pacato, quello che fa da mediatore piuttosto che attaccare. Ma bisogna essere consapevoli che questo non potrà accadere poiché il suo successo è imputabile proprio alla sua sfrontatezza ed è il motivo per cui è stato il vero vincitore delle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

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