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Quel comunicato emesso e poi eliminato

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Grottesca la presunta apertura a terzi, quasi ai limiti dell’assurdo beckettiano, a quanto pare, determinata ieri sera tardi e ratificata oggi attraverso un comunicato emesso dalla società stamattina alle 7,49, dove si confermava l’apertura verso terzi con le note modalità, dando l’idea che uno spiraglio per la salvezza del Bari entro lunedì prossimo si fosse concretizzato, naturalmente con l’eventuale reperimento dei tre milioni di euro per formalizzare l’iscrizione, ma poi, d’improvviso, lo stesso comunicato è stato annullato con una dichiarazione nella quale si diceva che a breve ne sarebbe stato emesso un altro debitamente modificato a causa di “errori di trascrizione”. Solo adesso, alle ore 17,15 è uscito quello nuovo dove si confermano le indiscrezioni di stamane quando si è pensato che le eventuali somme versate non sarebbero più finite dal Notaio Labriola ma in quelle del rappresentante legale del Presidente Giancaspro e della responsabile amministrativa, Dottoressa Antonella Indiveri. Incredibile. Non si capisce se dietro ci sia qualche strategia o qualche disegno; purtroppo l’atavica carenza di comunicazione in società non aiuta a capire cosa stia succedendo all’interno del concistoro. Qual è la verità? Qui sta giocando col fuoco, forse non si è capito bene.

Si crede sempre di aver visto tutto nella vita ma crediamo che questa situazione sia paradossale, ad essere buoni. Una vicenda ai limiti della tragedia greca, giocata sul filo del rasoio coi tifosi in apprensione e che non fa onore a nessuno per le parole dette e non dette, per i silenzi, per i comunicati emessi con parole astruse, per le parole pronunciate all’inizio del progetto dove si parlava dei conti in ordine con un’attenzione maniacale, ed invece sono usciti dal cilindro ben 18 milioni di euro perché, evidentemente, si è fatto il passo più lungo della gamba. Si è increduli per una società incapace di comunicare, con atteggiamenti che si fa fatica a comprendere.

Anche il gesto di “grande generosità” di Giancaspro appare incomprensibile: magari ci è sfuggito qualche passaggio. Il Presidente ha fatto un atto di generosità mantenendo il 30% dando la possibilità di far subentrare terzi. Ma crediamo l’abbia fatto per se stesso. Dire che è stato generoso si fa fatica a comprenderlo pur dandogli atto delle difficoltà incontrate e degli esborsi incontrati. Insomma, nulla quaestio sull’apporto economico, ma su quello gestionale sarebbero tante le cose da capire.

Temiamo che ogni sforzo sarà vano in quanto non solo reperire qualcuno che possa e voglia investire sol Bari è un’impresa ardua, ma il rischio è quello di ridursi ad un secondo prima del gong, sì da non poter più sbrigare tutta la faccenda burocratica: ci si doveva pensare prima, non ora, nonostante gli sforzi apodittici del Presidente che indubbiamente ha sostenuto, creando anche debiti su debiti tali che l’eventuale compratore avrebbe voluto e dovuto esserne al corrente, al pari dei crediti formatisi dal parco giocatori. Il Bari è un bene comune, vero, ma lo si deve ricordare non solo nel momento del bisogno o quando c’è da sottoscrivere gli abbonamenti. Quando si è in difficoltà è bene parlarne in pubblico sfoderando quell’umiltà che in questo mondo del calcio a 360 gradi (anche, quindi, giornalistico) manca del tutto perché era convinto di farcela da solo. E troppo comodo dire aiutateci oggi: aiutati che dio ti aiuta, insomma.

Come possibile creare tutti quei debiti da una persona oculata e rigida come Giancaspro? Come si fa, sapendo quel che cova sotto la cenere in Via Torrebella, a non vendere un giocatore a due milioni di euro a gennaio, mettendo a repentaglio la salvezza di un club centenario per errori da abc della gestione di una società di calcio? Incredibile. Il pater familias sa quanto guadagna al mese e sa, di conseguenza, quanto può spendere senza esagerare. Invece Giancaspro ha gestito la faccenda in un’altra maniera.

Ma le colpe sono tante, tra le prime quella di non aver suonato il campanello di allarme per tempo piuttosto di suonarlo adesso, nella convinzione di far prevalere l’orgoglio di farcela da solo alla salvezza del club. Addirittura ad una domanda del Sindaco Decaro, insospettitosi che qualcosa non andava per il meglio, sul fatto se andasse tutto bene, se avesse bisogno di una mano, gli fu risposto che “si, va tutto bene” e questo è accaduto dieci giorni fa, forse meno. Incredibile.

Speriamo che tutto si risolva per il meglio, speriamo in una comunicazione più precisa e costante ma soprattutto speriamo di non abbandonare il calcio professionistico dopo 108 anni di storia.

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