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Taranto. Due cuori a forma di mare

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L’ho sempre pensato e detto. Chi mi conosce lo sa. Sono figlia della città più bella del mondo. Voglio osare di più adesso e scriverlo. Sin da bambina, la visione quel rosone antico, imponente sul Duomo che si schiude allo sguardo di chi attraversa il “ponte di pietra”, come lo chiamiamo noi tarantini, mi dà un tuffo al cuore. E da lì un susseguirsi di colori e luci, tra il blu del golfo e il giallo carparo dei vicoli, mentre si attraversa la ringhiera della città vecchia per risalire lungo il lungomare più romantico, il lato mozzafiato della mia città. Bella, forse troppo per essere amata a dovere, contesa tra due cuori a forma di mare. Il Mar Grande, collegato alla terraferma dal Ponte Girevole e dal Ponte di Porta Napoli, anche detto “rada di Mar Grande” ove sostano le imbarcazioni in attesa di passare nel Mar Piccolo. E il Mar Piccolo, un mare interno, che dà vita ad una doppia insenatura a nord della città ed è unito al Mar Grande da un canale navigabile ad est e dal canale di Porta Napoli ad ovest.

In entrambi i mari, poi, circolano delle sorgenti denominate “citri”, fonti di acqua dolce mista ad acqua salmastra che creano l’habitat idrobiologico perfetto per la coltivazione delle ostriche e soprattutto dei mitili, meglio conosciuti come le famose cozze tarantine. 

La mia città ha un dono naturale, anzi due: un mare straordinario diviso in due, poco conosciuto a molti, perché su e di Taranto piace parlar d’altro. Ma il mare di Taranto è magia liquida. D’estate, forse troppo affollato per goderne appieno. Intenso, con i suoi toni accesi dell’acqua che ristora, d’estate lo si gode solo in parte, tanta è la gente che vi si riversa per un bagno caraibico.

Ma d’inverno, il mare della mia città esplode in tutta la sua incompresa bellezza. 

Spettacolo che ti sorprende con i suoi colori cangianti, a seconda dell’ora e del momento.

E’ una favola, una poesia di verde e d’azzurro che si racconta ogni giorno mai uguale.

Il mare d’inverno a Taranto è un racconto che sfiora il mito. Da San Vito a Marina di Lizzano, da Torre Ovo a Campomarino ed oltre ancora, la magia di questo mare regala sempre emozioni, forse uniche, forse inenarrabili.

Eh si, perché non è solo un fatto di bellezza.

Il mare d’inverno qui è un canto delle sirene, è un concerto di onde che inseguono cieli mai grigi, è un riverbero di tonalità dello smeraldo e del rubino insieme, quand’è il momento del tramonto. Ti stupisce quand’è calmo, ti esalta quand’è mosso. Ti rapisce quand’è sera, ti ammalia quand’è il tramonto, ti estasia quand’è l’alba. Ad ogni ora, è quello che è, quello che senti, quello che vedi. Avvolgente, maestoso, favoloso. E non è solo mare. È bucolico incanto. E’ anche dune, macchia mediterranea estesa, natura che si riprende dopo il passaggio poco tenero dell’uomo ignorante e presuntuoso quando la calpesta con il suo cemento e il suo petrolio. Ne consiglio la visita in cinque posti in particolare: Marina di Pulsano (Saturo), Marina di Lizzano (nei pressi della cosiddetta Torre Sgarrata), Piri Piri, dune di Campomarino, Salina dei Monaci. Cinque angoli di struggente splendore per cinque desideri. Desidero di rivivere il Mito, di libertà, di un pizzico di romanticismo, di bealtà ordinata e di pace.

 

 

 

 

 

 

Evelyn Zappimbulso 

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