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La Brexit? È solo l’inizio

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Nonostante la Brexit si preannunci ormai molto più “morbida” di come auspicano certuni, non si potrà più andare a Londra in cerca di lavoro ma solo se il lavoro già lo hai. Non è ancora certissimo che così sarà, e comunque nell’era di internet e dei voli low cost questo limite non è insormontabile, ma è certamente un segnale. Importantissimo. La culla della economia liberale dice basta alla mondializzazione selvaggia e lo fa in tutte le maniere possibili. L’aver insistito per decenni con questa mondializzazione e con una concorrenza internazionale sleale, ha prodotto reazioni (ampiamente prevedibili) certamente scomposte; in ogni parte del mondo. Se vogliamo sintetizzare queste reazioni in poche parole dobbiamo purtroppo ricorrere al terribile neologismo “sovranismo”. L’unica difesa rimasta dai guasti di questa mondializzazione appare lui; una sorta di rassicurante retromarcia verso lidi ed equilibri conosciuti e tranquilli. È come un pendolo che per decenni è stato spostato nella parte mondialista e quindi adesso si sposta dall’altra parte producendo altri guasti di senso inverso semplicemente cercando di mettere una pezza ai guasti creati dalla religione mondialista. È inutile sottolineare la responsabilità evidente dei cultori di una errata e dilatata concezione della libertà di commercio e di intrapresa in questo sconquasso; né si può dire che non si sia gridato anche ad alta voce che le cose non andavano bene e che la classe media non si può distruggere senza poi pagarne il prezzo. Non si è voluto ascoltare e così siamo sempre più sovranisti.

Ma è evidente che non sarà tornando indietro che si risolvono i problemi. Per la Gran Bretagna la questione è relativamente più semplice in quanto la sua scelta di uscire dalla Unione Europea ha una motivazione economica ma anche strategica e quindi le scelte conseguenti hanno un sapore anche geostrategico. Ma le cose sono ben differenti per il resto del mondo come per gli Stati uniti e l’Italia. Da noi le sconsiderate decisioni mondialiste dovranno essere corrette tenendo presente una convivenza forzata con l’economia tedesca che se da un lato è più grande della nostra, dall’altro è più fragile della nostra nella misura in cui dipende dalle esportazioni la sua stessa sopravvivenza. L’Italexit se si verificasse e se si verificasse con un qualche dazio (come gli Stati Uniti stanno facendo) e se fosse imitata da altre economie mediterranee sarebbe un colpo mortale per l’intera economia tedesca; forse più di quanto l’uscita dall’euro costerebbe alla nostra economia. Quindi come si esce da questo disastro realizzato dai cultori dell’ideologia mondialista?

Va cercata ed attuata la terza via che è quella della libertà di commerci ma a condizioni che pongano i vari produttori e comunque operatori economici sullo stesso piano “reale” cioè effettivo, tralasciando le correttezze formali e nominali.

Per esempio la Cina sa che dovrebbe rivalutare la sua moneta di almeno un 30%; sa che il valore esterno della sua moneta è strettamene controllato dalle autorità e non è libero e quindi deve muoversi; se non lo fa è logico che si cominceranno ad introdurre dazi che cresceranno sempre e per molto tempo; quelli di cui si discorre adesso non sono che un primo timido inizio.

Quindi da subito si deve aprire una lunga fase di trattative economiche tra i vari stati per rimettere a posto le cose .. se no i sovranisti cresceranno sempre e sempre di più….

Canio Trione

Vice direttore 

redazione@corrierenazionale.net

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