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Bari calcio – Una drammatica fine prevedibile ed ingloriosa

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Il dramma è qui. Di casa. Ieri è stato il giorno più triste di questi 110 anni di gloriosa storia biancorossa coinciso con la scomparsa del calcio a Bari. Il tifo, la passione di migliaia di tifosi indomiti pronti a tutto, stacanovisti del tifo senza compromessi e senza barriere presenti in ogni stadio d’Italia anche quando la squadra risultava assai mediocre, è stata affossata da uno stuolo di personaggi loschi e inadeguati che si son mostrati alla tifoseria aggressivi e diffusori di dissidi. Costoro hanno apoditticamente ucciso il calcio barese colpendolo in ogni dove del già esile corpo di una Madame Bovary – la bari – signora aristocratica che non voleva invecchiare ma che, di fronte allo specchio, evidenziava le rughe con le quali doveva fare i conti.

E’ una sconfitta per tutta la città che pure ha le sue responsabilità di città contraddittoria capace di grandi cose ma capace anche di assuefazione, una sconfitta – questa del fallimento – peggiore di quello di quattro anni fa dove, bene o male, si risorse in tempo di record risultando meno drammatico. Una macchia indelebile che rimarrà a vita per la città di Bari, forse più dell’autorete di Masiello.

Una ferita indelebile la cui cicatrice rimarrà marchiata a vita per volere di quei quattro personaggi scellerati, avallati dai lanzichenecchi virtuali smanettatori internauti webeti, che hanno gestito quella che, metaforicamente, va sotto le sembianze di una ciliegina sulla torta che, sempre metaforicamente, ha le sembianze della città perché la squadra di calcio di ogni città deve essere sempre la ciliegina di una città che funziona e non che non funziona.

Adesso non resta che aggrapparsi all’eventualità di ripartire dalla serie C, categoria comunque umiliante per la città di Bari che conta, compresa la città metropolitana, circa un milione e duecentomila abitanti, mica diecimila, il cui iter appare difficile ma non impossibile, ma che, con ogni probabilità, dovrà interfacciarsi con la D, categoria ancora più imbarazzante piena di insidie a cominciare dall’ordine pubblico considerata la scarsa capienza dei campi sportivi dove si giocherebbe, senza gradinate riservate agli ospiti e col rischio concreto di incidenti, e considerata la notevole massa di tifosi baresi che invaderebbe questi “stadi”, rigorosamente tra virgolette.

Una società che ha il record di essere fallita per due volte in quattro anni e che ha raccolto oltre diciotto milioni di debiti, qualcosa di assurdo ed inverosimile, senza che la scellerata dirigenza, cortigiani del potere sempre anteposto alla passione inclusi, stupidamente orgogliosa, suonasse il campanello di allarme così da informare la piazza la quale, sicuramente, sarebbe stata più vicina capendo il momento no e non mostrandosi, invece, astiosa verso la suddetta dirigenza come, giustamente, ha fatto nell’ultimo periodo complice anche la assoluta, colpevole, mancanza di comunicazione societaria, differentemente dai Matarrese che – si ricorderà – avvisarono più volte la città e le istituzioni mesi prima che erano in netta difficoltà, i Matarrese che sono stati rivalutati in questo periodo. Ed invece no, si è preferito stare zitti infierendo, di volta in volta con crudeltà e sadismo, sulla passione dei tifosi. Questa dirigenza verrà ricordata come quella che ha distrutto la passione dei tifosi del Bari cancellando, d’emblée, il calcio della città. Un disonorevole merito, insomma.

Il Presidente che aveva promesso mari e monti ai tifosi, compreso il famoso piano industriane triennale che, alla fine, non ha mai realizzato, che aveva promesso di intervenire sulla ristrutturazione dello stadio San Nicola, prima attraverso un farsesco copia ed incolla dallo studio di fattibilità dello stadio di Cagliari, poi con un altro incompleto, dichiarando che Grosso sarebbe rimasto a Bari, tranquillizzando i tifosi sui versamenti di aprile con i famosi F24 e gli affidamenti bancari poi rivelatasi un vero e proprio bluff, rasserenando l’ambiente proclamando che “tutto andava bene e che problemi non ce n’erano” e che c’era un piano B (si, quello di fallire!) mentre il Bari, pian piano, affondava nell’inerzia societaria con al collo un masso di diciotto tonnellate di debiti. Una vergogna. Comunicati stampa inadeguati ed indecifrabili e pieni di arroganza che sono andati di pari passo col la spocchia di chi gravitava attorno al Presidente, senza dimenticare la fuga di tanti evidentemente consapevoli di quanto stava accadendo ma, nel contempo, senza dimenticare la fuga di quanti son saltati via dal carro giancaspriano come dei vigliacchi pronti a salire sul primo carro che capitasse. Chè sparissero per sempre dal calcio cittadino!

Adesso che fine farà lo stadio? Si potrà giocare, lo si potrà utilizzare? Con i costi manutentivi e con mille incertezze? E altrimenti dove si giocherà? L’unica cosa da dire è che adesso occorre reagire, tentare la rinascita dalle ceneri dell’araba fenice evitando di rinascere dopo vent’anni al pari del Petruzzelli perché il rischio concreto, in una città come Bari da sempre poco attenta alle istituzioni baresi a meno che non si tratti di poli, peroni ghiacciate e focacce, da sempre preservate come un tesoro inestimabile, è quello di attendere le calende greche prima di rialzarsi. Occorre essere tutti uniti per realizzare la rinascita, servirà intraprendenza e pazienza.

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