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Mutuo? Conviene aprirlo ora: non ci saranno ulteriori ribassi

Nonostante l’instabilità economica internazionale, il costo del denaro continua a rimanere basso e le stesse banche mantengono i tassi di interesse ai minimi, proponendo offerte particolarmente competitive per coloro che vogliono sottoscrivere un mutuo

di Irene Dominioni

Il sistema economico italiano è in attesa: tra il termine del mandato di Mario Draghialla Banca centrale europea nel 2019, la fine del Quantitative easing (Qe) – il programma di acquisti da parte della Bce di titoli di Stato per sostenere e normalizzare le oscillazioni del mercato – e le incertezze sulla futura politica economica del nuovo governo, ci si aspetterebbe che anche il mercato dei mutui debba pagare lo sconto di questi cambiamenti. Eppure, il costo del denaro oggi continua a rimanere basso e le stesse banche mantengono i tassi di interesse ai minimi, proponendo offerte particolarmente competitive per coloro che vogliono sottoscrivere un mutuo. Lo stesso Draghi ha dichiarato che, in questo senso, fino alla prossima estate si potrà ragionevolmente stare tranquilli sulla stabilità economicae quindi sulla presenza di condizioni vantaggiose per i mutui. Perché?

«Il fenomeno dei tassi di interesse in calo era già in atto, e anche se ora c’è un po’ meno spazio perché continuino a scendere, sempre più banche sono comunque riuscite a “limare” qualcosa rispetto ai tassi che offrivano a inizio anno», spiega a Linkiesta Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline, sito di comparazione mutui. «Questo è avvenuto un po’ contro logica, perché con la fine di programmi come il Qe ci si aspetterebbe un cambiamento di indirizzo, ma nonostante questo il costo del denaro è rimasto immutato nei suoi valori principali, Euribor e Irs». In particolare, negli ultimi mesi le fluttuazioni dell’Euribor, l’indice che misura il tasso di interesse medio di breve periodo, si sono limitate a pochi millesimi di punto, assestandosi sullo 0,48-0,55% circa, mentre quelle dell’Irs (che invece si riferisce al lungo periodo), hanno avuto oscillazioni pari allo 0,25% circa, portando i tassi all’1,40%.

In uno scenario a un anno, insomma, il mercato non registrerà un incremento sostanziale del costo del denaro. In più, la Bce ha annunciato che non smetterà di regolare i propri programmi di acquisto, e dunque manterrà un portafoglio di obbligazioni su cui continuerà a investire, contribuendo ad allungare il tempo di eventuale ripresa del costo del denaro e quindi dei tassi sui mutui.

Se c’è un momento in cui si deve approfittare per aprire un mutuo è adesso: lo scenario per ulteriori ribassi è finito, quindi meglio muoversi subito

Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline

Ma questo che cosa significa, nel concreto, per il mercato dei finanziamenti? Per dirla in due parole, il vantaggio attuale è che si è allungata la finestra temporale per l’accesso al credito da parte delle famiglie: se nei primi tre mesi dell’anno i mutui erano calati rispetto allo stesso periodo del 2017, tra aprile e maggio questi volumi hanno ripreso a crescere. «Se c’è un momento in cui si deve approfittare per aprire un mutuo è adesso: lo scenario per ulteriori ribassi è finito, quindi meglio muoversi subito», incoraggia l’esperto. Anche tra coloro che erano già mutuatari, infatti, l’ultimo periodo è stato un’ottima occasione per fare una surroga, ovvero per applicare al proprio mutuo un’offerta più conveniente, per esempio passando da un mutuo a tasso variabile a uno a tasso fisso. La differenza tra i due è legata semplicemente al parametro di riferimento: il tasso variabile si basa sull’Euribor, che di solito è un po’ più basso, mentre quello fisso è elaborato sulla base dell’Irs: uno scarto che oggi è minimo e quindi vantaggioso. «Se il tasso variabile è vicino a quello fisso, come in questo momento, posso accollarmi un piccolo costo extra per passare al fisso, ma almeno sono sicuro che per tutto il resto della durata del mutuo continuerò a pagare un tasso contenuto, e quindi non mi devo preoccupare di chi arriverà dopo Draghi, o di cosa faranno Cinque Stelle e Lega al governo», precisa ancora Anedda.

Ma come scegliere tra l’uno e l’altro? In generale, un tasso variabile può essere vantaggioso per chi deve fare mutuo breve, magari di 10 o 15 anni, dove anche eventuali variazioni in negativo del tasso non potrebbero davvero fare danni, oppure anche per un mutuo più lungo, a patto però che ci si possa permettere di gestire con tranquillità il rimborso delle rate ed eventuali variazioni dei tassi. «In tutti gli altri casi il tasso fisso è da consigliare», aggiunge l’esperto. Anche perché l’erogazione di mutui a tassi fissi a questi livelli è comunque un elemento positivo per la banca: «Trattandosi di tassi contenuti, le persone hanno meno difficoltà a rimborsare le proprie rate, ed essendo più pianificabili nel lungo periodo agevolano il mutuatario e scongiurano il rischio di insoluti verso la banca». Non a caso l’80% dei mutui attivati in questi mesi è a tasso fisso.

Se voglio una rata che sia il più bassa possibile, posso attivare un mutuo dove pago qualcosa in più di interessi, anche se nel complesso mi costa di più. Oppure posso decidere di avere una spesa più consistente prima, ma poi di spendere meno sugli interessi nel lungo periodo

Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline

Detto questo, difficilmente un istituto si esporrà nel consigliare l’una o l’altra opzione (ma succede anche semplicemente nel caso del conto corrente, e non solo dei finanziamenti): per evitare che un consiglio gli si possa ritorcere contro, nella situazione attuale la banca si limiterà a dire che adesso il costo del denaro è ai minimi, ma ci sono elementi che potrebbero far cambiare lo scenario – anche se in quali tempi e modi non è dato di sapere. La decisione, in altre parole, rimane personale e va presa in base alle proprie possibilità di spesa.

Se i tassi fissi sono un po’ più alti e quelli variabili un po’ più bassi, infatti, d’altra parte un tasso inferiore potrebbe essere accompagnato da altre spese fisse (come quelle di istruttoria o perizia) che potrebbero far lievitare il Taeg, l’indicatore di spesa complessiva di un mutuo. Perciò «la valutazione non va fatta tanto in base al risparmio complessivo, ma in base al mio obiettivo», specifica Anedda. «Se voglio una rata che sia il più bassa possibile, posso attivare un mutuo dove pago qualcosa in più di interessi, anche se nel complesso mi costa di più. Oppure posso decidere di avere una spesa più consistente prima, ma poi di spendere meno sugli interessi nel lungo periodo».

Infine, bisogna ricordare che il mercato immobiliare è in parte indipendente dalle dinamiche dei tassi, soprattutto perché non tutte le operazioni di acquisto di un immobile vengono finanziate dal mutuo. Posto che il panorama italiano è caratterizzato da un’abbondanza di offerte, comunque, le probabilità di spuntare buone trattative ci sono, e inoltre il volano di mutui più semplici da ottenere fa sì che oggi sia particolarmente facile fare un buon affare. Un cruccio potrebbe semmai essere costituito dalla parte fiscale: «In Italia ci si è abituati che per ogni novità possano sempre arrivare delle modifiche in peggio, quindi anche ciò che finora era dato per scontato potrebbe cambiare», conclude Anedda. Meglio comunque non esitare troppo: se da un lato sono comprensibili le attese per capire se lo scenario muterà, l’esperto assicura che «per ora si può essere ottimisti».

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