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Perché Goldman Sachs non azzecca mai il vincitore del Mondiale

È ormai una tradizione: punta sempre sul Brasile, rimane sempre delusa. Ogni volta tenta di rendere più sofisticato il processo di previsione, ma ottiene risultati ancora peggiori, screditando l’AI, il data mining e un po’ se stessa

di LinkPop

Jewel SAMAD / AFP

E per l’ennesimo Mondiale consecutivo Goldman Sachs ha sbagliato nelle previsioni del vincitore. Cose che capitano a tutti, certo. Ma quando si ha a disposizione un data set enorme con informazioni su calciatori, partite, squadre e statistiche, e in più si dispone di un cervellone elettronico di intelligenza artificiale all’avanguardia, la cosa è un po’ meno perdonabile. Goldman ha calcolato variabili di ogni tipo, simulato oltre un milione di possibili evoluzioni del torneo, ha aggiornato il cervellone di partita in partita e il risultato, ogni volta, in ogni caso, era sempre sempre sbagliato.

Ma come è possibile? Lo si spiega qui.

Nel 2014 gli statistici della banca d’affari avevano applicato un modello meno pretenzioso. Calcolavano solo il numero dei gol realizzati nelle ultime 10 gare internazionali ufficiali, il ranking di ogni squadra e variabili come la distanza da casa. Risultato? Davano un Brasile vincente sulla Germania (2 a 1) in semifinale e poi contro l’Argentina, per 3 a 1 in finale. Non andò così: tutti ricordano il 7 a 1 dei tedeschi sui verdeoro e poi l’1 a 0 ai supplementari contro i biancocelesti, ma almeno avevano previsto tre semifinaliste su quattro: Brasile, Argentina e Germania. La Spagna, la loro quarta semifinalista, era uscita nel girone, e al suo posto una pimpante Olanda.

Nel 2018 hanno deciso di usare più dati, implicare più variabili e studiare più possibilità con l’aiuto di tecnologie più sofisticate e promettenti. Ed è andata ancora peggio. Secondo le previsioni del 2018 in semifinale ci sarebbero arrivati Brasile, Germania, Francia e Portogallo, con il Brasile che batteva la Germania in finale. Un mondo alternativo. Di tutte le quattro, Goldman Sachs ha indovinato solo la Francia.

Non sono andati bene nemmeno gli aggiornamenti, basati sull’andamento del torneo. Vista l’eliminazione repentina della Germania, il 29 giugno prevedeva una finale Brasile – Spagna. Poi, il quattro luglio una semi-finale Brasile – Francia. E poi, quando tutto andava contro le sue previsioni, ha tentato una finale Inghilterra – Belgio. E nemmeno una delle due ce l’ha fatta. “Il calcio è un gioco imprevedibile”, hanno concluso gli analisti.

Vero, ma non così tanto: ci sono parecchie variabili che possono influenzare una partita (meteo, arbitro, var, stanchezza, tifo), ma alla fine è il risultato che conta: o vince o perde una squadra (non è previsto nemmeno il pareggio nella fase finale). E allora se Goldman non riesce, basandosi sui dati del passato, a dare una previsione decente per uno sport tutto sommato abbastanza rigido (l’exploit della Croazia sarà anche una sorpresa, ma se lo avesse fatto l’Arabia Saudita si sarebbe gridato – e con ragione – al miracolo), ci si chiede allora cosa faccia quando deve valutare previsioni e risultati di aziende, multinazionali e perfino Paesi. Qui le variabili sono pressoché infinite, dagli effetti imprevedibili e dall’incidenza incalcolabile. E non c’è nemmeno l’arbitro a cui dare la colpa.

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