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Parma e Chievo a rischio Serie A

Parma e Chievo a rischio Serie A. La procura federale della Figc ha chiesto una penalizzazione di 2 punti per il Parma, per il presunto tentato illecito sportivo del giocatore Emanuele Calaiò ed una penalizzazione di 15 punti per il Chievo Verona durante il processo per plusvalenze fittizie che vede coinvolto anche il Cesena.

PARMA – La procura federale della Figc ha chiesto una penalizzazione di 2 punti per il Parma, da applicare all’ultimo campionato di serie B, nell’ambito del procedimento davanti al Tribunale federale nazionale della Figc per il presunto tentato illecito sportivo del giocatore Emanuele Calaiò. Se la richiesta di sanzione sarà accolta il club emiliano rischia di vedere sfumare la promozione in serie A. La procura Figc ha chiesto in subordine un “innalzamento della penalizzazione per renderla ugualmente afflittiva”, con 6 punti di penalizzazione per il Parma nel prossimo campionato di serie A. Nei confronti di Calaiò la richiesta della procura Figc è di 4 anni di squalifica e 50mila euro di ammenda.

CHIEVO – La procura della Figc ha chiesto una penalizzazione di 15 punti per il Chievo Verona, da scontare nella stagione 2017/2018. La richiesta, avanzata davanti al Tribunale federale nazionale durante il processo per plusvalenze fittizie che vede coinvolto anche il Cesena, equivale per il Chievo alla retrocessione in serie B, avendo chiuso l’ultima stagione con 5 punti di vantaggio sull’ultima delle retrocesse, ossia il Crotone. Stessa richiesta di 15 punti di penalizzazione per il Cesena. La richiesta di penalizzazione avanzata dalla procura Figc nasce dalla richiesta di 5 punti per ciascuna delle tre stagioni nelle quali sarebbero state effettuate le plusvalenze fittizie. La procura della Figc inoltre ha chiesto una inibizione di 36 mesi per il presidente del Chievo Verona, Luca Campedelli.

CALAIO’ – “Ho passato un’estate orribile, è la prima volta che mi trovo dentro queste mura. Non sono mai stato coinvolto in niente e non mi aspettavo nemmeno di arrivare a questa situazione per dei messaggi innocui, stupidi e soprattutto scherzosi che non avevano un secondo fine”. Lo ha detto Emanuele Calaiò durante il procedimento davanti al Tribunale federale nazionale della Figc.

“Non ho mai pensato minimamente di alleggerire l’andamento della partita (contro lo Spezia, ndr) né la prestazione dei miei avversari”, ha assicurato. “Vorrei finire la mia carriera come l’ho iniziata, dando tutto me stesso in campo e fuori. Sono una persona pulita e non voglio che la mia carriera venga macchiata da queste situazioni, mondi completamente diversi che non mi appartengono. Faccio fatica anche a parlare, perché sono veramente amareggiato e non pensavo di arrivare a questo punto”, ha spiegato l’attaccante.

“Sui giornali – ha continuato Calaiò – sono state pubblicate le mie foto, come se fossi un criminale, mi sono dovuto giustificare con i miei figli anche piangendo perché i loro compagni di scuola chiedevano cosa fosse successo: è bruttissimo e non lo auguro a nessuno”.

“Io ho 36 anni e sono quasi alla fine della mia carriera, in 20 anni di calcio ho girato grandissime piazze e ovunque ho lasciato il segno non solo a livello tecnico ma anche fuori dal campo – ha sottolineato Calaiò -. Catania e Siena tanti anni fa sono state coinvolte in cose orribili e ben più gravi e io non sono mai stato toccato da queste vicende, sono sempre uscito pulito perché io queste cose non le faccio. Sono una persona pulita corretta e mi dispiace che non ci siano qui De Col e Terzi (i destinatari dei messaggi incriminati, ndr) perché sicuramente avrebbero confermato che mi sono sempre comportato lealmente e da professionista. Sono sempre stato un esempio per i giovani”.

A difesa di Calaiò ha parlato per primo il suo legale Paolo Rodella: “Se il comportamento di Calaiò è illecito, allora ce ne andiamo tutti al mare perché tutte le partite sono illecite”, ha evidenziato l’avvocato, definendo l’accusa della procura Figc “assurda, infamante e assolutamente infondata”.

LA REPLICA DEL PARMA – “Non vogliamo che venga offuscata la magnifica impresa sportiva di questa società nata da un fallimento e che ha conquistato sul campo quello che ha fatto in questi tre anni”. Lo ha detto l’amministratore delegato del Parma, Luca Carra, rivolgendosi al Tribunale federale nazionale durante il processo sportivo che vede il club emiliano coinvolto per responsabilità oggettiva. “Questa società è arrivata con il preciso mandato di rispettare lealtà e correttezza. Abbiamo sensibilizzato i nostri tesserati sul rispetto delle regole e sul comportamento che devono tenere dentro e fuori dal campo”, ha evidenziato il dirigente del Parma.

Il legale del club, Edoardo Chiacchio, ha chiesto l’assoluzione del Parma definendo la richiesta della procura Figc (-2 nello scorso campionato di B o -6 nel prossimo campionato di serie A) “incomprensibile” e dicendosi “esterrefatto”. “Come è possibile chiedere due punti di penalizzazione che siano afflittivi in una vicenda come questa? Il problema che è capire se esista o meno una responsabilità oggettiva del Parma – ha osservato Chiacchio davanti al Tfn riunito a Roma – Cosa può fare una società di fronte a un sms? Qual è il suo potere di controllo?”.

L’avvocato del club ha poi fatto riferimento ad alcuni precedenti legati al processo ‘Dirty Soccer’, ricordando che “Paganese e Poggibonsi hanno ricevuto un solo punto di penalizzazione per il comportamento dei rispettivi dirigenti”. “Come si fa a chiedere due o addirittura sei punti per il Parma? Non è una società come Paganese o Poggibonsi? Anzi, ha un merito in più: arriva dalla Serie D e ha vinto tre campionati di fila. E poi la procura non considera un altro aspetto: pur con due punti di penalizzazione nell’ultima serie B, il Parma avrebbe comunque il diritto di giocare i playoff”.

LA REPLICA DEL CHIEVO – “Mi aspettavo una richiesta pesante da parte dalla procura della Figc, perché di solito quando si ha torto si fanno sempre richieste pesanti per suggestionare i tribunali. Più la richiesta è pesante e più è debole la proposta di deferimento”. Così l’avvocato Marco De Luca, legale del Chievo, ha commentato la richiesta di 15 punti di penalizzazione della procura Figc nei confronti del club veneto.

“E’ un deferimento fragilissimo che contiene errori marchiani anche nei numeri. Sono abbastanza fiducioso che gli errori commessi in sede procedurale vengano sanzionati anche duramente”, ha sottolineato il legale, sostenendo che “la procura si è rifiutata per due volte di ascoltare il presidente Campedelli e quindi l’improcedibilità sta nei fatti. E’ un deferimento completamente infondato e non possiamo non essere fiduciosi”. Riguardo l’ipotesi di improcedibilità su cui sembra puntare il Chievo, il legale ha ricordato “un precedente di due mesi fa che impone alla procura di sentire gli incolpati e la procura si è rifiutata di farlo, quindi credo che questa improcedibilità sia consequenziale”.

“Anche nel merito – ha ribadito – il deferimento è totalmente infondato”. Riguardo lo stato d’animo di Campedelli, nei confronti del quale la procura ha chiesto 36 mesi di inibizione, De Luca lo ha definito “molto dispiaciuto ed amareggiato, lo ritiene un deferimento inutilmente punitivo perché ha sempre rispettato alla lettera quanto disposto dalle procedure federali in merito alla contabilizzazione dei contratti di acquisto e di vendita”.

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