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Scontro nel governo sulle nomine di Cdp, salta il vertice

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Tensione nel governo sulle nomine. Al centro quelle al vertice di Cdp. Salta il vertice convocato a Palazzo Chigi dal premier Conte con i vicepremier Di Maio e Salvini e il ministro dell’ Economia Tria. Nella sede della presidenza del Consiglio e’ arrivato solo il responsabile del Tesoro per un colloquio a due con il premier. ‘Io non ne sapevo niente’, dice Salvini del vertice. Il sottosegretario Giorgetti spiega che ‘la procedura’ prevede l’intervento del capo del governo in caso di disaccordo.

Non c’è ancora il via libera sullenomine, il nodo cruciale della Cassa Depositi e Prestiti (ma c’è anche il tema della Rai che incombe) non si scioglie, e in giornata il governo convoca e sconvoca un vertice sul tema. Un piccolo incidente, che riproduce all’esterno l’immagine di un governo che fatica a trovare una sintesi e di un presidente del Consiglio che non è del tutto padrone del timone dell’imbarcazione e di un Matteo Salvini che apparentemente non gradisce essere messo in secondo piano “convocato” pubblicamente dal capo del governo. La sequenza degli eventi: a ora di pranzo fonti di palazzo Chigi fanno sapere che Giuseppe Conte ha convocato per le 15 un vertice ristretto del governo sulle prossime nomine con i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio ed il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Tempo un’ora e arriva la disdetta: il vertice a palazzo Chigi “è stato rinviato per impegni”. Di chi, non viene precisato. Passano pochi minuti e Salvini sibila: “Non sapevo che fosse stato convocato un vertice” sulle nomine “e dunque non mi risulta che sia stato sconvocato. Per me la giornata è lineare”. Di fatto, uno schiaffone al premier, col quale evidentemente continua a non esserci sintonia soprattutto sulla partita più importante: quella di Cdp, che aveva già dovuto rinviare ieri l’assemblea, in mancanza di una intesa sui vertici e sul nome scelto da Tria per la poltrona di amministratore delegato: Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea degli investimenti.

Tria comunque, ufficialmente per altre ragioni, a palazzo Chigi ci va lo stesso “per un’altra riunione già programmata”. Con una sibillina dichiarazione, nel pomeriggio Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, offre ai giornalisti una chiave di lettura: “Leggetevi l’intervista di Conte al Fatto. C’è una procedura, chiedete a chi gestisce la procedura”. Ed ecco le parole di Conte al Fatto che chiedeva delle nomine: “Il ministro competente le propone a me, io ne parlo con i due vicepremier, poi decidiamo insieme. Se non c’è accordo sulla persona più competente, rinviamo per trovarne una migliore”. Per Giorgetti, quindi, che però non si espone a dirlo apertamente, il problema è che manca l’accordo, quindi si rinvia.

Ufficialmente ignari di tutto alcuni parlamentari 5 stelle, per i corridoi di Montecitorio filtra anche un’altra interpretazione di marca leghista, più seccamente “salviniana”: il leader del Carroccio, semplicemente, non ha apprezzato la “velina” passata ai giornalisti sulla convocazione del vertice. Se il presidente del Consiglio vede i due vice non c’è motivo di farlo sapere: riproduce un rito da Prima Repubblica, quello delle riunioni di coalizione per la spartizione delle poltrone, che non corrisponde all’immagine che Salvini ha in testa per il governo. E se Conte ha esigenze di visibilità (come dimostra il suo maggiore attivismo degli ultimi giorni nella comunicazione), non può pensare di coltivarle a spese dei suoi soci politici (in particolare della Lega), che sono anche i suoi datori di lavoro. Non a caso, dall’opposizione il commento di Valeria Valente del Pd si concentra proprio sul peso del segretario della Lega: “Conte – dice – non conta niente, a comandare è Salvini”

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