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Una serata sul Quarenghi alla Casa Museo Fantoni di Rovetta

Nella bella cornice del cortile della Casa Fantoni a Rovetta, ieri sera si è svolto il secondo appuntamento (di quattro) inserito nel cinquantesimo della Fondazione Fantoni.

Il secondo appuntamento è stato dedicato a Giacomo Quarenghi, sommo architetto bergamasco del ‘700, di cui la Fondazione ha un importante fondo di disegni, alle sue opere e alla sua vita.

Recentemente, proprio in occasione del duecentesimo anniversario della sua morte, la Fondazione ha pubblicato un bellissimo catalogo delle opere che conserva. Durante la serata è stato dato spazio al racconto della vita e opere attraverso la lettura di lettere che il Quarenghi scrisse.

Sono intervenuti Giuseppe Pedrocchi Fantoni, presidente della Fondazione e Lidia Rigon, conservatrice della Casa Museo. Hanno letto le lettere Francesca Brasi e Paolo Fiorani.

«Nato nel 1744 – spiega Paolo Fiorani -, Giacomo, come lui scrive in una lettera autobiografica a Luigi Marchesi nel 1785, aveva mostrato un genio svisceratissimo per le Belle Arti che coltivò cercando la sua via, prima a Bergamo, poi a Roma. Quando finalmente gli capitò fra le mani un “Palladio delle migliori edizioni” capì quale fosse la sua inclinazione e a essa si dedicò. La prima e più importante commissione che ebbe in Italia, ed anche l’unica se si trascurano opere minori, fu il rifacimento della chiesa di Santa scolastica dei Padri Benedettini di Subbiaco e l’antichissimo oratorio sopra il Sacro Speco. In seguito si sposa con Maria Mazzoleni, bergamasca, da cui ebbe ben quattordici figli. Ed ecco che venne la chiamata di S.M. Caterina II di Russia e là si recò e vi rimase per un lunghissimo periodo. Fece una lunga quantità di opere che sono ben riconoscibili nei disegni esposti della collezione Fantoni, avendo i favori dell’Imperatrice che in lui trovò una persona colta e in grado di conversare in tutti i campi delle arti. Mirabili sono le sue descrizioni della vita di corte e del vivere in questo clima che non è freddo solo per la temperatura (“chi ha buone pellicce non lo sente”) perché gli pesa molto il ritrovarsi senza gente con cui poter conversare. La sua vita scorre tra le spese che una famiglia così numerosa richiede e la sua incapacità a governarle nonostante gli ottimi guadagni, tanto che per lui diventerà un cruccio e un vincolo per il ritorno in Italia che il suo sogno negli ultimi anni passati in Russia. Una vita molto intensa e molto ricca di informazioni che però occorre ritrovare nei documenti e nelle sue lettere».

La serata si è chiusa con la visita all’esposizione e un brindisi augurale che il sindaco Stefano Savoldelli ha dedicato ai prossimi 50 anni di attività.

Il prossimo appuntamento è in programma sabato 28 luglio con “I vestiti della musica” in compagnia di Paolo Mazzucchelli.

Sabato 4 agosto alle 18 l’appuntamento conclusivo con Sandro Buzzetti dal titolo: “Vita quotidiana a Bergamo sotto la dominazione veneziana”.

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