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Le conseguenze dei conflitti in Congo ricadono sui bambini

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Nella provincia di Tanganyika in Congo, per le persone in fuga dalla violenza è sempre più difficile sopravvivere, e sono i bambini a pagarne le conseguenze. Molti di loro, invece di andare a scuola, lavorano per sostenere le proprie famiglie.

Françoise, 14 anni, lavora in riva al lago, dove raccoglie la sabbia in sacchi da 25 kg che bilancia con cura sulla testa. Pur essendo così esile, ha dovuto imparare a svolgere questo compito negli ultimi mesi.

Ma Françoise non è sola. Quasi tutte le mattine all’alba, un esercito di bambini – alcuni di appena cinque anni – inizia ad aggirarsi per le strade deserte alla periferia di Kalemie, la capitale della provincia di Tanganyika, nella parte sud-orientale della Repubblica Democratica del Congo. Come Françoise, tanti anni di conflitti li hanno costretti a lasciare la scuola e a lavorare per poco per sostenere le famiglie.

“Tutti noi andavamo a scuola; ora lavoriamo per guadagnare soldi e comprare da mangiare”, dice Françoise, togliendosi granelli di sabbia dai capelli. “Tutti i bambini si lamentano perché la sabbia è pesante e ci stanchiamo. Io mi sento sempre male, mi fanno male le gambe e la testa”.

In questa zona, la sabbia è un materiale da costruzione popolare e a basso costo. In una buona giornata, Françoise può guadagnare fino a 30 centesimi per ogni 25 kg che porta. Ma anche questo non è abbastanza per aiutare la famiglia a tirare avanti, dice suo padre, Philippe Kika Malisawa, 58 anni, che trasporta sabbia accanto alla figlia. “I nostri genitori non ci hanno mai fatto lavorare così”, ricorda. “Noi dovevamo solo rilassarci e nostro padre ci avrebbe portato da mangiare. Ma ora che siamo sfollati, soffriamo tremendamente”.

Moltissimi civili sono stati costretti a lasciare le proprie case. Ora cercano rifugio in luoghi miseri e sovraffollati nei pressi di Kalemie e in altre parti della provincia di Tanganyika. Sempre più persone lottano per sopravvivere, ed i bambini sono costretti a lavorare.

“Vorrei poter smettere di trasportare la sabbia e tornare a scuola”

, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ed altre agenzie umanitarie hanno fornito assistenza agli sfollati di Kalemie, anche fornendo materiali per costruire ripari e oggetti domestici basilari. Tuttavia, i sottofinanziamenti e i nuovi flussi di sfollati dovuti al conflitto non hanno reso possibile soddisfare i loro bisogni primari. Le persone stanno ancora lottando per sopravvivere e a farne le spese sono i bambini.

“Ho trascorso tutta la mia vita in fuga dalla guerra”, dice Françoise, asciugandosi il sudore dalla fronte. “Vorrei poter smettere di trasportare la sabbia e tornare a scuola”.

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