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Come cambiano le nostre associazioni con la riforma del terzo settore

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 Come cambiano le nostre associazioni con la riforma del terzo settore: quali prospettive in futuro per l’associazionismo di emigrazione?

di Luigi Papais

UDINE – “Dal primo gennaio 2019 tutti gli enti e le associazioni del Terzo Settore dovranno iscriversi al Registro nazionale unico del Terzo Settore, al posto dei Registri regionali. L’adempimento riguarda anche l’Ente Friuli nel Mondo e le associazioni a essa aderenti, operanti nel territorio nazionale. Per quelle operanti all’estero, che rappresentano la maggioranza dei circoli associati all’Ente, vigono le legislazioni dei singoli Paesi. Giova ricordare, a questo proposito, come quasi tutte le nostre associazioni all’estero abbiano il riconoscimento giuridico degli Stati in cui operano. Quest’ultima circostanza rappresenta, di per sé, un ulteriore elemento, che evidenzia la reale consistenza rappresentata dal nostro Ente nel contesto dell’associazionismo regionale di emigrazione”. Così scrive Luigi Papais, Membro del Consiglio direttivo dell’Ente Friuli nel Mondo e componente del CGIE, nel numero estivo del mensile dell’associazione diretto da Giuseppe Bergamini. 
“Certamente, anche i nostri sodalizi vivono momenti di crisi generazionale, come del resto lo stanno vivendo tutte le realtà associative; tuttavia il numero di centocinquanta sodalizi dell’Ente Friuli nel Mondo, sparsi in tutti i continenti, rimane pressoché intatto nel tempo, giacché a fronte di qualche circolo che chiude per il venir meno dei “pionieri” di lungo corso, corrisponde la nascita di nuovi Fogolârs, formati da giovani di recente emigrazione. 
Tornando sull’argomento delle nuove norme del Terzo Settore, nel ricordare che l’onorevole Franco Narducci, già deputato eletto all’estero, aveva presentato un Disegno di legge per estendere i benefici previsti per l’associazionismo anche a favore delle associazioni operanti al di fuori del territorio nazionale; resta il fatto che, a tutt’oggi, mancano ancora due decreti attuativi per dare avvio alla riforma. Rimaniamo comunque fiduciosi che la politica e il Governo procedano in tal senso, ricordando che le Associazioni di promozione sociale, quelle di Volontariato e le Fondazioni operanti in Italia (scomparirà la qualifica fin qui attribuita alle Onlus, in un’ottica di parificazione), per usufruire delle agevolazioni fiscali riservate alle organizzazioni non lucrative, dovranno iscriversi al predetto Registro Nazionale, assumendo la qualifica di Enti del Terzo Settore (acronimo ETS). 
La questione riguarda in primo luogo Friuli Una nuova “governance” anche per Friuli nel Mondo nel Mondo, peraltro ora privo di un socio fondatore, importante e prestigioso, quale era la Provincia di Udine, vera e storica espressione della friulanità, soppressa, purtroppo, con la tanto discussa legge regionale 20 del 2016. 
Ne abbiamo già preso atto con un’apposita modifica statutaria, resa indispensabile anche per la precedente soppressione della Provincia di Pordenone. Una sfida ci attende già nell’immediato, poiché dovremo “ridisegnare” la natura giuridica di Friuli nel Mondo e la sua nuova “governance”, facendo forza anche sui Comuni del Friuli storico, affinché aderiscano e contribuiscano alla vita dell’Ente. Va ribadito che, proprio a seguito della soppressione della Provincia del Friuli, l’Ente Friuli nel Mondo continua a rappresentare uno dei “baluardi” della friulanità, qual è la nostra consistente diaspora che raggruppa all’estero quasi certamente più friulani di quanti vivono nella Piccola Patria.
L’importante è che sia comunque salvaguardata l’autonomia dell’Ente stesso, contro ogni tentativo di “centralismo”, messo purtroppo in atto negli ultimi tempi, attraverso forme di “accentramento” nazionale e regionale che, speriamo, vengano nel presente accantonate. 
Rivendichiamo la nostra libertà di azione, costituzionalmente garantita, convalidata da oltre sessantacinque anni d’intensa e benemerita attività. Crediamo nella sussidiarietà del privato sociale rispetto gli “statalismi” di ogni tipo che sminuiscono, per l’appunto, il ruolo di rappresentanza sociale dell’associazionismo, espressione autentica degli aderenti che, nel caso nostro, sono i tanti friulani nel mondo. Indubbiamente, nei giorni nostri occorrono maggiore oculatezza ed equilibrio nell’utilizzo della spesa pubblica, con la quale si sostengono prevalentemente le sette (forse troppe) associazioni regionali di emigrazione operanti per le componenti friulana, giuliana e slovena. Le leggi di finanziamento sono in costante modificazione, i contributi si sono ristretti, la burocrazia esige sempre maggiori controlli, con delle tempistiche che vanificano, il più delle volte, i progetti che s’intendono realizzare. 
La trasparenza è più che mai necessaria ed è reclamata da ampi strati della società. Guai a non tenerla nella dovuta considerazione. Ultimamente c’è, oltre al resto, la tendenza a operare in prevalenza attraverso bandi pubblici che, secondo le migliori intenzioni, dovrebbero consentire una Funzionalità operativa, armonizzando burocrazia essenziale e trasparenza valutazione comparativa dei progetti rispetto agli obiettivi proposti. 
Un approccio, questo, che soddisfa (all’incirca) le esigenze di trasparenza, ma che rischia di premiare solo l’elaborazione formale verosimilmente perfetta dei procedimenti amministrativi, danneggiando però, in ultima analisi, coloro ai quali queste risorse sono destinate. Sì dunque alla trasparenza, sì ai regolamenti dettagliati nei minimi particolari, no di certo quando essa diviene talmente pervasiva, fine a se stessa, senza essere un vero strumento per realizzare la missione riconosciutaci dalle leggi regionali del settore che, tra l’altro, delimitano il perimetro degli aventi diritto a questo genere di contribuzione pubblica. Una fondamentale “mission” sociale nell’ottica della sussidiarietà Va sempre considerato il valore sociale dell’associazionismo, anche nell’accezione voluta dal comma 4 della Costituzione che recita “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. 
Questo è lo spazio in cui agiamo e intendiamo continuare a operare, prendendo parte così alle dinamiche sociali del Paese, generando capitale sociale. Lo facciamo anche partecipando a organismi di rappresentanza di secondo grado, quali l’Unaie (fondata dal compianto nostro presidente emerito senatore Mario Toros, recentemente scomparso) e al Faim nazionale, che raggruppa ben ottantacinque associazioni come la nostra. Se si dimentica tutto questo, si trascurano le motivazioni che spingono tante persone, in Italia e all’estero a occuparsi dei nostri corregionali e connazionali ovunque si trovino, impegnati a mantenere le radici culturali della propria Patria; a rappresentare il nostro Paese nel mondo; a fornire opportunità sociali e una presenza tangibile e di sostegno logistico alle iniziative regionali e italiane, anche economiche, nelle varie latitudini in cui essi vivono”. 

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