Cultura

Diritto e letteratura hanno bisogno l’uno dell’altra

Nonostante le loro grandissime differenze, diritto e letteratura hanno bisogno l’uno dell’altra, condividendo un modo di pensare “narrativo”, il modo in cui diamo senso alla condizione umana. Un’interdisciplinarità che suona ancora scandalosa, specialmente in ambito giuridico in Italia. Il rapporto tra letteratura e diritto è invece, secondo Bruner, fondamentale. Sia la letteratura che il diritto descrivono, ognuno a suo modo, la realtà sociale in cui hanno radici comuni. Il diritto vuole la verità, la letteratura vuole la verosimiglianza ed ha come criterio ciò che è umanamente possibile. Al centro di ogni buona storia c’è una violazione di un codice di norme, perchè ogni storia ha una sottostante assunzione di valori. La narrazione procede col tentativo di rimettere a posto le cose, di trovare una soluzione allo sconvolgimento che è successo. Funzione della letteratura è rendere strano ciò che è familiare, ha un carattere sovversivo e disturbante. La giustizia e il diritto devono gestire il conflitto tragico ed hanno bisogno della letteratura per comprendere la tragedia.

Par di vederlo, lo scrittore dell’immaginario, che raccoglie e ordina le parole della realtà in un flusso, un composto nuovo in cui entrano le sue storie. E par di vedere anche lo scrittore di diritto, che rielabora i fatti per come appresi da altre carte, e solo quelle, a loro volta storie di parole e ancora parole che tentano di far conoscere i fatti della vita. Non è cambiato molto, dal tempo della penna. Perché è incessante la medesima ricerca di scrittura, di storie e di verità. Di libertà. 

Fino a quarant’anni fa parlare o scrivere di Diritto e Letteratura sarebbe sembrata un’eccentricità o comunque una frivolezza non degna di attenzione da parte degli studiosi. Oggi non è più così. Il rapporto tra le due dimensioni della cultura rappresentate dal diritto, da una parte, e dalla letteratura, dall’altra, è considerato un ambito comparatistico e interdisciplinare molto interessante, a cui si dedicano sia studiosi di provenienza letteraria sia studiosi di provenienza giuridica. La ragione va ricercata prima di tutto in una concezione più moderna delle frontiere che vigilano sui saperi umanistici, concezione che ha fatto piazza pulita dei sospetti e delle diffidenze verso gli sconfinamenti, le incursioni, le contaminazioni, in sintesi, verso l’insieme delle dinamiche sociali. Ma anche e specialmente perché si è capito come un dialogo tra diritto e letteratura e, in particolare, l’esplorazione della letteratura con l’occhio del giurista, siano la via privilegiata per una migliore comprensione del diritto.

Le vite, per diventare lezioni, devono prima essere trasformate in storie. Lo sapeva Shakespeare che fa pronunciare ad Amleto morente l’esortazione all’amico Orazio a “dire la mia storia”.

Ora, il diritto non è soltanto la risposta alla esigenza di stabilire delle regole per una pacifica convivenza. Agli uomini non basta la pacifica convivenza, il loro interrogativo, perennemente riproposto, è come convivere, quale società edificare, come migliorarla. In pratica, il diritto tende a costruire la migliore società possibile. Se fermiamo la nostra attenzione sulle origini di ogni comunità politica, possiamo agevolmente cogliere come identica capacità aggregatrice è da attribuire alle narrazioni collettive e alle norme di diritto. Insomma, un romanzo ci fa scoprire ciò che è a portata di mano, ma che, per la sua diversità, è spesso oggetto di ignoranza e di rifiuto a livello emotivo. Per converso, il tema basilare di ogni costruzione teorica del diritto è il rapporto tra essere e dover-essere. E poiché l’uomo è incapace di far coincidere essere e dover-essere a causa di un fattore di cui solo lui è provvisto, la libertà, ecco individuato lo spazio metafisico in cui opera il diritto e si manifesta la giustizia e che è lo stesso spazio in cui i letterati situano le loro invenzioni e si interrogano sull’infelicità degli esseri umani. Quella libertà, che è ambivalente, pericolosa, salvezza e insieme baratro. La vita stessa è una continua ricerca della felicità e, del pari, è una continua ricerca della libertà piena, autentica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Evelyn Zappimbulso 

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