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Guardia di Finanza – storie che andrebbero chiarite

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TRIESTE – Nella primavera dell’ormai lontano 1992, a Trieste, il GICO (Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata) del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, sequestrava, su ordine di un magistrato, una serie di documenti che, all’esame, rivelavano, alla sede di quella città, l’esistenza di una struttura di mediazione di affari che si occupava essenzialmente di tre tipi di attività: traffico di non meglio precisato materiale strategico proveniente dall’Est europeo, traffico di materiale nucleare, traffico di rubli, che, dall’ex Unione Sovietica, venivano convogliati in Occidente, e precisamente Florida (USA) a Miami. Il Comando generale del Corpo, avvisato della cosa, così si espresse per bocca del comandante del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Trieste: trattavasi non di una cosa seria, bensì di un tentativo di truffa, e pertanto il comandante del GICO, cioè lo scrivente, che allora era in servizio nella GdF con il grado di tenente colonnello, era invitato a concludere rapidamente la cosa in senso negativo, riferendo così al magistrati inquirente.

Poiché ritenni di non aderire all’invito, ma di continuare l’indagine, non fosse altro che al fine di individuarne gli eventuali truffatori internazionali che si affermava stessero in azione, un anticipo di trasferimento dall’incarico che ricoprivo fece si che potei solo descrivere nelle linee generali la situazione prospettatasi senza proseguire a fondo nelle indagini che sarebbero invece state necessarie, né ebbi notizia di esiti ulteriori di quella vicenda. Ciò premesso, riterrei opportuno riaprire quella vecchia vicenda, che ormai, dopo ben ventisei anni, si avvia, semmai, a diventare materia di interesse storico e non più giudiziario, per il seguente motivo: leggendo il volume scritto dall’ex magistrato Carlo Sarzana di Sant’Ippolito, dal titolo: “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, le cose non dette e quelle non fatte”, editore Castelvecchi, 2017, nel capitolo VI, da pagina 339 a pagina 352, così risulta: in breve sintesi, in quegli anni, sotto il Governo in Russia di Eltsin,  si era verificata la scomparsa dell’intero tesoro del PCUS, ammontante a 770 miliardi di rubli (valore del rublo, in quel periodo, era di circa 350 lire italiane l’uno) e, stando a quando scrivevano i giornali russi in quel periodo, in particolare l’Isvestia “l’Italia faceva parte del ristretto numero di paesi verso cui i rubli scorrevano a fiumi”.

Per questo il procuratore capo di Mosca, Stepankov, aveva chiesto al Governo italiano sostegno, ed il Giudice Falcone aveva avuto già due colloqui riservatissimi con lo stesso. Avrebbe dovuto ancora recarsi, riservatamente, a Mosca per un ulteriore colloquio, ma l’attentato noto lo uccise. Le carte passarono così al collega Borsellino, anche lui vittima di attentato, dopo di che la cosa non ebbe più seguito, anche per il congedamento del procuratore Stepankov. Ma vi è ancora di più: dopo avere acclarato sin qui, quello che è qui sopra detto, che il movimento di rubli segnalato dal fax da noi sequestrato era ben reale e non simulato come invece aveva sostenuto il Comando generale del Corpo, i giornalisti, e le commissioni d’inchiesta che si erano occupati della cosa (Gad Lerner in particolare), non erano più riusciti a rintracciare i carteggi tra Falcone ed i magistrati russi, i quali carteggi sarebbero così inspiegabilmente scomparsi. La cosa, ovviamente, può interessare a chi scrive solo per questa finalità: visto, dunque, che l’inchiesta del GICO, all’epoca, era ben reale e non un nostro grossolano atto di ingenuità, come ci fu rinfacciato, e dato che il tempo trascorso ha fatto perdere di stretta attualità all’episodio conferendogli, invece, decisamente interesse storico per le vicende recenti del nostro Paese, forse un atto di lealtà, ora per allora, da parte del Comando generale del Corpo, potrebbe essere compiuto, rivelando effettivamente, se pur sinteticamente, quali furono i reali motivi per cui quella inchiesta fu bloccata. Seppure allora vi furono esigenze di vario genere ora potrebbero anche essere superate.

 

 

 

 

 

Vincenzo Cerceo – Colonnello in congedo della Guardia di  Finanza

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