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Trump chiarisce che la UE non sfuggirà a lungo alla sua ira

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di Henry Tougha
In una intervista rilasciata a Bloomberg nello studio ovale, il presidente americano Donald Trump ritorna alla carica sugli squilibri commerciali con la UE, riaprendo uno scontro che sembrava sopito dopo la visita di Juncker a luglio. Bloomberg cerca di presentare le sue considerazioni come dei capricci, ma è significativo che Trump ribadisca l’importanza della moneta, sottolineando l’eccessiva debolezza dell’euro, messo alla pari del renminbi e dello yuan.

di Shawn Donnan

A fine luglio Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea, era ritornato a casa da Washington con una tregua, un accordo commerciale sancito da una stretta di mano che, egli aveva ragione di credere, avrebbe salvato il continente europeo dalla collera del presidente americano Donald Trump.

La tregua non è durata.

In una intervista a Bloomberg dello scorso giovedì il presidente americano ha parlato dell’Unione Europea come del prossimo bersaglio nel suo mirino. “È problematica quasi quanto la Cina, è solo più piccola”, ha dichiarato.

Le osservazioni di Trump gettano dubbi sulla durata del suo accordo con Juncker, accordo che avrebbe dovuto scongiurare una guerra commerciale tra USA ed Europa dopo l’imposizione, da parte del presidente americano, di dazi sull’importazione di acciaio e alluminio dall’Europa all’inizio di quest’anno. La disputa transatlantica ha scosso i mercati e lo stesso ordine internazionale che era stato creato alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Simili osservazioni mostrano anche il motivo per il quale Trump continua a essere visto come un mutevole affarista a livello internazionale, e sollevano dubbi sulla sua capacità di trattare con la Cina, o sulla possibile durata di un accordo commerciale con Canada e Messico per correggere il Nafta, accordo che appare imminente.

“Come tutti i cessate il fuoco anche questo è a rischio, ma sarà mantenuto”, ha detto Juncker alla televisione tedesca ZDF questo venerdì, aggiungendo che se Trump dovesse aumentare i dazi sulle importazioni di automobili, il blocco europeo sarà nuovamente pronto a rivalersi.

Nell’intervista, tenuta nello studio ovale, Trump ha paragonato l’euro debole al renminbi cinese o allo yuan, cioè a una valuta che viene manipolata a svantaggio delle aziende americane e a scapito dei suoi sforzi per raddrizzare gli squilibri nel commercio mondiale.

“Non stiamo competendo solo contro lo yuan, stiamo competendo anche contro l’euro”, ha detto. “Si svalutano, si svalutano continuamente”.

Trump ha anche rimproverato alla Germania di Angela Merkel di avere acquistato energia dalla Russia, minando l’alleanza NATO che la stessa Merkel aveva così spesso difeso di fronte a lui.

“Le ho detto che ritengo ridicolo stare nella NATO per proteggersi da un certo paese e poi pagare una fortuna a quello stesso paese”, ha riferito Trump. “Le ho detto: che genere di affare è questo?”

Trump ha rifiutato le aperture fatte dalla UE poche ore prima che avesse luogo l’intervista con Bloomberg, aperture tese a eliminare i dazi sull’importazione di automobili dall’Europa. Trump ha minacciato il ritiro dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, ritiro che destabilizzerebbe un sistema di commercio globale che le potenze europee e gli stessi USA avevano impiegato sette decenni a costruire.

“Mi viene da dire che l’Organizzazione Mondiale del Commercio è il peggiore accordo che sia mai stato fatto”, ha detto.

I funzionari europei hanno lasciato Washington dopo la visita di Juncker a luglio, confessando privatamente che sapevano che qualsiasi accordo con l’attuale presidente americano sarebbe stato vulnerabile ai suoi capricci.

Ma, nonostante abbia chiamato Juncker il “grande Jean-Claude”, nella sua intervista Trump ha messo in piena luce la sua volubilità e ha infranto le speranze di ritorno a una specie di normalità apparente nelle relazioni economiche tra due alleati di lungo corso.

I funzionari europei erano nuovamente a Washington la scorsa settimana per discutere come procedere con l’accordo transatlantico per ridurre i dazi e le barriere commerciali relative ai beni industriali diversi dalle automobili, accordo che era stato annunciato da Juncker e dallo stesso Trump.

Un’altra missione UE era a Washington la settimana scorsa, seduta al tavolo con USA e Giappone per discutere il modo in cui le tre potenze debbano rapportarsi alla Cina, in modo congiunto, nell’ambito di quella stessa Organizzazione Mondiale del Commercio che Trump aveva appena fustigato.

Il presidente Trump ha chiarito che dopo tutti i recenti discorsi una pace commerciale transatlantica potrebbe non durare a lungo. Un accordo implicherebbe un cambiamento significativo non solo a livello di regolamentazioni e standard UE, ma anche di comportamento dei consumatori, e Trump ha espresso particolare scetticismo sul fatto che gli europei siano disposti a cambiare le proprie preferenze in fatto di acquisti.

“Non va ancora bene”, ha detto riferendosi all’offerta di eliminazione dei dazi sulle automobili da parte della UE. “Le loro abitudini, le abitudini dei loro consumatori sono di acquistare le proprie automobili, non le nostre”, ha detto.

“L’Unione Europea non lascia entrare i nostri prodotti agricoli”, ha proseguito. “Hanno un muro”, si è lamentato. “Non è nemmeno un dazio. È un muro”.

Trump ha vantato che le sofferenze dell’Europa – e talvolta le sue monete deboli – sono tornate utili ai suoi affari in passato.

“Nella vita personale ho sempre preferito che il dollaro fosse debole e il tasso di interesse basso, ok? Un dollaro forte andava bene solo se volevo acquistare Turnberry in Europa, in Scozia, o se volevo comprare Aberdeen, o Doonbeg in Irlanda”, ha spiegato. “Solo per quello andava bene un dollaro forte”.

“Da presidente la penso un po’ diversamente”, ha detto Trump. “Da presidente, c’è qualcosa che mi suona molto bene nel fatto che il nostro dollaro sia così forte e così potente. Il problema, però, è che rende la vita più difficile quando cerchi di vendere dei prodotti al resto del mondo”.

Per gli europei bramosi di tornare a un clima più propizio nelle relazioni transatlantiche, Trump ha comunque lasciato un po’ di spazio alla speranza.

Alla domanda se ritenesse di poter reggere la sfida più a lungo degli europei, così come a quella se ritenesse di poter reggere ai cinesi nelle sue battaglie commerciali, Trump ha detto di essere certo della vittoria. Ma ha anche chiarito di essere pronto a un accordo, e di ritenere che anche la UE lo sia.

“Muoiono dalla voglia di fare un accordo”, ha detto.

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