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La flat tax

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La flat tax, di cui tanto si è parlato in questi ultimi giorni, come è noto, nasconde molte insidie e crea preoccupazioni a quegli economisti ed a quei lavoratori che guardano ad una riduzione delle tasse in maniera realistica.
Transitare dalle attuali 5 aliquote alle 2 della flat tax in versione italiana, non è semplice perché bisognerebbe saper conciliare le esigenze dei possessori dei redditi più bassi (ovvero coloro che, di fatto, non si avvantaggerebbero della cosiddetta “tassa piatta”) con quelle di coloro che subiscono una notevole pressione fiscale ma che hanno redditi decisamente elevati. Mettere tutti sullo stesso piano sarebbe sbagliato perché la forbice tra ricchi e poveri si allargherebbe notevolmente e molti rischierebbero di restare senza tutele.

Se guardiamo ai costi dell’operazione quasi tutti sono concordi nell’affermare che inserire la doppia aliquota costerebbe allo Stato circa 50 miliardi di euro all’anno, una cifra che potrebbe produrre numerose manovre finanziarie lacrime e sangue.
Siccome il ministro Tria ha promesso all’Unione Europea di non stravolgere il bilancio italiano e di non incrementare ulteriormente il debito pubblico, pare chiaro – e questo non viene nascosto neppure dai diretti interessati – che buona parte dei 50 miliardi necessari a far partire l’operazione verranno recuperati dalla cancellazione parziale o definitiva di alcune forme di tutela oggi garantite dalle detrazioni fiscali che i comuni cittadini pongono in essere nell’ambito della stesura del modello 730 della dichiarazione dei redditi (ad esempio: le detrazioni del 19% sulle spese sanitarie e quelle del 50% relative alle ristrutturazioni edili del proprio appartamento). Se i comuni cittadini, ovvero coloro che vivono di un modesto stipendio o della pensione, si ritrovassero a dovere rinunciare alle detrazioni fiscali subirebbero, di fatto, un prelievo molto più cospicuo rispetto al piccolo beneficio che otterrebbero con l’applicazione della flat tax. C’è, dunque, il rischio concreto di allargare ancora di più la forbice tra ricchi e poveri e ritrovarsi una inflazione in netta crescita dovuta al maggiore potere d’acquisto dei benestanti.

Ad avviso di chi scrive sarebbe più opportuno inserire nell’operazione di abbassamento delle tasse almeno una terza aliquota per i redditi pro capite superiori agli 80.000 euro l’anno lordi, con una ridotta ma equa tassazione che non dovrebbe essere inferiore al 35% per quello scaglione di reddito.
Si auspica, dunque, un maggiore coraggio da parte del ministro dell’Economia per quanto attiene al recupero di quei miliardi che servirebbero a finanziare quelle manovre (reddito di cittadinanza, flat tax e modifica della legge Fornero) tanto volute dal governo in carica. Si potrebbero – ad esempio – tagliare le spese militari legate alle cosiddette missioni di pace all’estero (che ormai vengono disposte anche per quei paesi dove la guerra non c’è più) e fare pagare l’IMU e la tassa per l’asporto dei rifiuti anche agli immobili non adibiti a culto che il Vaticano ha su tutto il territorio nazionale.

Lorenzo Lorusso

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